Il Festival Irlandese: dalla letteratura a Caravaggio

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Dal 30 agosto al 9 settembre ad Amelia si svolge il Festival Irlandese: un incontro con le bellezze di una cultura piena di soprese.
Mostre, conferenze, concerti e altre iniziative dall’Irlanda all’Italia.

Di questo Festival e delle sue suggestioni abbiamo parlato con Edoardo D’Angelo, docente dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e direttore dei corsi dell’Unitre di Amelia.

Con un facile gioco di parole potremmo dire che la verde Irlanda e la verde Umbria s’incontrano grazie al Festival Irlandese che si svolge ad Amelia, in provincia di Terni, dal 30 agosto al 9 settembre.

La collaborazione fra l’Unitre di Amelia (Università della Terza Età/delle Tre Età), presieduta da Mara Quadraccia, e l’associazione In Connection, fondata da Patricia Brennan, ha portato alla realizzazione di un programma che si snoda attraverso musica, letteratura, pittura, fotografia, gastronomia.
Per due settimane, grazie al coinvolgimento d’istituzioni, enti locali, associazioni e privati, le atmosfere irlandesi promosse dal Festival s’integreranno con il patrimonio artistico della città umbra.
I diversi incontri in programma sveleranno aspetti non sempre noti della cultura irlandese e saranno l’occasione per conoscere o visitare nuovamente alcuni importanti palazzi amerini e altri luoghi della cultura cittadina.

Seguendo il programma degli incontri del Festival, si riscoprono antichi legami con l’Irlanda o si ha la possibilità di seguire percorsi quasi inattesi. Gli strani intrecci della memoria guidano a indagare rimandi palesi o nascosti che legano Italia e Irlanda ben oltre la percezione che ne abbiamo.

Con Edoardo D’Angelo, docente dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e direttore dei corsi dell’Unitre di Amelia, avremmo dovuto discutere della conferenza che il professore dedicherà a L’Irlanda e il suo popolo.
In realtà, seguendo le suggestioni che abbiamo ricavato dal programma, abbiamo discusso di alcune “emergenze culturali” che legano l’Irlanda all’Italia, attraverso gli incredibili e affascinanti percorsi della storia e dell’arte.

Ci siamo, a ben vedere, essenzialmente concentrati sul valore di alcune delle conferenze previste nel programma. Per quanto riguarda le mostre, i concerti, le visite e le occasioni gastronomiche rimandiamo al programma generale della manifestazione.

La conversazione si è, infatti, incentrata anche sul cosiddetto Caravaggio Mattei, alla cui storia, attribuzione e riscoperta sarà dedicata la conferenza di Andrew O’Connor, già Capo di Dipartimento Conservazione della National Gallery di Dublino.
La curiosità verso Caravaggio, le sue opere e la sua vita sempre sorprendente non conosce davvero limiti.
E Caravaggio ci ha voluto stupire ancora una volta perché, partendo dalle sue opere, ci siamo ritrovati in Irlanda, e poi di nuovo ad Amelia con le vicende di alcune famiglie nobili, i loro palazzi e i loro rapporti con il pittore.

Com’è nata l’idea di dedicare un Festival all’Irlanda e la sua cultura?
L’Unitre di Amelia dedica ogni anno un “festival” a un Paese del mondo. Come al solito, secondo le nostre intenzioni, il festival tende a ricreare ad Amelia atmosfere e occasioni precise di contatto con la lingua, la cultura, la storia, la società dei Paesi interessati dal festival. L’anno scorso, ad esempio, abbiamo “incontrato” il Giappone. Quest’anno è la volta dell’Irlanda.

In base a quali scelte è stato articolato il programma?
L’incontro con l’antica Hibernia si concretizza in una serie di attività assai variegate e diversificate, capace, dunque, si spera, di interessare un numero ampio di amerini e non.
Sono previste, infatti, importanti mostre fotografiche, conferenze, concerti di musica tradizionale, proiezioni di film, degustazioni di prodotti tipici. Sono previste anche visite guidate ai palazzi storici di Amelia.

La letteratura irlandese, anche dati i suoi rapporti con la cultura italiana, non poteva mancare. Le conferenze toccano, però, anche altri aspetti.
Le conferenze sono tutte di altissimo livello. Segnalo, fra gli altri, gli incontri di domenica 2 settembre dedicati alla letteratura irlandese tra le due Guerre, e alla sua relazione con l’Italia (attraverso Svevo, naturalmente, ma anche risalendo a Giordano Bruno attraverso Joyce e Einstein).
Gli incontri di sabato primo settembre, saranno imperniati sulla storia dell’Irlanda, con un approfondimento sulla eccezionale vicenda del monachesimo irlandese in età altomedievale.
Venerdì 31 agosto si parlerà del quadro definito come Caravaggio Mattei, oggi a Dublino, che attraverso episodi di conoscenza e committenza, risulta legato, in qualche modo, ad Amelia.

