Il passato. Affrontare il proprio vissuto o restarne schiacciati

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Come tante tessere di un mosaico che lentamente si ricompone, così le inquadrature dell’ultimo film di Asghar Farhadi si susseguono l’una all’altra delineando poco alla volta un quadro che sempre più assume una sua precisa consistenza, passando attraverso un costante accumulo di tensione drammatica che, rinnovata all’inserimento di ogni nuovo elemento della storia, pervade il racconto filmico lungo tutto il corso della narrazione.

E proprio il concetto di “tessera di un mosaico”, cifra stilistica del cineasta iraniano, sembra mettere insieme forma e sostanza della materia rappresentata, evocandosi plasticamente nel film, con la sintassi adottata (forma), la frammentazione interiore dei protagonisti della vicenda (sostanza) che dà corpo al discorso poetico su cui si basa l’ultimo lavoro di Farhadi.

Il passato” si pone, da questo punto di vista, come naturale prosecuzione del suo lungometraggio precedente. Se lì l’analisi sottesa agli eventi rappresentati ruotava attorno allo sgretolamento della cellula familiare e restituiva lo spaccato di una società altrettanto disgregata, qui la ricerca si fa più intima, l’indagine più approfondita e la frattura viene stavolta individuata all’interno dei personaggi stessi: icasticamente esibita nell’insicurezza dei protagonisti (le sfuriate improvvise di Marie, la sua incapacità di gestire il rapporto con la figlia Lucie), nell’incertezza sulla direzione intrapresa da ognuno (i ripensamenti, le perplessità). Marie è una donna irrisolta che cerca a tutti i costi di voltare pagina (a quattro anni dalla separazione col suo precedente marito) e di trovare un nuovo equilibrio; Samir vuole credere alla sua nuova vita con Marie, ma non è in grado di farlo fino in fondo e, schiacciato dal senso di colpa, non riesce a chiudere col proprio passato (rappresentato da Céline); Ahmad, che pensava di essersi lasciato alle spalle la sua vita precedente, una volta rientrato in Francia, si accorge di essere ancora coinvolto nelle vicende di un tempo e riflette su quanto fosse accaduto quattro anni prima, tentando di ricostruire gli accadimenti che lo avevano portato alla rottura con Marie.

La frattura, allora, la ferita ancora aperta, dolorosa, purulenta che appare con evidenza in ognuno dei personaggi del film (così è anche per Lucie, che non riesce ad accettare il nuovo compagno della madre), è interiore, profonda; ed è strettamente connessa con avvenimenti riconducibili al proprio vissuto. Vissuto che, dal più lontano a quello più recente, riaffiora poco alla volta in superficie plasmando i destini di ciascuno dei protagonisti della vicenda. Man mano che il passato comincia a riemergere, che i dettagli della storia assumono maggiore nitidezza, la storia stessa cambia direzione, gli equilibri mutano, i rapporti tra i protagonisti vengono delineati su basi differenti, illuminati da una luce diversa. Verità e menzogna si mescolano insieme fino a dare alla vicenda narrata un’impressione di ineffabilità ed a comunicare, al tempo stesso, una sensazione di indecifrabilità del reale che non può che rappresentare un’ulteriore nota cupa nell’equilibrio del film: la realtà è inganno ed il passato, con cui è già di per sé difficile rapportarsi, diventa addirittura imperscrutabile a causa delle interpolazioni e mistificazioni che vi si sovrappongono.
Ma lo stesso passato è visto qui, d’altra parte, anche come elemento di coerenza del cammino interiore dei protagonisti – percorso che ineluttabilmente li inchioda alle proprie responsabilità. Noi siamo la somma delle nostre decisioni, sembra dirci Farhadi, il risultato di tutto ciò che abbiamo scelto di fare, delle strade intraprese e di quelle scartate, di quelle percorse fino in fondo e di quelle abbandonate. Non possiamo andare avanti, se non riusciamo a guardarci indietro. Ed arriva un momento della nostra vita in cui una vicenda intima, per lungo tempo ignorata, sedimenta. Prende forma, allora, un pensiero fisso, matura una decisione che compulsivamente ci riporta ad un passaggio che credevamo superato per sempre, che comporta un ripensamento delle nostre posizioni. È il momento in cui si decide di fare un passo indietro; è il passato a cui non si può sfuggire.

Gianfranco Raffaeli

Scheda del film:

Titolo originale: Le passé – Genere: Drammatico – Origine/Anno: Francia/2013 – Regia:  Asghar Farhadi – Sceneggiatura: Asghar Farhadi – Interpreti: Bérénice Bejo, Tahar Rahim, Ali Mosaffa, Sabrina Ouazani, Pauline Burlet, Elyes Aguis – Montaggio: Juliette Welfling – Fotografia: Mahmood Kalari – Scenografia: Claude Lenoir – Costumi: Jean-Daniel Vuillermoz – Musica: Evgueni Galperine, Youli Galperine

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