Il Pan Del Diavolo. FolkrockaBoom. Un sorprendente viaggio tra nuovi orizzonti musicali e narrativi

copertina Il Pan Del Diavolo FolkrockaBoom.
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Il titolo dell’album ha una genesi illustre. John Lennon conversando con Bob Dylan usa l’espressione “Folkrockaboom” per condensare con una parola l’esplosione della musica folk-rock negli anni ’60 e che per Il Pan Del Diavolo è un modo richiamo alle loro sonorità «sempre in bilico tra diversi generi» [1].
Ma le due icone della musica non sono i padri diretti delle composizioni di questo disco che appartengono ad ambientazioni desertiche del continente nordamericano seppur ancorati ai nostri lidi.


A sette anni dalla nascita e a quattro dal folgorante esordio Sono All’Osso il duo palermitano ha cambiato registro musicale e modalità narrativa e il tutto con un cantato in italiano che appare particolarmente adattato e adatto nonostante qualche voce isolata sostenga il contrario. Qualche brano ben si adatterebbe al deserto ambientale e umano che si respira in un film di notevole realismo, solo per fare un esempio tra tanti, come Piccola Patria di Alessandro Rossetti.
Ma allora chi sta sbagliando cosa/Chi è la spina/Chi la rosa, canta Pietro Alessandro Alosi nell’armoniosa ballata Vivere Fuggendo. Non loro perché qui nascono le idee.

Non ancora trentenni i due palermitani, il citato Pietro Alessandro Alosi (voce, chitarre e grancassa) e Gianluca Bartolo (chitarre e seconde voci), grazie anche al mixaggio di Craig Schumacher (Calexico e Bob Dylan) e alla co-produzione di Antonio Gramentieri dei Sacri Cuori (ospiti in Il Domani) compongono un quadro ispirato.

Le influenze dei Calexico e dei Giant Sand accompagnano vari momenti di Folkrockaboom a cominciare dalla stessa title-track fin dagli accordi iniziali anche se quel percuotere la grancassa ritorna allo spirito combattivo, incendiario che connotava l’inizio della loro storia musicale. Lenta, a tratti cupa e straniante Cattive Idee appartiene agli stessi paesaggi sonori ma con liriche, come spesso accade in questo lavoro, pennellate, accennate e non di banale leggibilità.

C’è molto altro come l’incipit battistiano di Io Mi Do che nel suo successivo crescendo entra nei territori punk liberando la voce per urlare “NO”. Il Meglio si sviluppa partendo da un’interpretazione vocale che da la sensazione di un gentile e sommesso omaggio a Demetrio Stratos per poi correre veloce con le percussioni e con le chitarre che prenderanno il sopravvento in chiusura. Il blues della ben congeniata Nessuna Certezza che assimila le percussioni profonde e la limpidezza delle chitarra o Mediterraneo dove le due sponde dell’Atlantico si avvicinano e si fondono tra il flamenco ben ritmato, le chitarre che odorano di Texas e un testo che riporta i dolori che viviamo per pratiche ignobili, eravamo schiavi/ora criminali presi nel sonno questo non è l’Oceano questo è il Mar Mediterraneo/ruzzola già la mia testa.
Non ci curate di noi e ascoltate
Ciro Ardiglione

genere: folk-rock
Il Pan del Diavolo
FolkrockaBoom
etichetta: La Tempesta
data di pubblicazione: 3 giugno 2014
brani: 12
durata: 42:35
cd: singolo

[1] Giovanni Ansaldo, “Il Pan Del Diavolo racconta il nuovo album FolkRockaBoom”, www.internazionale.it, 11 giugno 2014

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