“Il Paese Ritrovato” la sfida italiana allo stigma della demenza

history 9 minuti di lettura

Entrare nel Paese Ritrovato, sito in una verde area di Monza, in una bella mattina di sole è stupefacente, vuol dire trovarsi in una piazza di un tipico borgo italiano lombardo, dove si affacciano il bar, la chiesa, la palestra, il parrucchiere, il teatro ed esiste anche una piccola pro loco.

Sulle panchine sotto gli alberi si raccolgono signore che passeggiano e che partecipano volentieri e spesso attivamente, alle attività che il paese propone.

Occorre guardare con attenzione per rendersi conto che gli abitanti del Paese Ritrovato sono persone speciali perché qui siamo in un luogo speciale.

Al bar de Il Paese Ritrovato

Inaugurato appena un anno fa, unico e rivoluzionario progetto nel suo genere in Italia (in Europa esiste solo un Paese simile ad Amsterdam) il Paese Ritrovato ha come abitanti esclusivamente persone affette da Alzheimer e demenza che qui ritrovano i ritmi di una quotidianità ed un ambiente idoneo a valorizzare le capacità di ognuno.

In questo luogo ciascun individuo è libero di gestire la propria giornata.

Gli abitanti hanno un programma di attività proposte settimanali che spaziano dai laboratori di giardinaggio, bricolage e cucina, alla ginnastica, al cinema, ai momenti di preghiera in chiesa, ma ciascuno decide come impiegare il proprio tempo liberamente, in questo luogo ogni persona vale per quello che è e non per quello che può ancora fare.

Il Paese Ritrovato è un paese vero dove la parrucchiera è una vera parrucchiera, il barista un vero barista, il sacerdote un vero sacerdote, ma tutti coloro che operano in questo luogo sono formati per poter interagire con i suoi abitanti speciali.

L’aria che qui si respira è quella serena di una domenica mattina italiana con le amiche che escono di casa per andare al bar a fare colazione e parlano del più e del meno, i quotidiani sfogliati al bar danno motivi di conversazione agli avventori.

Un’idea straordinaria che consente ai suoi abitanti di vivere la fase lieve e moderata della malattia, che può durare anche 5/7 anni , nella normalità della vita di un piccolo borgo , massimizzando l’utilizzo delle proprie capacità residue con una buona qualità della vita.

L’osservazione ad oggi mostra come davvero bassi siano i livelli di aggressività perché basso è per gli abitanti del Paese il livello di stress, per molti questo si è tradotto addirittura nella riduzione dei farmaci, i benefici si trasmettono anche ai familiari che vedono i propri congiunti ridiventare protagonisti delle proprie vite .


Purtroppo il Paese Ritrovato è un diamante raro in un mondo dove lo stigma della demenza arriva spesso già con la diagnosi a partire dagli stessi medici incapaci di curare la cronicità della malattia e dove le famiglie si occupano spesso in solitudine ed autogestione del paziente negli anni di esordio della malattia a cui seguono poi ricoveri sempre più frequenti fino all’approdo presso i nuclei Alzheimer quando i problemi comportamentali oltre che di declino cognitivo non permettono più alla famiglia di farsene carico.

Non esiste in Italia ad oggi la volontà politica , ma io direi l’intelligenza politica , di dedicare risorse al settore socio-sanitario, al momento i fondi destinati alle persone non autosufficienti sono irrisori, basterebbe guardare ad un’Italia che invecchia sempre più ed alla percentuale di persone che saranno colpite da queste patologie.

Sono destinati ad ammalarsi il 50% degli over 85enni .

Tutti noi, se avremo la fortuna di arrivare ad una così veneranda età, siamo destinati ad essere colpiti e se non lo saremo personalmente lo saranno i nostri partner, i nostri fratelli, i nostri amici .

Come non chiederci quale deriva attende in questo caso la nostra vita se le nostre città non saranno attrezzate per accoglierci e quale pesante carico lasceremo ai nostri figli e nipoti.

Il Paese Ritrovato ospita circa 50 persone è nato grazie al progetto ed alla caparbietà della Cooperativa Meridana, costato poco più di 10 milioni di euro di cui quasi 7 milioni donati da famiglie della brianza, cittadini, imprese, fondazioni, enti che con questo Welfare di comunità hanno dimostrato come sia possibile collaborare insieme al fine di raggiungere l’obiettivo di risolvere un problema complesso .

La grande sfida adesso è quella di creare un modello di organizzazione e culturale standardizzabile che possa essere replicato in altre zone d’Italia recuperando magari dei borghi già esistenti, tante persone stanno visitando in questi mesi il Paese e si sono dette interessate ad impegnarsi in prima persona nelle loro regioni affinchè il Paese Ritrovato possa essere riprodotto.

Fiera del libro presso il Cinema Teatro Odeon de Il Paese Ritrovato

Adesso una nota personale: da appassionata lettrice quale sono, mi ha stupita trovare in questo luogo tanti libri, ho sempre pensato che la perdita della memoria rendesse la lettura una attività poco desiderata per chi è affetto da demenza , mi è stato spiegato invece che la struttura della personalità viene conservata anche nella malattia , per cui una persona che era attiva rimarrà attiva nella malattia e chi leggeva desidererà leggere anche nella malattia solo che dimenticherà ogni giorno ciò che ha letto , rileggendo probabilmente la stessa pagina all’infinito .

Se un giorno dovessi essere io ad ammalarmi dovrò scegliere la pagina più bella di tutti i libri letti nella mia vita e lasciare ai miei familiari il compito, quando i miei ricordi mi abbandoneranno, di prepararmi un libro dove sia riprodotta la pagina preferita per la mia lettura perpetua .

