Il fascismo ancora presente in versione aggiornata

governo palazzo chigi
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Fra i tanti argomenti che mi ero ripromesso di affrontare, quello di dover ricominciare a parlare di fascismo e fascisti in carne ed ossa, proprio non l’avrei mai creduto. Ma lo sto facendo perché lo sento come un dovere farlo. Dovere morale, dovere etico, scegliete voi; per me è solo un dovere e basta.

Chiarisco subito una cosa; non è certo l’ultima porcheria pronunciata dal sottosegretario Durigon ad avermi fatto scattare – almeno lui ha avuto il coraggio di togliersi la maschera e mostrarsi per quello che è – quanto l’ipocrisia e la meraviglia di tutte quelle anime candide che per convenienza o per non apparire ancorati a schemi ideologici novecenteschi, ora borbottano meravigliati frasi di convenienza lette ed imparate a memoria.
È proprio grazie a questa moltitudine di uomini desiderosi di seppellire quanto prima anche il seppur minimo accenno a concetti come “lotta di classe”, “antifascismo militante”, che da tempo ci troviamo circondati dagli zombie fascisti ben mimetizzati nei partiti del c.d. “arco costituzionale”, zavorra che ormai è difficile da accantonare o, meglio, buttare via.

Le cose, come sappiamo tutti, non nascono dal nulla, così, per caso. Ogni frutto nasce perché la pianta sulla quale è stata lasciata vegetare nessuno ha mai tentato di estirparla veramente ed anzi è sempre stata accuratamente coltivata, un po’ da tutti, magari nell’ombra, selezionati i suoi prodotti, tanto da avere la forza di spingere i suoi rami a contatto delle altre piante che, a detta degli esperti del quieto vivere, non subiranno danni.

Ci siamo mai chiesti chi sono i rappresentanti del quieto vivere, quelli che tirano fuori dal taschino della giacca un foglietto sgualcito dove c’è scritta la solita frase ripetuta senza passione, partecipazione vera, da più di quarant’anni, convinti che una volta detta ci si disimpegni doverosamente da quell’incombenza fastidiosa che è dichiarare il proprio antifascismo?
Sono tanti, direi quasi tutti quelli che fanno finta di non ricordare che il fascismo, comunque e da chiunque sia manifestato, va combattuto con la militanza e la presenza fisica, va testimoniato e non vagamente ricordato come un fatto del passato, avvolto da una cortina fumogena alzata, guarda caso, non dai fascisti ma proprio da chi si è sempre annoverato come loro nemico, perché convinti che il fascismo e la cultura di sua emanazione sia marginale o al massimo una subcultura – termine snob idoneo per dimostrare ai suoi ascoltatori una cultura sociologica di notevole spessore – e come tale da tenere in scarsa considerazione.
Non è così perché non è mai stato così.

Questa incomprensibile disponibilità ad accettare la vicinanza di fascisti dichiarati o semplicemente “ispirati” da quella ideologia, ha portato sempre a minimizzare il problema, ad inquadrarlo come folklore, farci una risatina sopra quando qualcuno – personaggio pubblico o meno – si lasciava ritrarre in camicia nera o con altri orpelli della stessa fatta; così, per gioco, tanto per fare qualcosa di spiritoso!

Da più di quarant’anni tutti gli immobilizzati da quella apparente salvifica rete, sono in attesa di conoscere la verità su stragi, omicidi, connivenze indicibili, quali e quanti organismi dello Stato hanno operato per favorire una rinascita del fascismo in Italia, certo senza più la camicia nera passata di moda, ma sotto forma di apparente trasformazione del sistema repubblicano, legittimo e costituzionalmente privo di possibili rilievi, in una ormai necessaria democrazia forte che agisse da diga alla presenza di chi, invece, chiedeva una reale risposta politica e democratica – senza se e senza ma – a quell’assalto dell’eversione nera.

Ripercorrere le vicende politiche italiane da quegli anni ad oggi sarebbe lungo, forse dispersivo e tedioso, ma rimane sempre il fatto che i fascisti continuano ad essere presenti nella vita pubblica, mascherati, nascosti e protetti dietro troppe bandiere di partito tutte ben piantate nell’attuale governo fatto, ovviamente, dai “Migliori”.
E allora chiediamoci, proprio di fronte alle esternazioni fasciste del Sottosegretario al Ministero dell’economia e delle finanze Claudio Durigon, cosa farà il Presidente del Consiglio. Richiamerà all’ordine il sottosegretario e il suo segretario di partito, oppure batterà i pugni sul tavolo e prenderà gli adeguati provvedimenti, oppure – meglio ancora – sfrutterà l’oblio, eterno suggeritore delle nostre scelte politiche, facendo finta che non è successo nulla dato che, tra l’altro, i fatti incriminati risalgono a pochi giorni prima di Ferragosto quando la gente stava pensando ad organizzare la vacanza o il famoso pranzo e proprio non ce la fa a memorizzare troppe cose?

Draghi non ha un animus politico, e non gliene faccio una colpa, ci mancherebbe; è un pragmatico e come tale forse soppeserà sul piatto della bilancia che si chiama “opportunità”, qual è la cosa più conveniente da fare. Cacciare Durigon e tutti coloro che lo difendono a spada tratta con possibili conseguenze sulla stabilità governativa o emettere quattro urlacci – come si fa con i bambini quando rubano la marmellata – ed archiviare il tutto come uno sgradevole e inaspettato (!) incidente?
Non lo so e non faccio previsioni, ma ricordo che questo Presidente del Consiglio siede su quella poltrona semplicemente perché deve svolgere un compito; traghettare la nave Italia nel porto sicuro dei finanziamenti europei. Se ci riuscirà, come credo, cavalcando anche le burrasche, avrà assolto il compito assegnatogli e sarà libero, se lo vorrà, di lanciarsi nell’Empireo Celeste a raccogliere nuova gloria.
Cosa riterrà più necessario fare?

Stefano Ferrarese

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