Il diritto negato ad un milione di ragazze e ragazzi

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Il diritto e il sogno di un milione di ragazze e ragazzi di avere la cittadinanza nel paese in cui sono cresciuti e vivono è stato affossato da una congerie di visioni culturali di stampo medievale, in alcuni casi fascista, e biechi interessi elettorali che coincidono con il ventre del paese rimpinzato da un bombardamento mediatico che ha aiutato ad alzare barriere mentali e fisiche contro i migranti.
La legge sullo ius soli presentata al Senato è stata definitivamente affossata perché non essendo più nel calendario lavori nelle prossime settimane non troverà più spazio visto che tutto il tempo e lo spazio sarà dedicato alla Legge di Stabilità e a poco oltre. Poi di fatto ci saranno le elezioni.
La decisione di derubricarla è dovuta fondamentalmente da una parte all’opposizione tutta interna al Governo con il partito di Angelino Alfano che da tempo non vuole votare la legge e ha lasciato intendere possibili rotture drammatiche e dall’altra quella di calcoli elettorali del PD che con il ministro dell’Interno Minniti potrebbe guadagnare consensi, anche a livello europeo, grazie agli accordi con Libia che a qualunque condizione non lasciano arrivare migranti sulle costa italiane. Su questa strategia sono state chiare e dirette le parole di Gino Strada che in un’intervista a Radio Capital ha anche detto che «Noi già oggi siamo responsabili di diversi morti, diverse persone torturate, centinaia o migliaia di casi di violazione dei diritti umani, e per soddisfare il nostro egoismo e la necessità di una politica di livello infimo, non esitiamo a ributtare questa gente in quell’inferno, nelle mani di torturatori assassini».

Sullo ius soli la sinistra sarebbe disposta a votare una fiducia tecnica pur di farla passare ma andar dietro ai calcoli elettorali è meglio che pensare ai diritti di centinaia di migliaia di giovani.
La legge presentata al Senato prevede che chi nasce in Italia (ius soli) diventi automaticamente italiano se uno dei due genitori è nel nostro Paese legalmente da almeno 5 anni. Se il genitore in possesso di permesso di soggiorno non proviene dall’Unione Europea, deve rispettare altre condizioni: avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale; deve vivere in un’abitazione con tutti i requisiti previsti dalle norme; deve superare un test di conoscenza della lingua italiana. Alla cittadinanza italiana si può arrivare in altra maniera (ius culturae), infatti i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che hanno frequentato la scuola per almeno cinque anni e superato almeno le scuole elementari o quelle medie posso richiedere la cittadinanza. Stessa cosa per i giovani nati all’estero ma giunti in Italia fra i 12 e i 18 anni e che abbiano abitato qui per almeno sei anni e superato un ciclo scolastico.

Così resterà in piedi la legge del 1992 per cui un bambino è italiano se almeno uno dei genitori è italiano (ius sanguinis ), mentre se nato in Italia, da genitori stranieri, può chiedere la cittadinanza quando compirà 18 anni ma deve sul territorio italiano senza soluzione di continuità e legalmente.
Pasquale Esposito

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