Ci aiuti a comprendere meglio questa vicenda: Caravaggio e Amelia?
L’opera in questione è stata scoperta nel 1990 da Sergio Benedetti, curatore della National Gallery of Ireland, che, nell’avviare la procedura per il restauro, condusse alcune indagini sullo stile pittorico, ipotizzando che l’autore potesse essere Caravaggio.
Grazie agli studi effettuati poi in collaborazione con altri colleghi e al ritrovamento di alcuni documenti, riuscì a dimostrare che si trattava della Cattura di Cristo di Caravaggio che Ciriaco Mattei commissionò al Caravaggio durante il soggiorno romano dell’artista.
Il cardinale Gerolamo Mattei (fratello di Ciriaco) suggerì il soggetto, l’iconografia e l’ambientazione dell’opera realizzata nel 1602 e pagata con centoventicinque scudi.
Girolamo Mattei, nato a Roma da nobile famiglia, abitava con l’altro fratello Asdrubale nel palazzo paterno di Borgo S.Angelo, oggi Via Caetani. Nel 1597 aveva acquistato il feudo di Giove con il fratello il quale, grazie a questa proprietà, ebbe la concessione del titolo di marchese di Giove da parte di Clemente VIII.
I fratelli costituirono una vasta collezione di opere d’arte fra cui tre commissionate al Caravaggio fra il 1602 e il 1603: La Cena in Emmaus, oggi alla National Gallery di Londra, il San Giovannino della Pinacoteca Capitolina e la Cattura di Cristo della National Gallery di Dublino.

Come possiamo descrivere l’opera?
Con il chiaroscuro che contraddistingue le opere del Caravaggio, si scorgono solo le figure principali, illuminate da una fonte di luce esterna, che, grazie ai loro movimenti, riescono a distinguersi dall’oscurità generale. Il momento rappresentato è quello in cui Giuda tradisce Gesù.

E come possiamo seguire le vicende di Caravaggio e ritrovarci poi di nuovo ad Amelia?
Michelangelo Merisi da Caravaggio, arrivando a Roma, in un momento ancora imprecisato, comunque collocabile attorno al 1595, fu ospite nel Palazzo di Borgo di monsignor Pandolfo Pucci (“Monsignor Insalata”), beneficiato di S. Pietro e protettore di artisti giovani e ancora non affermati (come il pesarese Giangiacomo Pandolfi).
Tra i canonici di S. Pietro, troviamo due vescovi di Amelia: Baldo Farrattini (1558-1562) e il nipote Bartolomeo III (1562-1571), rispettivamente fratello e cugino di Tarsia, madre di monsignor Fantino Petrignani di Amelia, presso la cui residenza romana Caravaggio è ospite nei primi mesi del 1597.
Bartolomeo III Farrattini fu personalità̀ di primo piano della curia romana. Durante il pontificato di Gregorio XIII ebbe l’incarico prestigioso di prefetto della Reverenda Fabbrica di S. Pietro.
Nella Roma di Clemente VIII, il canonico Farrattini, che Paolo V onorerà̀ della porpora cardinalizia il 16 settembre 1606, fu un possibile tramite tra “Monsignor Insalata”, monsignor Petrignani e il giovane pittore lombardo.
È anche possibile che in questa rete di rapporti Farrattini abbia conosciuto lo stesso Caravaggio, avendo tutte le possibilità̀ di favorirne la repentina ascesa.
Bartolomeo III è citato, infatti, nei documenti della Cappella di Matteo Contarelli come deputato della Reverenda Fabbrica di S. Pietro che ebbe da Clemente VIII il compito di ottenere il completamento dei lavori nel sacello cardinalizio a S. Luigi dei Francesci.
Il Palazzo romano di Piazza S. Martinello, nel quale fu ospite Caravaggio, non è la sola impresa avviata in quegli anni dalla famiglia amerina. Negli anni Novanta del Cinquecento intrapresero il restauro di due altre residenze ad Amelia: il palazzo di Piazza Catena, rinnovato con un elegante prospetto del Mascarino, e il Palazzo detto di Piazza, residenza di Bartolomeo, fratello di Fantino, destinato a celebrare con un ricercato programma pittorico la carriera curiale del prelato amerino. Inoltre, familiaris di Clemente VIII risulta anche un altro amerino, Vittorio Geraldini, che il pontefice insignisce di prebende in Calabria.
Giulio Mancini, biografo del Caravaggio, riferisce che nel tempo del suo lavoro nella residenza di Monsignor Petrignani, il pittore lombardo eseguì molti quadri, ma solo di alcuni si dimostra puntualmente informato: «una zingara che dà la bona ventura ad un giovanetto, la Madonna che va in Egitto, la Madalena Convertita, un S. Gio[vanni] Evangelista». I primi dei due quadri citati finirono, forse dopo la morte di monsignor Fantino (1600), in casa Vittrice, mentre il San Giovanni nella raccolta senese dello stesso Mancini.
Antonio Fresa

Per saperne di più

Le fotografie che accompagnano questo testo sono di Pasquale Comegna e Roberto Pileri, due dei fotografi che esporranno i loro scatti dedicati all’Irlanda nel periodo del Festival.

Per avere altre informazioni su tutto il programma, le visite, gli incontri, le degustazioni e i concerti, si rimanda a:
Pagina Facebook Unitre di Amelia
https://www.unitreamelia.it

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