Il lungo cammino della pace tra Governo e Farc in Colombia

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Notizie di pace arrivano da l’Avana. Il governo del presidente Juan Manuel Santos e i guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) hanno firmato un accordo per la fine della guerra in Colombia che durava da più di cinquant’anni. Arriva dopo l’ennesimo cessate il fuoco stabilito il 23 giugno scorso.
La trattativa era iniziata quattro anni fa in Norvegia voluta fortemente da Hugo Chavez prima e successivamente dai leader a l’Avana (il ministro degli Esteri di Cuba ha presieduto la cerimonia della firma preliminare dei due negoziatori) con l’appoggio del Cile e della Chiesa colombiana e del papa stesso. Oltre all’impegno del governo e del presidente c’è voluta la volontà, dimostrata anche nei decenni passati nel pieno dello scontro armato, del capo delle Farc Rodrigo Londono, detto Timochenko,  ad arrivare alla pace.
Va detto che in Venezuela sono ancora in corso le trattative tra i rappresentati del governo colombiano e quelli dell’altra storica guerriglia, l’Esercito di liberazione nazionale (Eln) sotto l’egida di Caracas.

L’accordo dovrà essere validato da un referendum che si terrà il prossimo 2 ottobre prossimo. La popolazione è divisa e discute di molte delle condizioni in particolare sul tema delle pene e della rappresentanza politica dei guerriglieri. Se il presidente si dice molto fiducioso, alcuni sondaggi mostrerebbero una prevalenza del no come nel caso dell’Ipsos dei primi di agosto  secondo cui «il 50 per cento dei colombiani voterebbe no, contro il 39 per cento a favore del sì. Un sondaggio più recente di Datexco, pubblicato il 18 agosto, dà un margine più ridotto, con il 32,3 per cento a favore del sì e il 29,1 per cento a favore del no» [1]. Il maggiore oppositore è l’ex presidente Álvaro Uribe che durante il suo mandato aveva abbracciato la linea dura, con l’appoggio degli USA, quella dello scontro militare contro i rivoluzionari senza tregua e spesso con qualsiasi mezzo.

Alla riuscita dell’accordo dovranno concorrere tutte le forze interne ma sarà necessario che «la comunità internazionale si mobiliti, – l’Unione Europea, i Paesi direttamente coinvolti, e speriamo anche il nostro Paese, l’Italia – e molto di più di quanto non sia stato fatto finora. Perché c’è ovviamente bisogno di una consistente spesa economica che aiuti il reinserimento e la sostituzione di un’economia – chiamiamola così – di guerra e di guerriglia, in una economia di pace. Perché la Colombia, da sola, non ha le forze economiche per dare un’implementazione veloce, consistente e robusta a questo processo di pace» [2].

C’è una storia lunga e dolorosa a rendere complessa la via della pace definitiva e ci sono molti aspetti che compongono gli accordi la cui messa in pratica sarà irta di ostacoli sia perché intrinsecamente molteplici le aspettative sia perché ci possono essere forze, soprattutto tra la destra colombiana, pronte ad opporsi.
A questo mezzo secolo di guerra hanno partecipato guerriglieri, esercito e reparti militari di estrema destra che non si sono risparmiati nell’uso della violenza. Le cifre che si leggono parlano di 220.000 morti circa, 45.000 persone scomparse e oltre 6 milioni di sfollati. In questi decenni secondo stime del governo, la violenza ha toccato direttamente o indirettamente 7,6 milioni di colombiani. Non scompariranno velocemente la sfiducia, il sospetto o anche la voglia di vendetta.

I termini del documento d’intesa riguardano fondamentalmente l’applicazione di vera Riforma agraria integrale un presupposto vitale per lo sviluppo della Colombia e per ridurre drasticamente la diffusa povertà; la soluzione del problema delle droghe illegali senza pensare che l’unica soluzione sia quella militare;  una soluzione per le vittime; una soluzione per i reati commessi che se confessati garantirebbero  un periodo tra cinque e otto anni di “libertà limitata” altrimenti verranno giudicati e condannati a lunghe pene detentive da tribunali ad hoc; un meccanismo di controllo per l’obbligo di deposizione delle armi; un accordo per la Partecipazione politica che porterà le Farc a divenire un movimento o un partito con i guerriglieri che potranno essere eletti dopo il 2018.
Sul tema della partecipazione si è «molto dibattuto, perché l’ultimo tentativo di passaggio politico, le Farc lo hanno pagato con migliaia di morti, nel massacro dell’Union Patriotica degli anni ’80. La guerriglia avrebbe voluto recuperare per decreto i 14 seggi ottenuti allora, ma l’offerta del governo è stata al ribasso» [3].
Seguiremo con attenzione il cammino verso la pace nei prossimi mesi.

[1] Anastasia Moloney, http://www.internazionale.it/notizie/anastasia-moloney/2016/08/25/colombia-accordo-pace-farc, Thomson Reuters Foundation,  25 agosto 2016 traduzione di Federico Ferrone
[2] “Colombia: accordo governo-Farc pone fine a 52 anni di guerra civile”, http://it.radiovaticana.va/news/2016/08/25/in_colombia_governo_e_farc_hanno_raggiunto_laccordo_di_pace/1253483, 25 agosto 2016
[3] Geraldina Colotti, “Soluzione politica in Colombia, finisce il conflitto armato”, http://ilmanifesto.info/soluzione-politica-in-colombia-finisce-il-conflitto-armato/, 26 agosto 2016

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