Il ragazzo con la bicicletta. Alla ricerca del padre perduto

il ragazzo con la bicicletta Dardenne
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Ancora una vicenda sofferta per il cinema dei Dardenne, ancora una realtà di lacerazione profonda, di cesura, di vita vissuta ai margini, raccontata con lo stile asciutto e sobrio, con quel taglio documentaristico che dà il senso dell’inesorabilità delle vicende dei protagonisti, cui i due fratelli belgi ci hanno abituato nel corso di una filmografia che fa dell’analisi del disagio sociale e delle sue ineluttabili dinamiche la propria principale ragion d’essere.

Il piccolo Cyril vive in un istituto. E’ stato abbandonato dal padre, un balordo che cerca di rifarsi una vita e vuole liberarsi del figlio, considerato oramai soltanto un peso. Non si sa molto di questo padre (interpretato da Jérémie Rénier, attore feticcio dei Dardenne), non si sa chi sia, né quale sia la sua storia. Così come non si verrà a sapere molto di Samantha, la parrucchiera che ospita Cyril nel fine settimana, la bella Cécile De France di recente vista in “Hereafter” di Clint Eastwood.

L’obiettivo della macchina da presa dei Dardenne è invece fin da subito puntato su Cyril. Sulle sue continue e inarrestabili fughe, che rievocano a tratti la disperata e liberatoria corsa verso il mare di Antoine Doinel nel finale de “I quattrocento colpi” del grande Truffaut. Sulla sua incontenibile aggressività, sfogata sugli educatori dell’istituto che lo ospita, o su un coetaneo che tenta di rubargli la bicicletta, o sulla stessa Samantha che cerca di impedirgli di uscire di casa: un’aggressività emblematica di un forte disagio interiore, di una mancanza vissuta come lutto, di una profonda lacerazione, come si diceva all’inizio. Sulla sua ostinata ricerca del padre, un padre assente e concentrato solo su se stesso, bugiardo e distante, cui riesce a perdonare tutto. Padre per il quale il piccolo protagonista del film arriva persino a negare l’evidenza, pur di continuare ad averne uno.

La bicicletta del titolo, allora, con la quale Cyril corre sempre, pedalando quasi allo spasimo, diventa il catalizzatore delle sue irrefrenabili pulsioni: espressione di ritrovata libertà (quando Samantha la ricompra da uno sconosciuto e gliela fa riavere) e al tempo stesso liberazione e sfogo dalle proprie angosce, fuga da sé e dalla propria condizione di disagio e corsa verso il paradigmatico approdo rappresentato dalla figura genitoriale (come il mare-evocatore di pacificazione, l’acqua-madre benevola, per Antoine Doinel).
Il ricongiungimento col padre, dunque, ed il recupero degli affetti che gli sono negati diventano l’ossessione di fondo del ragazzo con la bicicletta. Proprio in questo quadro si inserisce l’incontro col pusher Wes, con il quale Cyril – abbandonato dal padre naturale – accetterà di fare una rapina. E lo farà disinteressandosi, ovviamente, alla sua parte di refurtiva, ma preoccupandosi soltanto di conquistare la fiducia di Wes, di riuscire ad ottenerne l’affetto e la considerazione. Ancora un’ostinata ricerca della figura paterna, ancora una disperata richiesta di aiuto! Gli stessi soldi, che il pusher rifiuta per paura di venire arrestato, verranno impiegati in un ultimo vano tentativo di “comprare” la considerazione del padre. Ma ancora una volta il tentativo si rivelerà, appunto, inutile.

Il ragazzo con la bicicletta è una storia intima e delicata, raccontata in puro stile Dardenne, che conferma la profondità dello sguardo dei due registi e sceneggiatori belgi. Atteso all’ultimo film di Cannes, non ha deluso le aspettative ottenendo il Gran Premio della Giuria ex aequo con “Once upon a time in Anatolia”.

Gianfranco Raffaeli

Scheda del film

Titolo originale: Le gamin au vélo Genere: Drammatico Origine/Anno: Italia, Francia, Belgio – 2011 Regia:  Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne Interpreti: Cécile De France, Jérémie Rénier, Olivier Gourmet, Thomas Doret, Fabrizio Rongione, Egon Di Mateo Sceneggiatura: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne Montaggio: Marie-Hélène Dozo Fotografia: Alain Marcoen    Giudizio: 7 ½

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