Il dolore, Alda Merini e La Crisalide

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Dall’ incipit dei versi finali della poesia “Se avess’io” di Alda Merini: E se diventi farfalla nessuno pensa più a ciò che è stato quando strisciavi per terra e non volevi le ali”, nasce questo componimento. L’autrice, non si ritiene affatto una poetessa. Ha avuto la fortuna di incontrare un uomo, un poeta, che le ha insegnato l’arte dello scrivere qualsiasi emozione affiori al cuore e alla coscienza. È in ricordo di questo insegnamento che nel leggere l’incipit della maestra Marini, non ha avuto paura delle emozioni suscitate da quei versi. Non ha avuto paura del dolore che è riaffiorato, quel dolore che forse non aveva mai metabolizzato. Dopo cinque anni l’ha guardato davvero in faccia quel dolore e tra dolci lacrime miste alla salsedine del mare che la cullava con le sue onde, prese carta e penna si mise a scrivere, non sapendo dove andasse a finire e cosa ne sarebbe scaturito.
Così è nata “La Crisalide”, sulle rive del mare con lo sguardo verso l’orizzonte e i piedi ben fermi nella sua storia che è la sua forza.

La Crisalide

No, non la consideravano folle
Non la rinchiusero nella casa dei matti,
Sarebbe stato come riconoscerle uno stato
Una condizione patologica ben definita.
Per loro, era solo stupida.
La suicidarono nelle retrovie della conoscenza,
fino a farle perdere la coscienza di sé.
Negli anfratti del suo essere, però,
si nascondeva quella parte di se stessa che ancora non conosceva.
Puntava i piedi, lei,
voleva affermare la sua esistenza
Disobbedendo agli ordini precostituiti,
Lottava per ciò che credeva fosse giusto.
Era solo una bambina che non voleva essere paragonata ad altri.
La donna che divenne, seguì lo stesso percorso.
E no, non funzionava. La sua lotta restava muta, inascoltata. Lei,
Non era mai abbastanza
Per un lungo periodo si convinse che fosse così, che non valesse nulla.
Si lasciò andare
Stanca di lottare,
stanca di cercarsi.
All’improvviso, però,
arrivò lui
come un lampo squarciò il suo cielo grigio.
Lui, alcolista e disabile
Anarchico, eretico e dissacrante
Ultimo tra gli ultimi
Buttò le sue due lauree alle ortiche e
Finalmente libero
Guardava i due fiumi che si univano in un unico corso e scriveva poesie.
Tra un sorso di pessima vodka e un verso
Guardò negli occhi il verme, drogato di cibo, che lei era diventata e lo riconobbe.
Lei, vide tutto il dolore dell’attesa del ritorno negli occhi del reietto.
Per loro fu un terremoto che sconvolse il precario equilibrio dell’esistenza che pensavano fosse vita
Fu l’incontro di due anime,
l’incontro di due solitudini che si presero per mano e si accompagnarono.
Non conoscevano la strada che avevano intrapreso
La percorrevano giorno per giorno scoprendola insieme.
O forse, lui sapeva già dove stavano andando.
Lei cadeva spesso sotto il peso delle sue insicurezze
Portava ancora quel fardello di paure e insipienze che le rallentavano il passo.
Con sapienza e gentilezza, lui
Guardava le nuvole e scriveva il corpo di lei con la punta delle dita
Per lenire le sue sofferenze e alleggerirle l’animo.
Un anno di pianti, di risate e figli ritrovati.
Un anno affinché la metamorfosi di lei fosse quasi compiuta.
“Ti ho trovata che eri un verme
Ora, sei una bella crisalide,
devi solo mettere le ali per diventare una bellissima farfalla”
Queste, le sue ultime parole per lei, prima che se ne andasse per sempre.
Egli, ora, non è più e lei…
Lei è ancora quella bella crisalide,
fatica a mettere le ali.
Quando si sente sola, quando ha paura,
si rifugia dietro le nuvole e gli parla
prende forza e si rialza a testa alta.
Ora è fiera di se stessa e sa chi è.
Ama ancora e guarda il mare. Non ha più paura di non essere abbastanza.
Conosce i suoi limiti e non se ne vergogna
Ora sa che sono loro, tutti gli altri, che perdono al suo confronto.
Ora, sono loro che hanno paura di lei, della donna che è diventata.
Le ali possono aspettare!
Lei è preziosa.
Lei è viva!

Angela Di Leo

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