Il naufragio di Cutro: una strage infinita

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Sono circa 100 i morti nel tragico naufragio sul litorale di Steccato di Cutro, in Calabria, avvenuto ieri. Il 26 febbraio 2023 rimarrà nella mente di molti, indelebile come un marchio dell'orrore. I migranti provenivano da Iran, Iraq, Afghanistan e Siria, ma vi erano anche alcuni somali e palestinesi. Si trovavano su un caicco partito dalla Turchia (Smirne) quattro giorni fa, 81 i superstiti. Il caicco era stato avvistato la sera prima da un aereo di Frontex a circa 40 miglia dalle coste calabresi. Una motovedetta della guardia di Finanza della sezione operativa di Crotone e un pattugliatore del gruppo aeronavale della stessa guardia di Finanza di Taranto erano partiti per intercettare il caicco, ma le proibitive condizioni del mare, forza 7 (ma secondo alcuni, come riportato da Giusi Fasano sul Corriere della Sera, il dato è eccessivo), hanno impedito che fosse raggiunto poiché non era possibile mettere a repentaglio la vita degli equipaggi. L'SOS è stato lanciato solo alle 4.00 di notte tra sabato e domenica, non proprio un dettaglio rispetto al disastroso esito della vicenda.

Orlando Amodeo, ex funzionario di polizia e medico, noto perché da trent'anni impegnato in prima linea nei salvataggi in mare, intervistato in TV sul canale La7 da Giletti e Mentana ieri sera, 26 febbraio, ha detto chiaramente che in altri casi non è andata così. Ha fatto capire, in modo per nulla velato, che si poteva fare di più. Ha parlato di «tragedia voluta, evitabile», ricordando che «ci sono stati salvataggi con imbarcazioni adeguate anche in condizioni di mare peggiori» e provocando la reazione del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. Ecco le parole contenute nel comunicato ufficiale del ministero:

«il Viminale sottoporrà all'Avvocatura dello Stato le gravissime false affermazioni diffuse da alcuni ospiti in occasione della trasmissione Non è l'Arena al fine di promuovere in tutte le sedi la difesa dell'onorabilità del governo, del Ministro Piantedosi, di tutte le articolazioni ministeriali e di tutte le istituzioni che sono da sempre impegnate nel sistema dei soccorsi in mare».

Mentana ha ribattuto:

«queste mi sembrano minacce. Facciamo nostre le parole degli ospiti, così se la prendono anche con noi. In una televisione libera, gli ospiti dicono quello che pensano. Ricordiamoci cos'è la libertà».

Insomma, una piccola bomba mediatica destinata forse a lasciare il segno.

Mentre la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha invitato a «non speculare sui morti», insistendo sulle ONG che sembrano essere per lei il vero problema, Piantedosi (preoccupato dai rave party più che dalle vere emergenze del paese) ha insistito: «bloccare le partenze». Ma il punto, ora, non è questo. Dal 1° gennaio al 24 febbraio, secondo i dati diffusi dal Dipartimento della Pubblica sicurezza, i migranti sbarcati in Italia sono 14.104. Nel 2022 erano stati 5.345, nel 2021 4.304. Forse qualcosa non funziona nella politica estera italiana, magari il fenomeno (inevitabile per le drammatiche realtà vissute soprattutto in vaste aree dell'Africa e del Medio Oriente) deve essere gestito con norme più efficaci ispirate al rispetto dei più elementari diritti umani.

Gli slogan della destra negano l'evidenza, la difesa dei confini della nazione (un grottesco mantra per Meloni e Salvini) dovrebbe scattare di fronte a un attacco di nemici e non ai viaggi della speranza di migranti in fuga dalle guerre e dalla povertà, depredati e maltrattati prima in patria e poi dagli scafisti, favoriti dall'assenza di canali d'ingresso legali in Europa e non dalle “famigerate” ONG. I vertici di alcune di esse (Emergency, ResQ, Medici senza frontiere, Open Arms Italia, Mediterranea, Save the Children) mettono l'accento sulle conseguenze negative delle politiche del . ResQ di Crotone parla apertamente di «strage annunciata», Veronica Alfonsi (la presidente di Open Arms Italia) di «conseguenza di scelte precise», come riferito da Viola Giannoli su la Repubblica.

