Il Ministro Fontana parla come Hitler e Evola e sdogana la discriminazione?

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Sembra che il Contratto per il governo del cambiamento abbia evitato al popolo italiano l’onta dell’abrogazione di una norma di civiltà, non solo giuridica, la Legge n° 205 del 25 Giugno 1993, recante misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa, abrogazione non prevista dal suindicato Contratto, sostenuta tuttavia, pubblicamente, dal Ministro per la famiglia e per le disabilità Lorenzo Fontana il quale, ad un tempo, si è espresso con toni esasperati e denunciando, secondo alcuni osservatori, preoccupanti carenze nella cultura costituzionale. In sintesi, la parole del Ministro lasciano intendere che il Governo Conte voglia “sdoganare la discriminazione”.

L’estremismo politico verbale del Ministro Fontana, secondo il quale la citata Legge «in questi anni strani si è trasformata in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano […] «Una sottile e pericolosa arma ideologica studiata per orientare le opinioni», sembra avere la sua radice nell’esegesi – che è possibile trarre da “La Vita italiana” del Novembre 1933 – di Julius Evola al discorso di Adolf Hitler (tenuto a Norimberga e successivamente pubblicato con con il titolo Professione di fede eroica). Hitler afferma testualmente: «La provvidenza ha voluto che gli uomini non fossero uguali, ha determinato un pluralismo di razze e per ciascuna di esse ha fissato doti e caratteristiche speciali, che non possono esser mutate senza incorrere in degenerazione e decadenza».
Sulla falsariga di Evola – sostenitore dell’esistenza di due tipi distinti di razzismo e di nazionalismo: spirituale l’uno, materialistico e pervertitore l’altro -, infatti, Fontana, con la configurazione leghista del problema, intende «superare il collasso internazionalistico, reintegrarsi in valori di qualità, di razza e di differenza, però in modo da non finire nel pluralismo di unità chiuse e di idee passate al servigio della materia e della politica empirica, in modo, invece, da lasciar possibile la formazione di una realtà superiore, ecumenica, atta a unire virilmente le nazioni nello spirito senza confonderle nei corpi: questo sembra il problema fondamentale del futuro europeo».

L’anticostituzionalismo di Fontana risiederebbe negli argomenti avanzati interpretabili come espressione coerente con il patrimonio concettuale di chi sostiene una sorta di “liberalizzazione” della violenza e della propaganda razzista e nazifascista irridendo alla Costituzione della Repubblica italiana;
all’art. 3, primo comma, è scritto: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali»;
all’art. 10, terzo comma: «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge».

Come è noto, la Lega, a suo tempo, si è impegnata a raccogliere le firme, senza raggiungere il numero necessario, per proporre un referendum abrogativo sulla Legge n° 205/1993 collaborando politicamente con il partito neofascista Forza Nuova nel Programma del quale ne è prevista l’abolizione.

Per le ragioni esposte, in particolare secondo l’ANPI, il Ministro deve dimettersi. Di un Ministro del genere, il popolo italiano, viene sostenuto da vari intellettuali, associazioni culturali e politici, deve disfarsene per non vanificare il prezioso lavoro dei Costituenti che hanno saputo condannare e rifiutare il razzismo passato e presente e fornendo per il futuro gli anticorpi politico-culturali; ciò ripromettendosi, come democratici fuoriusciti vincitori dalla lotta armata partigiana contro il nazi-fascismo, di non precipitare mai più nelle pratiche incivili del razzismo, per metterlo fuorilegge sotto qualsiasi forma (pregiudizio razziale, propaganda razziale, odio razziale, discriminazione razziale, violenza razziale). Il chiaro linguaggio dei Costituenti risponde a chi formulava l’ideologia dell’ineguaglianza gerarchica fra razze umane (questo è il razzismo). Anche l’Unesco, nel suo Atto costitutivo (del 16 Novembre 1945), nell’art. 1, dichiarava «di contribuire al mantenimento della pace e della sicurezza rendendo più stretta, attraverso l’educazione, la scienza e la cultura, la collaborazione tra le nazioni al fine di assicurare il rispetto universale della giustizia, della legge, dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali per tutti, senza distinzione di razza, di sesso, di lingua o di religione, che la Carta delle Nazioni Unite riconosce a tutti i popoli». Quindi sono chiarissimi sia l’intento e lo spirito delle parole della Costituzione sia l’adeguatezza storica della loro formulazione che autorizzano il legislatore a fare Leggi come la n° 205/1993.

Chi, come il Ministro pro tempore Fontana, intende abrogare la Legge n° 205/1993 che rafforzava doverosamente la cosiddetta “Legge Scelba”, approvata nel 1952, sull’apologia del Fascismo e volendo contrastare la promozione o organizzazione, sotto qualsiasi forma, della costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, deliberatamente o meno rischia di fare propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero di istigare a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
Giovanni Dursi

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