Il debito e la crisi economica peggiorano, ma la via imposta dalla Troika alla Grecia è sempre quella dei tagli

Grecia Atene
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Il 10 febbraio del 2010 in Grecia si scioperava dopo che l’allora primo ministro socialista Georges Papandréou annunciava le misure per affrontare il debito pubblico: congelamento dei salari, età pensionabile spostata in avanti e aumento delle tasse.

Grecia. Micene, tomba di Atreo. 2005. Foto Maurizio Stanziano

Sono due anni che gli interventi si cumulano aggravando sempre più le condizioni di vita della gente comune, ma invece di risolvere la crisi del debito ci si è avvicinati al fallimento.
Ed è difficile che il ghota della finanza, delle istituzioni monetarie e i leader europei ne traggano le conclusioni a proposito della strada da percorrere.

A due anni di distanza si continua a scioperare e le rivolte corrono per le strade per l’annuncio di ulteriori misure di austerità necessari a sbloccare il prestito di 130 miliardi di euro da parte della Troika (UE, Bce e Fmi) e alla ristrutturazione del debito ellenico. Senza questo finanziamento Atene non potrà ripagare a il 20 marzo 14,5 miliardi di titoli in scadenza. Il nuovo piano prevede la liberalizzazione del mercato del lavoro per abbatterne il costo,  il taglio del salario minimo da 751 euro al mese a 600 euro al mese e eliminazione immediata di 15 mila lavoratori dal settore pubblico per arrivare ad un taglio complessivo di 150.000 lavoratori entro il 2015, la privatizzazione di altre società a partecipazione statale tra cui l’acqua di Atene e Salonicco, la riduzione delle spese farmaceutiche portandole all’1% del bilancio dello Stato rispetto all’1,9 attuale.
Mancano all’appello 325 milioni di euro che verrebbero, solo molto genericamente, da tagli alla spesa militare. Domenica il Parlamento deve approvare le misure complete e mercoledì l’Eurogruppo potrà vagliarle.

Grecia. Creta, Ierapetra manifestazione contro la  chiusura dell’ospedale. Maggio 2011. Foto Bianca Tor.

Intanto il sindacato della polizia Poasy ha recapitato ai rappresentanti della Troika una lettera, resa pubblica, dove si chiede il loro arresto, per diversi reati, da parte degli organi preposti . Gli emissari Poul Thomsen (Fmi), Servaz Deruz (Commissione Europea) e Klaus Mazuch (Bce) sarebbero accusati anche di <<istigazione occulta all’eliminazione o alla riduzione delle politiche democratiche e della sovranità nazionali>> [1].
Il caos regna sovrano sul fronte governativo. I nuovi interventi per appianare il debito hanno innescato proteste e le dimissioni nel governo di Lucas Papademos  di un ministro e tre sottosegretari del partito di destra Laos e della vice ministro degli Esteri Marilisa Xenogiannakopoulou  vicina all’ex premier il socialista Papandréou. In questa situazione diventa molto complicato il passaggio parlamentare per l’approvazione della manovra nonostante il premier continui a sostenere che il fallimento significherà anche il caos nel paese.

Grecia. Atene, vista dal teatro Odéion di Erode Attico. 2005. Foto Maurizio Stanziano

Torniamo alla macelleria sociale provocata dalle misure di questi anni. Come il taglio, sia pur rientrato dopo veementi proteste, dell’energia elettrica in Tessaglia dove il gelo non risparmia come nel resto dell’Europa. Qui le famiglie che non pagavano la tassa per l’Europa hanno visto tagliarsi i rifornimenti.
Il 30% della popolazione vive oramai al di sotto della soglia di povertà e una delle conseguenze è l’aumento di alcuni reati come i furti in casa, gli scippi (+300%) e le rapine per strada connessi all’estrema indigenza.  Secondo la Commissione europea la disoccupazione ha superato il 18% e tra i giovani va oltre il 42%. Un’alternativa è emigrare. Ed in effetti gli emigrati sono sempre più numerosi. Nel 2011 sono <<2.500 i greci [che] si sono trasferiti in Australia, e le autorità di Atene fanno sapere che altri quarantamila avrebbero “manifestato interesse” a fare lo stesso. Nella capitale greca nell’ottobre scorso si è tenuta una “fiera dei talenti” organizzata dal governo australiano per 800 posti di lavoro: vi hanno preso parte tredicimila candidati>> [3].
Le mense non riescono a soddisfare più le richieste. Al Pireo <<davanti a quella della Santissima Trinità, a due passi dal porto, la fila arriva sulle banchine. Attraversa un’arteria a quattro corsie. Le macchine sfrecciano facendo lo slalom tra le persone in attesa>> [4].
È arrivato anche il tempo, come succede in gran parte del mondo, di rendere disponibili i siti archeologici per lo sfruttamento commerciale: sfilate, film, spot e baracconi vari [4]. Il prossimo passo potrebbe essere l’affitto centenario?

Pasquale Esposito

[1] Vittorio Da Rold  ,“Grecia: i ministri di destra si dimettono dal Governo: non firmeremo i tagli. Scontri di piazza”, www.ilsole24ore.com, 10 febbraio 2012
[2] Daniele Mastrogiacomo, “Atene, mense dei poveri piene e carrelli vuoti nei supermercati”, La Repubblica, 9 febbraio 2012, pag. 8
[3] Helena Smith, ”L’esodo dei Greci in Australia”, www.presseurop.eu, 22 dicembre 2011 tradotto da The Gurdian
[4] Dieter Bartetzko ,“Antichi resti, nuovo business”, www.presseurop.it, 8 febbraio 2012 tradotto dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung

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