Il direttore Oreste Orvitti ci parla dell’incantevole Museo di Pietrarsa

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A Pietrarsa, in una cornice paesaggistica mozzafiato tra il mare e il Vesuvio, ha inizio la storia delle ferrovie italiane, con l’inaugurazione, nel 1839, della “Napoli-Portici”, la prima strada ferrata. Qui, un anno dopo, Ferdinando II di Borbone fa costruire il Real Opificio. Pietrarsa è parte della storia industriale del Sud Italia, fabbrica dell’operosità che chiude i battenti nel 1975 e li riapre, da Museo, nel nel 1989 e dal 2014 è gestito da Fondazione FS.

Oreste Orvitti – Direttore del Museo Nazioanle Ferroviario di Pietrarsa

Abbiamo incontrato Oreste Orvitti, dal 2014 Direttore del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, il cui operato c’insegna che l’amore per ciò che si fa è condizione necessaria – anche se non sempre sufficiente – per ottenere ottimi risultati. Ci ha raccontato del lavoro di questi anni al Museo, diventato ormai uno dei poli culturali italiani più prestigiosi e interessanti, delle iniziative in corso, dei sogni da realizzare e dell’amore per un luogo a cui è legato, prima di tutto, da una storia personale.

Direttore, lei è riuscito in un’impresa a dir poco ardua: rimettere in piedi un museo che fino a pochi anni fa era abbandonato all’indifferenza e all’incuria, rendendolo un fiore all’occhiello del nostro territorio. Ci racconta un po’ del suo lavoro dietro le quinte?
Lo è diventato e non potrei esserne più felice. Bisogna specificare innanzitutto che, al di là del mio impegno, la strategia vincente di questo Museo è di Ferrovie dello Stato. Siamo partiti da un progetto del 2013 creando una fondazione per la tutela di un patrimonio storico che andava salvaguardato. Inoltre, per la Fondazione era fondamentale far sì che i ferrovieri che occupavano i ruoli di gestione del patrimonio avessero un legame innanzitutto emotivo col territorio. Ed era proprio il mio caso: mio padre ha lavorato per molto tempo qui quando c’erano le Officine, come operaio e poi come capo-tecnico. La strategia di FS è stata quella di attivare anche nelle giovani risorse che lavorano qui l’amore per quello che si tutela, per un luogo simbolo della storia del Paese. Oggi il Museo Ferroviario di Pietrarsa ha innescato un investimento economico di cui ha beneficiato tutto il territorio.

A proposito del territorio, che impatto ha avuto ed ha ancora tutt’oggi, il progetto ambizioso del Museo ferroviario di Pietrarsa sull’incremento del turismo nazionale e internazionale?
Dopo 5 anni dall’inizio del mio incarico i visitatori sono passati da 4.000 a 200.000 e questo ha favorito un incremento delle risorse economiche per cui anche il territorio ha cominciato a ragionare in termini di investimento turistico. Questo è attestato innanzitutto dalla presenza di due importanti catene alberghiere: Il Marriott e il Best Western, a cui hanno fatto seguito i ristoranti e i bed & breakfast. Il Museo di Pietrarsa ha fatto sì non solo che il treno diventasse un prodotto di cultura esportabile, ma ha permesso che il contenitore di questa collezione diventasse patrimonio internazionale. Oggi il Museo, oltre ad essere il più importante in materia ferroviaria, è un Centro Congressi tra i più grandi del sud Europa.

Quali, tra gli obiettivi che si era prefissato di raggiungere all’inizio del suo incarico nel 2014, sembra ancora oggi difficile da realizzare?
Quelli che all’epoca dell’Opificio Borbonico sembravano essere soltanto ostacoli per l’espansione di Pietrarsa, oggi possono rivelarsi in realtà delle grandi risorse: la linea ferroviaria a monte e il mare a valle. Uno degli obiettivi di Fondazione è da sempre la possibilità per il pubblico di arrivare al museo dal mare. A tale proposito, esiste un protocollo d’intesa firmato dalla Regione Campania, nel quale è coinvolto anche il Ministero dei Beni Culturali: far sì che Pietrarsa possa avere un approdo, non solo per gli aliscafi, ma anche per i grandi panfili di passaggio nel golfo di Napoli e diretti a Capri, così che possano sostare qui e incentivare l’economia del territorio. Questo progetto, iniziato tre anni fa, va di pari passo con quello del lungomare che il Comune di Portici ha cominciato a realizzare. È un percorso lungo e non privo di ostacoli, ma non impossibile. Un’altra iniziativa che speriamo di portare a termine a breve è la creazione di una ztl per raggiungere il museo, agevolando così il traffico urbano e rivalutando una zona degradata che non intacchi il prestigio e la bellezza della struttura.

In una società sempre più protesa in avanti, verso un futuro fatto di corse e velocità, qual è secondo lei il valore culturale di un luogo che è un’apologia della lentezza, un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato per dar spazio alla memoria?
Una delle ragioni per le quali si è deciso di restaurare e salvaguardare la collezione di questo Museo ha a che fare con la volontà di riscoprire la storia di un popolo che è anche la storia di ciascun individuo che da qui è passato. Per fare ciò è necessario agire con lentezza, aprirsi ai valori della famiglia, dell’amicizia, del dialogo. Dopo la corsa spasmodica verso i grandi mezzi di comunicazione, abbiamo riscoperto la voglia di tornare al rispetto del pianeta, alla necessità di trovare mezzi alternativi alle comunicazioni effimere poiché ci portano ad allontanarci. Qui c’è voglia di sentirsi parte integrante della storia. Uno dei progetti di Fondazione FS che dà valore a questa ideologia si chiama “Binari senza tempo” ed è nato per dare nuova vita a dieci linee ferroviarie italiane dimenticate perché poco appetibili per il trasporto regolare, ma che hanno ancora molto da offrire dal punto di vista turistico. Questa iniziativa di un museo “diffuso” promuove un’Italia ancora nascosta e insieme, l’idea di un turismo lento e sostenibile.

