Perù. Elezioni presidenziali 2011, il riformatore Humala primo

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In un clima di serenità il primo turno delle elezioni presidenziali di domenica scorsa è stato vinto, come gli ultimi sondaggi predicevano, da l’ex-tenente colonnello dell’esercito Ollanta Humala (lista Gana Perú) che già nel 2006 aveva chiuso in testa al primo round, ma poi dovette cedere il passo all’attuale presidente.
Dopo qualche dubbio all’inizio degli scrutini quando sembrava che l’ex-ministro dell’Economia Pedro Pablo Kuczynski (Alianza por el Gran Cambio) potesse farcela, la figlia dell’ex presidente e senatrice Keiko Fujimori sostenuta da Fuerza 2011 sfiderà Humala, il 5 giugno prossimo, per diventare il 94° presidente del Perù. Già nel pomeriggio il presidente Alan García Pérez si era congratulato con i due candidati esortandoli a lavorare per il popolo peruviano.
Con oltre il 90% delle schede scrutinate Gana Peru ha ottenuto il 31.8%, Fuerza 2011 il 23.3%, Alianza por el Gran Cambio il 18.6 %, Peru Posible il 15.4%.
Sui 20 milioni di aventi diritto al voto più dell’85% si è recato alle urne per esprimere l proprio voto.
Notevole la dispersione. Al voto si sono presentati undici partiti [1] e di questi cinque hanno superato la soglia del 10%. I partiti storici (Apra e Partido popular cristiano non hanno espresso un candidato diretto come pure il Partito comunista e quello socialista che hanno appoggiato Humala facendo parte della coalizione Gana Peru.

Humala ha probabilmente saputo intercettare meglio i voti dello scontento popolare per i mancati benefici di una scintillante crescita economica che ha fatto chiudere con un +8,78% il pil nazionale nel 2010 e nel 2011, secondo il Fondo monetario internazionale, salirà di un altro 7,5%. L’ennesimo balzo in avanti. Ma appunto le sperequazioni sono gigantesche e quasi il 40% della popolazione è in condizioni di povertà con gli indios a patire le condizioni peggiori. Del resto, un’economia basata sullo sfruttamento intensivo delle risorse naturali raramente genera condizioni migliori per le popolazioni. Anzi l’ecosistema ne soffre e le attività produttive tradizionali vengono marginalizzate o messe sotto il controllo delle grandi proprietà. Quella del Perù è una delle peggiori realtà socio-economiche dell’America latina.

Wilfredo Ardito Vega, avvocato e docente dell’Università Cattolica del Perù indica nel razzismo e nella discriminazione gli ostacoli allo sviluppo del paese: <<la minoranza di origine europea controlla i media, le aziende e, quasi sempre, il governo. Non vuole condividere il potere con quelli che considerano intrinsecamente inferiori – per quello fa pagare per la carta d’identità – gli indigeni, chiamati qui ‘campesinos’ (contadini) e i ‘nativos’ o indigeni dell’Amazzonia>> [2].
Convinzione diffusa tra i cittadini è che andrebbe debellata la corruzione e i favoritismi in ogni ambito tra le élites che governano la nazione. E in maniera populistica Humala prevede di cancellare la prescrizione per i reati di corruzione e di dare ai peruviani la possibilità di revocare i mandati delle alte cariche, Presidenza della Repubblica compresa.
Il suo programma elettorale è largamente riformista, l’unico del panorama dei candidati che potrebbe intervenire su un sistema economico liberista. E la Borsa di Lima quando è salito in vetta ai sondaggi ha tremato.
Migliorare radicalmente l’istruzione perché l’unica decente è quella privata, garantire una pensione minima al di sopra dei 65 anni, sanità pubblica gratuita, l’aumento del salario minimo da 150 euro a 186 euro, l’aumento dei salari dei poliziotti, dirottamento parziale del gas alle esigenze interne per abbassare le tariffe.
Per poter avere delle buone possibilità di vittoria Humala ha dovuto rendere la sua immagine comunque più moderata. Politicamente si è allontanato dalle posizioni del venezuelano Chavez avvicinandosi a quelle di Lula tanto da avere nello staff della campagna elettorale uomini del partito dell’ex presidente brasiliano. Ha anche fatto in modo di apparire diversamente con la scelta di farsi ritrarre e riprendere con la moglie e i figli. Il rovescio subito nel 2006, fondamentalmente per accuse di estremismo, gli deve aver consigliato un look più borghese. Intanto bisognerà attendere l’esito finale che come per tutte le elezioni peruviani sarà molto più che incerto.

Pasquale Esposito

[1] I partiti in lizza sono stati: Gana Peru, Fuerza 2011, Alianza por el Gran Cambio, Peru Posible e Alianza Solidaridad Nacional,Fonavistas del Peru, Despertar Nacional, Adelante, Fuerza Nacional, Justicia, Tecnología, Ecología, Partido Descentralista Fuerza Social.
[2] “Perù elezioni: domenica al voto, un’analisi”, www.misna.org, 9 aprile 2011

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