Il Kòsmos trio alla Casa del Jazz con Back Home

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Atmosfere intime e mescolanza di stili, abilità tecnica e dinamismo sono solo alcuni dei tratti distintivi del Kòsmos trio, emersi chiaramente dal concerto di presentazione di Back Home, il loro album d’esordio, ospitato venerdì 25 ottobre, negli storici spazi della Casa del Jazz, a Roma.
L’evento rientra nell’ambito della rassegna “Giovani Leoni” organizzata dalla Casa del Jazz, che si propone di dare lustro ai talenti emergenti del jazz italiano. L’album Back Home uscirà a fine ottobre come inserto al n.108 della rivista JazzIt e sarà inoltre disponibile nelle piattaforme streaming tra fine novembre e inizio dicembre. Un vero e proprio tour è previsto invece per la primavera del 2020.

Stefano Falcone (piano), Ilaria Capalbo (contrabbasso) e Giuseppe D’Alessandro (batteria) compongono il trio jazz di origini campane, tre personalità ben distinte ma complementari che da circa sei anni condividono idee e progetti artistici affini. L’idea alla base di questo trio è racchiusa nel nome stesso che abbiamo scelto, Kòsmos, ovvero lo spazio inteso come universo. Ci piaceva porre l’enfasi in particolar modo sulla capacità di chi suona jazz di descrivere l’universo in un ambito ristretto, come se in un certo senso lo si volesse incorniciare pur cercando di rappresentarlo nella sua interezza.

L’intro del concerto è un saluto discreto, un’entrée in punta di piedi, quasi come una carezza. Stefano Falcone racconta brevemente il contenuto dell’album: Back Home è ispirato e dedicato a Lennie Tristano (quest’anno ne ricorre il centenario dalla nascita), la cui musica appassiona da sempre tutti noi. Il lavoro che abbiamo compiuto consiste in un riarrangiamento intensivo di cinque suoi brani – anche se lui era solito suonare con formazioni più estese – più tre brani originali, ognuno scritto da un componente del gruppo. Sono chiaramente tre omaggi a Tristano, realizzati partendo da elementi caratteristici delle sue composizioni.

Si comincia proprio con due di questi, Strömmar (Capalbo) e Hadiyya (D’Alessandro), grazie ai quali è già subito tangibile quanto il trio sia perfettamente amalgamato, tra vigore, estro e interplay. Back Home, il brano che dà anche il titolo all’album, si presenta come una melodia trascinante, intensa, emotiva, grazie anche alla molteplicità dei ritmi narrativi di cui è composto.

L’inizio del concerto è un vero e proprio viaggio oscillante tra sonorità che evocano freddi e desolati paesaggi nordici e al tempo stesso strade affollate e treni in partenza; si passa da tocchi lunghi e leggeri a ritmi più concitati; il tutto, messo in atto con una naturale fluidità, priva di orpelli o meri tecnicismi. Si prosegue con Lennie’s Pennies, in cui la melodia è affidata al solo pianoforte in un crescendo dinamico che conduce all’assolo del contrabbasso e poi a quello del piano. L’assolo di batteria guida il brano alla conclusione, lasciando campo libero alle forme più astratte e complesse di Digression/Detour, costruito soprattutto sull’improvvisazione e le molteplicità sonore, che stupiscono e rapiscono all’ascolto. L’indirizzo della scuola di musica di Manhattan presso cui Tristano teneva le sue lezioni dà il titolo al brano successivo, 317 East 32nd Street, una delle sue composizioni più note – costruita sulla canzone Out of Nowhere di Johnny Green – che qui presenta alcuni significativi cambi armonici e una presenza notevole dell’assolo di batteria in conclusione. Ci avviciniamo al termine del concerto con Line Up e con l’ultimo dei brani originali dell’album, Holism (Falcone), forse il più intimo, caratterizzato da richiami lontani e nostalgici, assenze che si fanno presenze e che dettano la linea melodica della composizione. Il brano, inoltre, è un omaggio alla concezione della musica secondo Lennie Tristano: un sistema complesso che non si auto-alimenta, ma in cui confluiscono le molteplici identità dei musicisti, considerati innanzitutto in quanto individui singoli. Questo lavoro è il frutto del nostro comune modo di concepire la musica: una condivisione di conoscenze e di forme d’arte che spesso hanno poco a che fare con la musica stessa. La musica è più completa se, oltre all’accordo tra note, viene contornata anche dall’ispirazione di interessi comuni (Kòsmos).

Un viaggio in un universo che non è solo nell’immaginario di chi ascolta, ma nel racconto di chi ha scritto e vissuto, espressione di tre spiriti differenti e afferenti, per passione, dedizione e attitudini. Una riuscita reinterpretazione in chiave contemporanea di un maestro del jazz che, lungi dall’essere ripetizione o emulazione del passato, mette insieme nuovi passi, facendosi costruzione soggettiva del futuro.

La musica del Kòsmos trio c’insegna che la bellezza non si crea né si può godere senza condivisione. Ma affinché ciò accada, talvolta, è necessario allontanarsi, partire, alla ricerca di nuove e più solide consapevolezze, da portare con sé sulla strada di ritorno verso casa.
Angelica Falcone

http://www.xn--ksmostrio-music-vrb.com/

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