Il Napoli in TV ai tempi di Gianni Castelluccio

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Il lunedì pomeriggio invernale, dopo pranzo, si faceva una “palletta”con i calzini. Il salone in cui giocavamo era grande, c’erano delle suppellettili cui mia madre teneva molto ma tutto sommato avevamo trovato un accordo: la “palletta” di calzini era meno pericolosa di altre quindi era consentita. Il problema era la nostra veemenza nel gioco, non tanto la mia, che ero il più piccolo ma l’agonismo dei miei fratelli era quello degli adolescenti che dovevano scaricare sogni ed energie tipiche di quell’età nel gioco e nella prestanza fisica.
La Domenica avevamo visto i goal di quella giornata, la prassi era questa: ore 18.00 90°minuto, ore 19.00 un tempo di una partita di calcio di serie A, ore 22.30 Domenica Sportiva. Era l’unico momento nel quale mi era consentito di rimanere in piedi fino a quell’ora perché mio padre era malato di calcio e soprattutto del Napoli, desiderava avere i figli maschi intorno per quel rito che segnava la chiusura del week end ed il ritorno al tran tran della settimana. Nel corso degli anni, fino al 1988 direi, le evoluzioni sono state tante: noi figli siamo cresciuti, mio padre è stato operato è invecchiato, ha cambiato lavoro è stato sempre meno in casa, ha incominciato a frequentare un’altra donna, mio fratello ha avuto una donna che stabilmente frequentava casa nostra etc.
Potrei citare ancora tante altre evoluzioni ma ero comunque sicuro che la domenica sera mio padre era sulla poltrona a vedere la Domenica Sportiva.
La cosa più originale era però il tempo della partita di calcio di serie A. Oggi non si comprende ma era davvero un’occasione unica. Le partite non andavano in diretta, non c’era la TV a pagamento. La partita in diretta si vedeva allo stadio non a casa. Si, il mercoledì c’era la sbornia delle coppe europee, si partiva dalle 14.00 e si finiva alle 23.00 con tutte le partite in diretta a seguire l’una l’altra. Quindi quella della domenica era l’unica partita di campionato visibile in chiaro per davvero, per molti ma non per noi.

E poi arrivava il lunedì pomeriggio quando compariva Gianni Castelluccio. Lui era il nostro telecronista, colui che era dalla nostra parte, dalla parte dei tifosi del Napoli che non avevamo mai vinto, nella loro storia di tifosi, un campionato. E lui ci raccontava come e perché. Tutti i lunedì pomeriggio, su Canale 21, intorno alle ore 16.00, programmazione della partita del Napoli del giorno precedente, telecronista Gianni Castelluccio.
A casa mia lo attendevamo ansiosamente, giocando con la palla fatta di calzini nel nostro soggiorno. Lo attendevamo più degli altri perché noi eravamo comunisti e quindi a casa mia non si leggeva il Mattino, il giornale della città che riportava amplissime cronache della partita della giornata precedente. Noi leggevamo Paese Sera che aveva si un po’ di pagine napoletane ma della partita del Napoli parlava decisamente meno di quella della Roma (ricordo le meravigliose cronache di Gianni Ranieri, giornalista di un’ironia impareggiabile). Allora attendevamo Castelluccio. Le mie impressioni su quest’uomo: voce particolarmente stridula, buon senso da democristiano dell’epoca condita da rabbia borbonica per le continue violazioni di sovranità che i meridionali subivano, soprattutto sul campo di pallone. Ho sempre pensato che non fosse in tribuna stampa a raccontare la partita ma che stesse in piena curva in mezzo ai veri tifosi. Bisogna ricordare che all’epoca le tifoserie erano tutto sommato molto pacifiche. All’epoca pensavo che sapesse tutto del Napoli, dei nostri giocatori addirittura delle loro famiglia, perché durante la telecronaca lanciava all’improvviso dei cenni che mi facevano pensare che andasse a pranzo a casa di Krol, ad esempio.
Lo ricordo quale nostro cronista dal 1976 al primo scudetto, dopo non so che fine abbia fatto. Certo che il calcio è cambiato talmente tanto che quel tipo di figura è divenuta anacronistica. L’ho rivisto circa due decenni nella più becera trasmissione della tifoseria azzurra, quella di Palummela vecchio capo della tifoseria azzurra della Curva B, successivamente truccatosi da giornalista per la direzione della trasmissione tifosi azzurri. Una sera c’era come ospite un vecchio Castelluccio che presentava un libro sulla sua esperienza di cronista azzurro. Era la prima volta che lo vedevo involto, la voce era all’incirca la stessa. Il conduttore ha lanciato un pezzo di una vecchissima telecronaca di un Inter-Napoli di Castelluccio, partita costellata, ovviamente, da immense ingiustizie nei nostri confronti e chiusa per una volta con una bella vittoria.
Castelluccio era per me il tramite tra il mio tifo e le immagini di quella storia. Due momenti memorabili, ne potrei citare naturalmente molti altri, per comprendere quale fantastico compito di mediazione emotiva attribuissi io a quest’uomo:
Napoli-Anderlecht, semifinale di Coppa delle Coppe della stagione 1976/77. L’andata a Napoli finisce 1-0 con goal incredibilmente di Peppe Bruscolotti. Partita di ritorno a Bruxelles: i belgi vincono due a zero ma l’arbitro inglese Matthewson, birraio di professione, annullò inspiegabilmente un goal a Speggiorin. La telecronaca di Castelluccio, nella mia memoria, intrisa di rabbia e rammarico resta un atto di accusa memorabile. La rabbia dei napoletani è durata anni, forse è finita soltanto con il periodo trionfale della stagione maradoniana.
Primo anno dell’era maradoniana, Napoli–Lazio 4 a 0. Maradona segnò una tripletta memorabile, provocando anche l’altro goal. La successione delle reti ci aiuta a comprendere: la prima inserendosi su un retropassaggio errato di un difensore laziale, stop e tiro al volo. Seconda rete: autogoal di un difensore della Lazio, Filisetti, su palla velenosa messa in area di rigore da Maradona. La terza rete è memorabile: pallaccia sparacchiata da un giocatore azzurro, errore di disimpegno poco fuori l’area di rigore di un laziale, Maradona inventa un pallonetto di prima intenzione che manda in rete palla e portiere. Poi Diego inizia a provare il goal direttamente dalla bandierina del calcio d’angolo, Castelluccio intuisce le intenzioni del campione argentino e dice “Se segna da calcio d’angolo me ne vado”. Maradona esegue, rispendendo in porta ancora una volta palla e portiere e Castelluccio conclude “Abbiamo visto, vi saluto!!” Gli ultimi minuti di partita sono privi di commento, si sentono solo i rumori del pubblico.

Così trascorreva il nostro meraviglioso lunedì invernale, quando non c’era la TV a pagamento. E per i malati, tra i quali ovviamente milito, attaccava dopo Beppe Gulletta con la partita dell’Avellino.
Vittorio Fresa

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