Il Giro del Centenario altrui continua: 8 su 8.

il porto di Peschici
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Otto su otto tappe del Giro d’Italia Centenario. Gli altri ci stanno conquistando questo evento unico. Jon Izaguirre conquista l’ottava tappa. Con merito, ovviamente, e con demerito non del tutto colpevole dei nostri. Dobbiamo solo prendere atto che qualcosa nello sport italiano a tutto tondo, da qualche anno non va come potrebbe e dovrebbe. I nostri talenti non sono più quelli di una volta. Dobbiamo sanamente nutrirli meglio, o dobbiamo, forse, acquisire convinzioni generali più rassicuranti nel ciclismo e in tutti gli altri campi e non solo sportivi?
Sembra che tutte le attività sportive italiane, ed ora anche il ciclismo, seguano parallelamente le nostre fragilità del vivere civile in generale e della nostra incerta politica in particolare, che tenta di governarla. Attività sportive, che riflettono la Società. È viceversa?

Domani una salta tremenda, quella del Blockhaus sulla Majella in Abruzzo. Sarà l’ora di un italiano-scalatore e magari di Nibali? Tutti se l’augurano, con la stessa forza, con la quale speriamo di uscire dalla grande crisi globale, che ci affligge da troppo tempo ormai.
Non viviamo più delle certezze degli audaci, ma delle speranze dei dubbiosi. Questo è il nostro stato attuale in tutti campi e livelli. Compreso lo sport. Compreso il ciclismo.
Vediamo in corsa che il livello atletico che si è totalmente livellato. Esistono i campioni e non più i super-campioni. Ovvero quest’ultimo stanno più all’estero che in Italia. Il calcio docet.
Da qualche anno ci stiamo abituando ai ciclisti che nelle salite serie si studiano, solo guardandosi negli occhi. Questa è la novità. Non sfidandosi concretamente con scatti continui.
Nibali scatta sull’Etna e si meraviglia che nessuno risponde. Invece di continuare pensa “Visto che nessuno ribatte, che continuo a fare? Meglio rientrare per guardarci un po’ di più negli occhi!“.
Ho nella memoria il Pantani di una volta, che, senza guardare negli occhi nessuno, lanciava via la bandana e scattava via anche sulle salite dei cavalcafossi.
Ora devono tutti studiare, magari solo con lo sguardo, in vista degli esami e della promozione finale, se verrà.
Nibali e Aru ci stanno abituando ad una fragilità insolita nell’alternanza di alcune tappe dove crollano paurosamente, e poi, dopo qualche giorno, si riprendono e volano, vincendo tappe e Giri. Anche qui il riferimento facile è quello delle nostre cadute e risalite di una Italia in generale, dalle mille sorprese di alti e bassi.

Peschici vista dal trabucco di Monte Pucci
Peschici vista dal trabucco di Monte Pucci. Foto Pasquale Esposito

Un’Italia ciclistica che continua ad essere rappresentata come uno scenario appena accennato e di sfuggita, durante corse che sembrano interminabili. Attraverso immagini inevitabili dall’Elicottero, che questa volta percorrevano uno scenario fantastico come quello del Gargano, Manfredonia, Monte Sant’Angelo, Pugnochiuso, Baia delle Zagare, Vieste, Peschici.
Riprese lunghissime sul Gruppo che sfila, e poi sulle fughe e sui loro lenti incrementi e troppo spesso prevedibili recuperi. Poco è dedicato alla immagini dei Paesaggi, urbani e degli spazi aperti, alle loro storie, alla loro arte e cultura. Che cambio di rotta leggiamo in un Giro-Centenario di questo tipo, che doveva rappresentare, invece, una Italia nuova, che vuole recuperare il suo grande valore storico, artistico, paesaggistico? E farlo diventare un nuovo motore dello sviluppo nazionale? Quindi con più deciso rilancio del nostro turismo, da qualche anno ancora incerto.
Invece registriamo solo un cinque/dieci per cento massimo, soltanto, di flashes veloci sulle immagini di territorio da una parte e riprese ciclistiche estenuanti dall’altra. Che spesso fanno venire sonno anche a chi nutre una grande passione per il ciclismo.
Basta anche alle discussioni lunghe e vuote del Processo alla tappa! Dedicato prevalentemente ai cronisti-specialisti, che sono presi eccessivamente dalla loro ossessione tecnicistica.
Alessandra De Stefano interrompi questo ritmo, circoscrivendo i narcisismi dei commenti postumi!
Riprendi a parlare di grandi vocazioni italiane, contestualizzandole nel grande ciclismo. Ovvero quest’ultimo diversamente contestualizzato nell’immenso Paesaggio italiano.
Se questo avvenisse, anche il ciclismo italiano e i Giri d’Italia che lo rappresentano, riprenderebbero a crescere, togliendosi dalla loro fragilità ed incertezza subalterna.
Eustacchio Franco Antonucci

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