Tornando alle modalità del naufragio di ieri sera, il caicco si sarebbe spezzato a soli cento metri dalla riva dopo che i quattro scafisti (un sospettato è stato fermato), spaventati dalle luci che temevano provenissero dalle forze dell'ordine che li aspettavano a riva, secondo numerose testimonianze dei sopravvissuti avevano deciso di cambiare rotta e, per farlo velocemente alleggerendo il caicco, avevano iniziato a buttare a mare senza pietà una ventina di migranti a circa 500 metri dalla riva, come hanno riferito il Corriere della Sera e il telegiornale de La  delle 13.30 di oggi, 27 febbraio.
Tra i testimoni impotenti a riva vi era il sindaco di Cutro, Antonio Ceraso, che ha raccontato di aver visto arrivare con le onde i corpi di tre o quattro bambini spogliati dalla violenza delle onde e poi infilati nelle sacche. Ma la sua intervista sull'accaduto rilasciata al tg de La Sette è più efficace di qualsiasi riferimento indiretto. Il comandante dei vigili del fuoco di Crotone, Roberto Fasano, ha dichiarato che, con i suoi uomini, ha ripescato la gran parte dei morti e che tanti sono bambini. Volontari, personale medico e paramedico, psicologi, membri delle forze dell'ordine e comuni cittadini hanno fatto quel che era possibile per accogliere al meglio coloro che si sono salvati e che, in molti casi, hanno perso i parenti più cari: figli e genitori. Un contributo fondamentale e costante quello della gente comune, che stride con l'aridità mostrata da una parte non irrilevante della politica e della stessa informazione, soprattutto della carta stampata dei giornali di destra che ignorano (o fanno finta di ignorare) la storia e stravolgono perfino i dati ufficiali inerenti ai flussi migratori. E se ne infischiano dei valori che sono alla base della cristianità ai quali, non proprio stranamente, si richiama spesso Papa Francesco e che, evidentemente, i coraggiosi e nuovi “patrioti” rispettano solo in alcuni casi, quando cioè non entrano in totale rotta di collisione con i loro vuoti proclami ispirati a un'idea di società tutt'altro che inclusiva e rispettosa delle diversità.

Non è chiaro se ieri nella zona, una rotta meno battuta rispetto alle altre lungo le quali sono avvenute altre terribili sciagure, vi fossero motovedette adeguate per questo tipo di soccorso, senz'altro estremo. Ma sul fatto che esistano e siano attive non ci sono dubbi: la motovedetta italiana CP 300, usata da anni per zone SAR (search and rescue) nel Mediterraneo dalla nostra Guardia Costiera, ha preso il mare anche con forza 9. Forse in questo caso non c'era in zona alcuna unità di questo tipo e neanche è stato possibile organizzare un piano alternativo per evitare un disastroso naufragio a così poca distanza dalla riva, cosa che comunque appare non del tutto comprensibile.

Il Presidente della Repubblica ha manifestato il proprio dolore per l'immane tragedia sollecitando, attraverso una nota diffusa dal Quirinale, «un forte impegno della comunità internazionale per rimuovere le cause alla base dei flussi di migranti; guerre, persecuzioni, terrorismo, povertà. Territori resi inospitali dal cambiamento climatico». Mattarella ha anche invitato l'Unione Europea «a governare il fenomeno migratorio per sottrarlo ai trafficanti di essere umani, impegnandosi direttamente». Parole sacrosante.

Da anni l'orientamento (o la manipolazione) delle coscienze sui fenomeni migratori e sulle loro conseguenze è più semplice e costa, senza dubbio, molto meno. Occhio non vede, cuore non duole: un vecchio adagio sempre e tragicamente valido.

Edoardo Torre

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