Il reddito eccessivo crea diseguaglianze. Nobel 2015 a Deaton

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Nel giorno del Columbus day, il premio Nobel 2015 è stato assegnato a uno studioso di Princeton. Il tema centrale dei suoi studi  non è banale  e attiene al modo migliore per valutare e sviscerare il benessere e la povertà di un paese.  Il suo lavoro analizza come i consumatori distribuiscono la spesa fra beni diversi, quanto spendono e quanto risparmiano. Una politica economica che riduca la povertà, deve innanzitutto penetrare la propensione individuale al consumo: «per realizzare una politica economica che promuove il welfare e riduce la povertà, bisogna innanzitutto comprendere le scelte che stanno dietro i consumi individuali».

Non ci troviamo al cospetto di un economista rivoluzionario, né di un neomarxista. Ma il nostro è uno studioso che accetta le logiche del capitalismo e ritiene fisiologiche le diseguaglianze. Ma è lontano dagli eccessi indotti dall’accettazione supina della teoria di Laffer con la detassazione dei redditi alti e dell’economia seguita da Bush e dal neocapitalismo degli anni ’90 che hanno aumentato a dismisura le diseguaglianze.
Questi eccessi hanno portato a concentrazioni di ricchezza inimmaginabili, lo squilibrio salariale per cui un “CEO” può guadagnare  in media 53 volte il salario di un impiegato. La liquidazione dell’amministratore delegato del gruppo Volkswagen Martin Winterkorn – che non si è distinto per le sue capacità- oltre a 28,6 milioni di euro di pensione, sarà pari a due annualità di stipendio – 33 milioni di euro.

In relazione a questi fenomeni di ricchezza spropositata, ha elaborato una teoria, il “paradosso di Deaton”. La propensione ai consumi non aumenta  oltre una certa soglia di reddito; Deaton afferma che oltre la soglia dei 75mila dollari, diminuiscono i desideri da appagare e la felicità di consumare si esaurisce.
Ha elaborato anche “Almost Ideal Demand System”, modello in cui la domanda di ogni bene si relaziona  ai  prezzi delle merci e ai redditi, si collegano consumi e reddito dei paesi sottosviluppati con lo studio degli standard di vita e di povertà delle famiglie. Anche la povertà è un concetto relativo che va misurato. Il povero in Europa è chi non riesce a comprare un’automobile o vestiti adeguati. In Africa è povero chi non riesce a procurarsi il cibo e c’è una bella differenza, come ben sanno quelli che non riescono a procurarsi il cibo.

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Roma. Dormire a Largo Argentina. Foto Davide Pisano

La teoria di Deaton ha il merito di aver evidenziato e superato le limitazioni del concetto di Pil che non esprima il reale benessere della società. Il Pil è cresciuto negli USA negli anni ’90 ma contemporaneamente sono cresciuti i poveri. E col crescere delle diseguaglianze, il welfare del mondo occidentale subisce continue minacce. Le reazione dei ricchi americani ( che possono pagarsi da soli le cure) alle riforme del Sistema sanitario  USA sono state clamorose e la potenza e la capacità lobbystica di influenzare gli opinion leader hanno messo in crisi l’amministrazione più di ogni altra decisione.
D’altro canto tutto il welfare che la borghesia ha inventato è totalmente inutile per i ricchi che possono pagare questi servizi senza sforzo. Ma pagare l’istruzione, la previdenza, i trasporti o la sanità non può che aumentare il divario tra le persone con un reddito più alto e con uno di molto inferiore e in definitiva impoverire tutta la società.

Francesco de Majo

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