Tuttavia, affinché il richiamo alla storia non resti soltanto una mera autocelebrazione, tra i compiti di un Museo, fondamentale è la capacità di far dialogare la cultura del passato con quella del presente. Qual è il rapporto di Pietrarsa con l’arte contemporanea? C’è, nei suoi prossimi piani, la possibilità di organizzare mostre all’interno dei padiglioni?
Grazie per questa domanda. Il Museo di Pietrarsa è di per sé un esempio di contemporaneità, sebbene nella veste di archeologia industriale. Tra gli obiettivi che ci siamo posti c’è quello di dedicare parte del nostro lavoro alle mostre d’arte; una delle sale preposte a tal fine è la Galleria degli Elettrici o Pinacoteca. Stiamo intensificando i rapporti lavorativi con alcune importanti gallerie italiane che collaboreranno con noi per la realizzazione di alcune mostre. Giacché questo non è un museo pubblico, i nostri interventi sono di collaborazione o provengono da investimenti di Ferrovie dello Stato.

In occasione dell’ultima Biennale d’arte di Venezia, l’artista italo-francese Bruno Catalano ha dislocato per la città i suoi “Voyageurs”, sculture in bronzo caratterizzate dalla mancanza totale della parte centrale del corpo. Questo meraviglioso intento di creare un vuoto all’interno dello spazio ricalca metaforicamente la condizione di centinaia di uomini costretti ad andar via, per i motivi più disparati, dal proprio Paese. Un modo diverso di guardare al viaggio e al suo emblema, la valigia, contenitore di oggetti personali e speranze per un futuro migliore. Cosa ne pensa del rapporto con le proprie radici? Esiste per lei un legame emotivo con questo luogo?
Io ho avuto la fortuna di girare l’Italia per lavoro; poi mi è stato dato un Frecciarossa tra le mani: andare a dirigere un Museo praticamente a casa mia, per poter fare del bene al mio territorio, è stato il più grande privilegio che potessi ricevere. Non esiste dipendente di questa struttura che non provenga dalla Campania, e che non sia stato formato professionalmente per continuare a portare avanti al meglio il nostro progetto museale. Non faccio mistero nel considerarlo una conquista, un valore aggiunto. Pietrarsa è un esempio virtuoso del legame indissolubile con le proprie radici con cui tutti, prima o poi, devono fare i conti.

C’è un’istituzione, un ente culturale nazionale o magari, addirittura internazionale, con cui esiste già una collaborazione o con cui le piacerebbe avviarla?
Intanto uno dei nostri soci – non fondatori – è il Ministero dei Beni Culturali. Abbiamo già diversi accordi di convenzione con importanti siti di cultura; il treno Reggia Express, ad esempio, collega Napoli direttamente con la Reggia di Caserta. Un’ altra importante collaborazione è quella con il Mann: con un biglietto di 15 euro sulla linea metropolitana del mare è possibile visitare la Reggia di Portici, il Museo di Pietrarsa e il Mann (Museo Archeologico Nazionale di Napoli). E ancora, un accordo combinato con gli Scavi di Ercolano e un altro con la Fondazione Dohrn, che permette al pubblico di avere una riduzione sui biglietti d’ingresso. Per ottenere tutto questo abbiamo lavorato molto, dialogare con le istituzioni è molto complesso, ma ci siamo riusciti. È chiaro che l’obiettivo è raggiungere un’istituzione internazionale, ma ci vorrà tempo. Oggi siamo felici di essere cliccati in tutti i paesi del mondo; il nome Pietrarsa è diventato un brand. Vorrei che lo diventasse anche il Napoli-Portici e per questo ci stiamo impegnando.

Come la trasformazione digitale ha influenzato o influenzerà il lavoro del museo e quindi, di conseguenza, l’approccio con il pubblico?
Noi partiamo con un handicap, abbiamo risorse limitate. Con la Fondazione, uno degli obiettivi che ci siamo posti era aumentare il numero di visitatori, di qualsiasi età. Un altro era metterci al passo con altre istituzioni museali garantendo un’esperienza anche digitale all’interno del Museo, attività ormai compresa in tutte le realtà culturali di rilievo. A tale scopo, è stato fatto un investimento e il primo risultato è stato creare una realtà aumentata che, con un sistema di luci e di suoni, permette al pubblico di vivere in un modo diverso la realtà del trasporto ferroviario, attraverso un simulatore di guida di treni a bordo di un convoglio d’epoca. Inoltre, stiamo perfezionando i servizi di accoglienza grazie a tablet, app e uno shop on-line, per garantire un’esperienza tecnologica sempre più efficiente.

Quali saranno le iniziative culturali promosse dal Museo nei mesi a venire?
Pietrarsa è da sempre il luogo degli artigiani. Qui, nel 1842, si inizia a forgiare il ferro. Come potevamo non impegnarci con gli artigiani del nostro territorio dando loro spazio? Alcune iniziative sono ancora da definire ma per adesso posso dirle che dal 30 novembre al 6 gennaio Pietrarsa diventa ancora una volta la sede dell’artigianato, con i mercatini di Natale: avremo 50 artigiani campani di grande rilievo (dall’oro alla madreperla, dalla seta fino ai presepi) e ospiteremo prestigiose case gastronomiche locali. Prevediamo un afflusso di circa 100.000 persone che verranno da tutta Europa e anche oltre.
Angelica Falcone

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