Il Golfo Persico in fiamme

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Il Golfo Persico è sempre più una polveriera. Sabato mattina una pioggia di proiettili è caduta sul più grande impianto di lavorazione del petrolio del mondo, quello di Abiqaiq in Arabia Saudita. Qui gli esperti dicono che si produce il 5% della quantità mondiale di petrolio e la metà di questa, a causa degli incendi, non può, per il momento, finire sui mercati. L’Arabia Saudita ha annunciato di voler compensare con le riserve di cui dispone, ma questo non bloccherà l’aumento del prezzo del petrolio.
I ribelli Houti che combattono la coalizione a guida saudita nello Yemen si sono dichiarati responsabili di questo attacco con i droni. Secondo gli americani non c’è evidenza che l’attacco sia giunto dallo Yemen, anzi è stato messo sotto accusa l’Iran, direttamente dal segretario di Stato americano Mike Pompeo.
Di chiunque sia la responsabilità, la guerra in quell’area rischia di estendersi con conseguenze incalcolabili. Questo accade quando non si vogliono negoziare soluzioni.

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