La lettura è una immortalità all’indietro. (Umberto Eco)
Adelaide Cacace

Per info www.ilpaeseritrovato.it
Ringraziamo per la gentile collaborazione e disponibilità
Fabrizio Annaro Responsabile Comunicazione della coop La Meridiana
Dr.ssa Mariella Zanetti medico geriatra della coop La Meridiana
Marco Fumagalli educatore e formatore della coop La Meridiana
il direttore della coop la Meridiana Roberto Mauri

Qui di seguito trovate il racconto dell’esperienza di Barbara e di sua madre pubblicato sul Giornale de Il Paese Ritrovato,

Il racconto di Barbara. Oggi mia madre è rinata.
Sommario: La libertà che le ha dato il Paese Ritrovato le ha riportato il sorriso. Qui le è stata data la possibilità di vivere serenamente e dignitosamente in un ambiente protetto, ma non opprimente, che rispecchia gli ambienti della vita a cui era abituata, sotto l’occhio costante e discreto di favolosi educatori qualificati e personale medico.
Mia madre soffre di una degenerazione cerebrale che l’ha trasformata in breve tempo da una donna energica e brillante in una persona che ha bisogno di avere la camera tappezzata di post it per farle ricordare come si accendono e spengono le luci, come si alzano ed abbassano le tapparelle. E la rapidità con cui questa malattia l’ha colpita ha richiesto un cambio repentino anche nella mia vita, travolgendomi come un fiume in piena.
È davvero molto penoso e traumatico ritrovarsi a fare da madre a tua madre, alla persona che ti ha cresciuto e con cui ti sei sempre confrontata.

Nonostante tutti i miei sforzi ho dovuto arrendermi all’idea che mia madre non c’è più. Ed è davvero crudele provare questo senso di perdita quando in effetti lei è ancora viva.
E l’ Alzheimer è una malattia crudele perché cancella i ricordi, ruba la vita di chi ne soffre e stravolge la vita a chi gli vive accanto.
Lei non ricorda le cose importanti della sua vita, ha perso dapprima la memoria a breve termine ma ormai stanno sfumando anche ricordi lontani.
Quando mi sono accorta che le stava succedendo qualcosa mi sono trasferita a vivere con lei.
Le prime avvisaglie sono stati i cambiamenti nel comportamento e nella personalità, era confusa, non riusciva più a svolgere i gesti quotidiani più semplici, era disorientata, non prendeva i farmaci, comprava compulsivamente sempre gli stessi oggetti…

Inizialmente pensavo di poter gestire sia lei che il mio lavoro e gli affetti, che avevo lasciato a casa. Ma invece avevo sottovalutato quello che stava per succedere.
Infatti i sintomi di mia madre hanno iniziato a peggiorare sensibilmente. Inoltre, come tutte le persone colpite da demenza, lei non era consapevole dei suoi cambiamenti e non accettava la mia presenza.
Solo dopo tanti mesi, leggendo e documentandomi ho capito che nonostante io volessi aiutarla le toglievo la libertà, la mia presenza la soffocava. E questo si manifestava con una costante irritabilità, con la perdita dell’autocontrollo che sfociava in aggressività nei miei confronti.
Specialmente il tardo pomeriggio per me era diventato un calvario perché i suoi sintomi si impennavano. Diventava ingestibile. La situazione era paradossale e insensata, più la mia vita era completamente dedicata a lei, più lei mi detestava.
Poi è iniziato il girotondo delle badanti…. ben 6 nel giro di un anno.
E’stata davvero dura. Tante lacrime e disperazione, ho abbandonato il lavoro e gli affetti hanno iniziato a vacillare.
L’unica cosa che mi faceva andare avanti era pensare che se fossi stata io malata mia madre mi sarebbe rimasta accanto giorno e notte, senza cedere, senza arrendersi.
Sono sempre stata contraria a inserirla in un RSA perché non se lo meritava. Lei ha sempre aiutato tutti e non ho mai voluto che finisse a spegnersi lentamente, con lo sguardo vuoto, davanti ad una finestra di una qualsiasi residenza per anziani.
Finalmente la mia costanza nella ricerca mi ha ripagata.
Ho scoperto leggendo su internet che a Monza avrebbero aperto un villaggio Alzheimer ispirato dal modello Olandese Hogewey.
Ho finalmente intravisto la luce alla fine del tunnel.
Ho subito contattato Il Paese Ritrovato, che era appena stato inaugurato ma non aperto, e dopo 5 mesi mia madre -il 30 Luglio 2018- è entrata nella struttura.
Oggi mia madre è rinata.
La libertà che le ha dato il Paese Ritrovato le ha riportato il sorriso.
Qui le è stata data la possibilità di vivere serenamente e dignitosamente in un ambiente protetto, ma non opprimente, che rispecchia gli ambienti della vita a cui era abituata, sotto l’occhio costante e discreto di favolosi educatori qualificati e personale medico. Dove sia mia madre, che tutti gli ospiti, vengono trattati con garbo e professionalità dagli operatori. Dove le giornate sono occupate da tante attività ricreative, dove la vita continua laddove la mente si è persa.
Non ho mai più sentito dire a mia madre “ e adesso cosa faccio?”….. frase che ha segnato 2 anni della mia vita.
Il Paese Ritrovato è “l’isola che non c’era” per mia mamma e per tutte quelle mamme e papà a cui un destino crudele ha strappato il passato.

Nonostante l’Alzheimer abbia lasciato in me una dolorosa e irrimarginabile ferita voglio sperare che mia madre continui a sorridermi anche quando un giorno non mi riconoscerà più.
Grazie Paese Ritrovato per avermi reso il sorriso di mia madre .

Barbara Manfredini

canale telegram Segui il canale TELEGRAM

-----------------------------

Newsletter Iscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article