Il nuovo romanzo di Marco Marsullo. Intervista all’autore

L’audace colpo dei quattro di Rete Maria che sfuggirono alle miserabili monache
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Nel 2012 Marco Marsullo con il suo primo romanzo Atletico Minaccia Football Club ci aveva fatto seguire le avventure calcistiche di Vanni Cascione, l’unico vero emulo di José Mourinho.

Una schiera d’improbabili giocatori, una serie di strani personaggi, erano lo sfondo per l’occasione della vita di un allenatore di provincia che, tra alti e bassi – prevalentemente bassi – coglieva l’ultima possibilità della sua carriera per una fetta di gloria.
Con il suo secondo romanzo (L’audace colpo dei quattro di Rete Maria che sfuggirono alle miserabili monache), Marsullo ci regala l’epica vicenda di quattro anziani, votati all’ultima grande missione della loro vita.

L’audace colpo dei quattro di Rete Maria che sfuggirono alle miserabili monacheIn un mondo fatto di nobili soprannomi (Agile, Gutta, Brio e Rubirosa, sono i nostri eroi), di amicizia che cresce con il passare degli anni, di ritrovato amore per la vita e le donne, Marsullo imbastisce una storia degna di un attempato 007.
I colpi di scena sono tanti, come tanti sono i personaggi che fanno da contorno ai quattro di Rete Maria.

Per saperne di più abbiamo rivolto direttamente alcune domande a Marco Marsullo.

I suoi personaggi sembrano essere degli “eroi per caso”. In effetti, seguendo la loro esistenza in un ospizio gestito da suore, il grigio ripetersi delle giornate sembrerebbe essere il loro orizzonte.
Eppure, come accaduto anche a Vanni Cascione, il destino apre la strada all’imprevisto, a quell’opportunità che non era stata preventivata.
Le sembra plausibile questa presentazione? Che cosa la attira nell’inatteso?

Per rendere interessante la narrazione di una storia serve qualcosa che attiri in un vortice chi legge, che deve essere catapultato in qualcosa di più grande. Almeno, io da lettore mi auguro sempre che mi accada qualcosa del genere, leggendo un romanzo (d’azione, com’è il mio, a conti fatti). L’inatteso è quello che poi, nella vita reale, ricordi sempre con più sorriso. No?

I nostri eroi rivendicano, anche nel finale del romanzo, il loro diritto a vivere, desiderare e amare, a dispetto dei luoghi comuni che li vorrebbero relegare a una vita ripetitiva e quasi assente. Com’è nata l’idea di questo romanzo? E come mai ha scelto un gruppo di personaggi avanti negli anni?

L’idea è nata dalla voglia di dare voce a dei personaggi che, altrimenti, avrebbero taciuto o, peggio ancora, non sarebbero stati ascoltati. Che i quattro protagonisti e chi gli graviti intorno abbiano più di settant’anni è solo un dettaglio; la voce di questi vecchi non ha età, è eterna e finita allo stesso tempo. Sono stelle che brilleranno per sempre: volevo raccontare l’anima della vecchiaia, segreta come quella della fanciullezza.

Le farei una domanda che esula forse dai suoi romanzi oppure, in fondo, ne vorrebbe cogliere il segreto.
La scrittura appare tradizionalmente come un’attività solitaria e separata. I suoi due romanzi, invece, si chiudono con non usuali pagine di ringraziamento a decine di persone che sembrano in qualche modo aver contribuito alla sua creazione letteraria.  Può spiegarci il senso questa particolarità?

Credo che qualsiasi successo, com’è per me pubblicare un romanzo con Einaudi, non si debba esclusivamente alla propria forza. Che poi, questo libro in particolare, è dedicato ai miei amici più cari. Che, anche se con l’atto in sé della scrittura non c’entrano nulla, sono il carburante della mia fantasia, del mio divertimento e della mia passione. Senza tutta quella gente io probabilmente non sarei chi sono e, dunque, non scriverei nemmeno. Siamo una squadra, se si vince, si vince tutti.

Per chiudere: la scena finale del romanzo – senza troppo svelare – mette a confronto il bisogno di sogno e favola di un bambino con la voglia di racconto “epico” di un eroe ormai anziano come Agile.
Sta in questa scena il segreto del raccontare?

Magari lo sapessi dove sta il “segreto del raccontare”. Anzi, non lo voglio nemmeno sapere. Credo che raccontare le mie storie sia semplicemente la più grande fortuna che mi sia mai capitata fin ora. Una fortuna da tenersi stretta, lavorando duro e immaginando tanto. Che poi, alla fine, conta solo questo.

Antonio Fresa

Marco Marsullo
L’audace colpo dei quattro di Rete Maria che sfuggirono alle miserabili monache
Einaudi, 2014
Pagine 224, € 16,50

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