Il muto di Gallura di Matteo Fresi

famiglia vasa il muto di Gallura
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È da qualche giorno nelle sale “Il muto di Gallura”, lavoro del regista esordiente Matteo Fresi, il quale dimostra una buona capacità di governare la materia filmica.

Tra il 1850 e il 1856, il territorio di Aggius, in Gallura, territorio attualmente compreso nella provincia di Sassari, fu sconvolto da una tremenda faida familiare. Ne scrisse, appunto nel libro omonimo, lo scrittore e giornalista sardo Enrico Costa, che pubblicò il volume nel 1884, concentrandosi sulla storia di Sebastiano (Bastiano) Tansu, muto dalla nascita che fu coinvolto nella faida che provocò 70 morti.

Matteo Fresi ha realizzato un film molto interessante, che mostra grande cura alla ricostruzione del contesto storico, filologicamente coerente con il periodo. Alcune sequenze hanno una stretta parentela con il documentario antropologico, che illustra le credenze magiche e gli usi e costumi del periodo. Il Muto di Gallura inizia con un rito magico, che dovrebbe permettere al maligno di abbandonare il corpo del bambino e permettergli di cominciare a parlare. Una sequenza molto affascinante ed esplicativa del pensiero magico, una delle strutture portanti della cultura contadina. Altrettanto interessante dal punto di vista antropologico è la sequenza dove una famiglia si reca a rendere omaggio al capofamiglia per chiedere la mano della figlia. Tale incontro avviene seguendo tutta una serie di rituali e di termini metaforici che danno il senso di una cultura millenaria strutturatasi nel tempo. Anche la scelta di utilizzare il sardo (anche se il gallurese deriva più dal corso), ampiamente sottotitolato, contribuisce a rendere il senso del contesto sociale all’interno del quale si sviluppa questa faida familiare. Si ha la sensazione di fare parte della cultura e del territorio, tra l’altro fotografato molto bene. Bastiano (Andrea Arcangeli) è tendenzialmente un emarginato che trova il proprio posto all’interno della propria cultura grazie alla propria mira. Di fatto diventa uno strumento inconsapevole di morte, ma è solamente grazie a questa sua “risorsa” che trova un posto nella propria realtà.

Andrea Arcangeli in Il muto di Gallura
Andrea Arcangeli in Il muto di Gallura. Foto Giulia Camba

Il Muto di Gallura mostra in alcuni momenti delle suggestioni western, sottolineate dalla colonna sonora, che suggeriscono questa appartenenza. Matteo Fresi ci mostra una Sardegna terrigna, dove la natura è prepotentemente presente e forgia anche le facce e i corpi dei protagonisti. In questo senso il regista mostra una capacità di identificare volti e fisici in contrasto con le immagini ripulite e leccate del contemporaneo. In contrasto con quanto scritto prima, la sequenza di amore fra Bastiano e Gavina (Syama Rayner) sembra essere la più debole del film, ponendo il tutto in una specie di limbo onirico e mostrando delle imprecisioni filologiche.

Ma tutto sommato il film di Stefano Fresi è un bel film, di buona fattura. Ben realizzato con movimenti di macchina fluidi e eleganti ma che mantengono una specie di distacco dal contesto rappresentato. Da citare la fotografia di Gherardo Gossi e una colonna sonora strepitosa curata da Paolo Baldini Dubfiles che con la collaborazione di Alfredo Puglia e Filippo Buresta, contamina il Dub con la musica tradizionale sarda e alcune incursioni nel country. Sempre per rimanere nell’ambito della correttezza filologica de Il Muto di Gallura, una notazione particolare meritano anche lo scenografo Alessandro Vannucci e l’eccellente lavoro della costumista Monica Simeone, che ha saputo raccontare attraverso i vestiti la Sardegna contadina della meta’ dell’Ottocento.

Francesco Castracane

Il muto di Gallura
Italia
103 minuti

Regia Matteo Fresi
Soggetto Matteo Fresi
Sceneggiatura Matteo Fresi e Carlo Orlando
Con Andrea Arcangeli, Marco Bullitta, Giovanni Carroni, Syama Rayner, Aldo Ottobrino, Fulvio Accogli, Nicola Pannelli, Andrea Carroni, Fiorenzo Mattu, Felice Montevino, Roberto Serpi, Francesco Falchetto, Stefano Mereu, Noemi Medas, Adele Armas, Andrea Nicolò Staffa.
Fotografia Gherardo Gossi
Montaggio Valeria Sapienza
Supervisore al montaggio Giogiò Franchini
Scenografia Alessandro Vannucci
Costumi Monica Simeone
Musiche Paolo Baldini Dubfiles con la collaborazione di Alfredo Puglia e Filippo Buresta
Story editor Laura Buffoni
Fandango Distribuzione

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