Il ruolo della diagnostica di laboratorio nella pandemia Covid-19

laboratorio spirito santo pescara
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Da questa pandemia si scopriranno infiniti elementi che aiuteranno meglio a comprendere come siamo fatti. Si tratterà degli aspetti più veri della nostra vita che l’emergenza e le necessità hanno messo in gioco, senza badare a calcoli o a strategie ma ascoltando solo la spinta che arriva da dentro e inorgoglisce coloro che la sorte ha scelto come primi collaboratori dei colleghi che agiscono sul fronte: cioè corsie e terapie intensive.

Dott. Paolo Fazii direttore UOC Microbiologia e Virologia p.o. Pescara

Ne avvertiamo la sincera consapevolezza dalle parole del dottor Paolo Fazii quando ci racconta di come, insieme ai suoi collaboratori, è organizzato nel fronteggiare la richiesta di diagnostica per l’emergenza Covid-19.

Fazii è il Direttore della Unità Operativa Complessa di Microbiologia e Virologia Clinica a valenza regionale del presidio ospedaliero Spirito Santo di Pescara. Ha come collaboratori un dirigente medico due biologi e sette tecnici ma in questo momento, questa sezione di biologia molecolare, gode del supporto di qualsiasi altro collega da altri settori.

Il lavoro risulta particolarmente impegnativo malgrado questo collaudato gruppo di professionisti goda di una antica impostazione voluta dall’allora prof. Giuseppe Riario Sforza che insieme alla  dottoressa Luana Cosentino, ebbe l’intuizione di organizzare una sala BL3 a pressione negativa. Una sala BL3 è dotata di una sala antistante per cambiarsi e poi la sala vera e propria dove è tutto sterile e l’aria invece di entrare esce per evitare contaminazioni.

Da allora questi laboratori, poi affidati alle guide del dottor Domenico D’Antonio ed adesso del dottor Fazii, hanno assolto ai riferimenti regionali per svariati progetti, quelli per la diagnosi veloce di Sepsi che fu denominato allora Septifast e che è rimasto, seppur in questo momento, sospeso in quanto tutti sono impegnati nell’assolvere all’immane lavoro per il Covid-19. Sempre lo stesso gruppo fu indicato come riferimento per gli esami necessari per l’emergenza Sars oppure come necessità legali in diagnostica forense per indagini sull’antrace.

Il dott. Fazii ci rivela che, dopo oltre 30 anni di esercizio da medico laboratorista di microbiologia, mai come adesso aveva visto una fratellanza di intenti che, “in spirito di comunione ha affrontato, questa emergenza uniti spalla a spalla senza mai discutere su turni massacranti, ma a testa bassa, concentrati nel produrre risposte agli esami da fornire alla clinica nel minor tempo possibile“. Immaginiamo le sue parole, direttamente collegate ai suoi occhi, premere per l’emozione che sgorga su di essi, come i gesti dei suoi collaboratori impegnati a produrre referti anch’essi emotivamente coinvolti.

Chi conosce queste situazioni comprende anche la difficoltà nel cercare di organizzare sedute su sedute mentre in accettazione, la sequela di richieste di esami su fasci di provette contenenti i tamponi, si accresce e attende di essere codificata per poi essere trasferita a chi ha già preparato i reagenti in quantità centellinate per i campioni pervenuti, per non avere sprechi di sostanze preziose.

Ospedale Spirito Santo Pescara Laboratorio UOC di Microbiologia e Virologia clinica

Da qui si inizia ad organizzare le sedute di estrazione da ogni campione dei materiali sui quali si andrà a valutare la presenza del Covid-19. Ogni operatore è costretto a lavorare in modo tale che esegua, in assoluta garanzia di sterilità, la sequenza di operazioni (estrazione, amplificazione e rivelazione) che porteranno a capire della positività o meno del soggetto.
Il tutto sempre con lo spettro di un agente inquinante che possa vanificare ore di attività e sprecare materiali preziosi.

La fase di amplificazione prevede l’utilizzo di una trascrittasi inversa che produce un piccolo filamento di DNA dopo essersi appaiata alla sequenza dell’ RNA target. A questo punto è l’utilizzo di sonde rivelatrici a mezzo di fluorescenza che svelano i risultati ottenuti. È qui che si passa all’interpretazione delle letture effettuate sui vari campioni sotto forma di curve che un programma al computer propone ma che l’operatore deve valutare e comparare. Ci sono anche i controlli di qualità che, se non a risposta soddisfacente, inficerebbero l’intera seduta che deve essere riproposta per una metodica che dura mediamente 5 ore per un numero di campioni da 40 a 60 per ciclo.

Il laboratorio raccoglie campioni da tutta la regione ed assolve i propri compiti in max 48 ore anche se il nostro interlocutore ci ha confidato di avere l’obiettivo di scendere a 24. Quello descritto è il metodo a maggiori garanzie qualitative, ma anche quello che richiede maggiori competenze degli operatori ed anche uso di materiali adeguati e di locali sterili con più cappe dove svolgere i lavori che differenzino le varie fasi operative. Nel futuro è molto probabile che questa metodica possa essere sostituita da altra, sempre con metodo molecolare, ma completamente automatizzata dall’estrazione alla refertazione, con tempi ridotti fino ad un’ora e mezza.
In questo momento, fra i metodi noti in questo servizio, vi è un metodo rapido in gergo detto a saponetta. Ma è evidente che la qualità della risposta ne risenta in modo tale da scongiurarne l’utilizzo se non nelle condizioni estreme.

Un’alternativa, ci dice il dott. Fazii, potrebbe essere costituita da un metodo Ena in micropiastra CE IVD, una sorta di reazione immunoenzimatica a fluorescenza in grado di dare risposte sulle IgA dal nostro interlocutore giudicate più stabili delle IgG e delle IgM.

Quanto descritto sopra rende chiara la difficoltà e la tempistica a cui ci troveremmo di fronte se dovessimo, come sostengono alcuni, fare il tampone e l’esame a tutti. E poi, sapendo di un paziente positivo ma asintomatico che deve rimanere in casa comunque per ragioni connesse, cosa cambia saperlo? Alla comparsa di sintomi per sé ed i conviventi chiaramente si cambierebbe atteggiamento.

Anche Fazii ci conferma che probabilmente loro saranno organizzati per eseguire i test a chi ha sintomi, ai sanitari e collaboratori tutti, perché in questo momento devono stare bene prima di altri proprio loro e si deve avere certezza di questo, e poi forze dell’ordine e comunque tutto il personale delle attività produttive non obbligato ad essere a casa.
Certo anche eseguendo i test non si avrebbe certezza assoluta perché il Covid-19 potrebbe contagiare appena un momento dopo il prelievo e quindi sarebbe reso tutto vano.

L’impegno dei vari dottor Fazii, dei suoi collaboratori e di tutti coloro che lavorano, sanitari e non, in questo momento fuori casa, sono la certezza che ce la faremo. Sono anche la testimonianza, insieme a tutti coloro che si sono dichiarati disponibili per un aiuto, che dopo potremo contare su un mondo migliore.

Emidio Maria Di Loreto

Tutte le foto sono del dott. Paolo Fazii, Direttore della Unità Operativa Complessa di Microbiologia e Virologia Clinica a valenza regionale del presidio ospedaliero Spirito Santo di Pescara

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