Il paese delle nevi di Yasunari Kawabata

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Il treno sbucò dalla lunga galleria nel paese delle nevi. La campagna si stendeva bianca sotto il cielo notturno”.

Inizia così il romanzo di Yasunari Kawabata, scrittore nipponico che ottenne il Premio Nobel per la letteratura nel 1968 “per la sua abilità narrativa” e la capacità di esprimere “con grande sensibilità l’essenza del pensiero giapponese”.
Kawabata nacque ad Osaka alla fine del 1800 e piccolissimo rimase orfano dei genitori; tutta la sua vita fu dedicata alla ricerca della bellezza e della purezza.

Il paese delle nevi è un romanzo breve, quasi un poema in prosa, al quale l’autore apportò molte modifiche fino all’anno della sua pubblicazione nel 1948.
Si racconta della relazione sentimentale fra il ricco borghese Shimamura, uomo maturo e dall’aspetto pesante, che a Tokyo “viveva una vita d’ozio”, dedita principalmente a soddisfare le proprie curiosità verso la cultura occidentale e Komako una onsen di vent’anni, una “geisha di montagna”, personaggio ispirato ad una donna con la quale Kawabata aveva avuto una storia d’amore.
A fare da sfondo alla relazione tra Shimamura e Komako vi è il paesaggio incantato di un piccolo villaggio termale quasi costantemente ricoperto di neve, descritto così accuratamente nei particolari da far pensare a un dipinto di Monet o di Friedrich.

Kawabata Yasunari l paese delle nevShimamura si muove all’interno della storia alternando stati d’animo contrapposti: eccitazione e malinconia, amore e morte. Non si lascia mai coinvolgere veramente dalla realtà che lo circonda. Sul treno che lo porta al villaggio termale, vede una giovane donna impegnata ad assistere con dedizione una persona molto malata. È una scena di profonda sofferenza che lui segue attraverso il riflesso sul vetro del finestrino, senza mai voltarsi, rifiutando i sentimenti di pietà e ammirazione che sente nascere dentro di sé.
È un atteggiamento quello di preferire il sogno alla realtà, il riflesso al vero che accompagnerà anche il suo rapporto con Komako che pure desidera, consapevole di non poterla mai davvero possedere. La sbircia completamente ubriaca attraverso le palpebre socchiuse, spia l’immagine di lei in uno specchio “in un mattino di neve”, si abbandona “a fantasticare di essere salito su qualche convoglio irreale, di essere portato lontano senza una meta, fuori del tempo e dello spazio”.

Anche Komako vive sospesa tra i suoi obblighi di geisha e il “dolore di vedersi sul punto di prendere troppo sul serio una relazione con un viaggiatore”, Komako è ben conscia della differenza sociale fra lei e Shimamura e dell’impossibilità di colmare tanta differenza nonostante la sua appassionata devozione all’uomo. Ecco allora che tra i due prende vita un complesso gioco psicologico, un attrarsi e respingersi a tratti anche violento. È soprattutto Komako, così lacerata nei suoi sentimenti che osa rivolgersi con durezza a Shimamura come in preda a continui deliri, salvo poi cadergli “accanto ormai dimentica nel suo turbamento, del malessere” che la travolge.

Ne Il paese delle nevi Kawabata avvicina il lettore ad un mondo ideale fatto di bellezza, dove il suono del “samisen”, che Komako “maneggia come se fosse su un palcoscenico”, regala a Shimamura “un sentimento di intensa vicinanza fisica” con la donna; dove la bianca tela Chijimi dei preziosi kimono, stesa sulla neve bianca appare “arrossata dal sole sorgente”; dove le montagne si stagliano nella loro forma solida e netta e sembrano “precipitare incontro al fiume”.

Nel romanzo Shimamura e Komako si muovono all’interno di un paesaggio reso reale da immagini suggestive, nel quale la neve silenziosa rende ovattato anche il rapporto tra i due amanti che appare evanescente, fatto d’immagini che suggeriscono ma non dicono, alludono ad un desiderio amoroso ma non lo rivelano completamente.
Laura Pontonio

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