Il meglio deve ancora venire di Matthieu Delaporte e Alexandre De La Patellière

Fabrice Luchini e Patrick Bruel in Il meglio deve ancora venire
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Presentato in anteprima alla Festa di Roma nel 2019 e programmato per uscire nell’Aprile 2020, il godibile film di Delaporte e De La Patellière è rimasto bloccato dalla pandemia e uscirà nella sale, oggi 17 Settembre 2020.

Il tema è sdrucciolevole e per certi versi abusato: l’amicizia di vecchia data, l’irrompere della malattia in questa amicizia con quello che ne consegue. Chi scrive è un fan di Fabrice Luchini, attore francese il cui nonno proveniva da Assisi. E devo dire di non essere rimasto deluso neanche questa volta. I registi sono consapevoli, e sono intellettualmente onesti da riconoscerlo, che un film su questo argomento rischia di cadere nella tautologìa. Ma come parlare di un argomento senza cadere appunto nel rischio di ripetersi?

La sfida che i due registi si sono posti è piuttosto difficile, ma tutto sommato può dirsi superata. L’idea è abusata ma viene trattata con equilibrio, umorismo e anche una certa sobrietà. Ad esempio la presenza della musica in questo film non ha funzione di alimentare la commozione con uso smodato di violini che sottolineano i momenti emotivamente più difficili, ma sembra essere quasi invisibile. La descrizione dell’amicizia fra i due personaggi è costruita sulla base dei classici stilemi del genere: due persone assolutamente diverse che diventano amici proprio perché trovano ognuno nell’altro le proprie parti mancanti.

Fabrice Luchini e Patrick Bruel in Il meglio deve ancora venire di Matthieu Delaporte e Alexandre De La Patellière

All’inizio Il meglio deve ancora venire si apre con la descrizione della nascita dell’amicizia fra i due in un collegio, con una chiara e esplicita citazione del bellissimo film di Jean Vigo, “Zéro de conduite” del 1933: Il bambino che fugge sul tetto, i bambini che giocano con i cuscini provocando l’esplosione delle piume. Sembra essere una citazione fine a se stessa ma potrebbe invece essere la chiave di lettura attraverso il quale viene raccontato il personaggio di César: colui che continua a salire sui tetti e giocare con i cuscini anche adesso che è diventato maturo, ma che si dimostra generoso e capace di occuparsi di un altro.

Il film funziona molto bene nella prima parte, grazie soprattutto ai duetti fra i due attori, che riescono a dare bene il senso di questa amicizia di vecchia data. Un po’ più debole la parte ambientata in India, dove però i registi si prendono la soddisfazione di prendere in giro le manie degli occidentali per l’oriente. Forse un po’ telefonata la parte dove si affronta la questione del rapporto di Cèsar con il padre, che pare essere appunto un po’ tautologico. Ovviamente e come è giusto che sia, verso la fine vi è un cambio di registro, che passa dalla commedia al drammatico, e se riuscite a non commuovervi, forse siete componenti di un clan di killer assassini e questo film non fa per voi. Ma nonostante ciò vi è un lieto fine che non si vorrà raccontare in questo articolo.

Nel complesso Il meglio deve ancora venire è godibile, affronta con delicatezza e sensibilità la tematica della malattia, dell’amicizia, della morte, ma che è pieno di vita e di umorismo. La recitazione di Fabrice Luchini e Patrick Bruel è equilibrata e non va mai sopra le righe, rischio che si corre in un lavoro di questo tipo e che riporta alla questione della sobrietà del lavoro affrontata precedentemente. Grande scoperta l’attrice Zineb Triki, attrice marocchina naturalizzata francese.

Francesco Castracane

 

Il meglio deve ancora venire
titolo originale Le Meilleur reste à venir
Francia 2019
durata 117 minuti

Sinossi
Un inno all’amicizia che diverte e commuove. Fabrice Luchini e Patrick Bruel sono due grandi amici di vecchia data, dai caratteri decisamente diversi. A seguito di un colossale malinteso entrambi si convincono che l’altro abbia una grave malattia: decidono così di riprendersi il tempo perduto e godersi insieme i giorni che verranno, tra i ricordi del passato e nuove avventure che lasceranno un segno profondo.

CAST ARTISTICO
Arthur: Fabrice Luchini
César: Patrick Bruel
Randa: Zineb Triki
Virginie: Pascale Arbillot
Julie: Marie Narbonne
Bernard Montesiho: Jean-Marie Winling
Il prete: André Marcon
Dottor Cerceau: Thierry Godard

CAST TECNICO
Regia: Matthieu Delaporte e Alexandre De La Patellière
Autori: Matthieu Delaporte e Alexandre De La Patellière
Direttore della fotografia: Guillaume Schiffman
Aiuti registi: Dylan Talleux / Joseph Rapp
Scenografa: Marie Cheminal
Costumista: Anne Schotte
Ingegnere del suono: Miguel Rejas
Musiche originali: Jérôme REBOTIER

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