Il sale della terra di Wim Wenders, Juliano R. Salgado

il sale della terra salgado wenders

Da quarant'anni Salgado attraversa i continenti sulle tracce di un'umanità in pieno cambiamento e di un pianeta che a questo cambiamento resiste. Dopo aver testimoniato alcuni tra i fatti più sconvolgenti della nostra storia contemporanea – conflitti internazionali, carestie, migrazioni di massa – si lancia adesso alla scoperta di e grandiosi, per incontrare la fauna e la flora selvagge in un grande progetto fotografico, omaggio alla bellezza del pianeta che abitiamo. La sua vita e il suo lavoro ci vengono rivelati dallo sguardo di Juliano Ribeiro Salgado, che l'ha accompagnato nei suoi ultimi viaggi, e da quello di Wenders, fotografo egli stesso.

IL SALE DELLA TERRA_foto (c)Donata_Wenders
Foto (c) Donata Wenders

È ancora in programmazione in alcune sale, questo interessante documentario, sul fotografo brasiliano . Il lavoro, realizzato da , assieme al figlio di Salgado, Juliano, racconta cronologicamente lo sviluppo del lavoro del fotografo.
Wenders è egli stesso appassionato di fotografia e i suoi film più importanti sono stati girati in bianco e nero. Quindi Wenders sa bene di cosa parla, quando descrive la fotografia di Salgado. Egli stesso ammette di essere un ammiratore delle sue foto, tanto da averne una attaccata nel suo studio.
Il lavoro giunge in Italia carico di riconoscimenti (Premio Speciale a Cannes, Premio del Pubblico al San Sebastian Film Festival), e di recensioni positive.
Effettivamente la somma del cinema di Wenders e quella della fotografia di Salgado, risultano essere piuttosto inattaccabili. Ma il lavoro non mi ha del tutto convinto.
Il regista ha qui scelto di raccontare in maniera lineare e senza troppe deviazioni, il percorso di Salgado, che non nasce come fotografo, ma come economista. Egli si avvicina tardi alle fotografia, nel 1973, quando ha 29 anni, abbandonando il suo precedente mestiere. Sceglie da subito di utilizzare il bianco e nero e di usare la Leica. Il suo primo grande reportage riguarda la siccità del Sahel, documenta poi la condizione di vita degli immigrati in Europa, successivamente fotografa la rivoluzione del Portogallo e le guerre coloniali in e . Per sei anni gira l'America Latina, dove descrive le condizioni di vita delle campagne. Dal 1993 al 1999 lavora sulle migrazioni umane. Nel 1994 descrive la tragedia del Rwanda.
E in questo punto del film, nella documentazione della terribile guerra civile di questo martoriato paese africano, che Salgado mostra un'incertezza. Inquadrato in primo piano, il fotografo racconta delle migliaia di morti raccolti con le ruspe e gettati nelle fosse comuni; dei bambini massacrati a causa della propria etnia. Ma qui, Wenders vola via troppo velocemente e non approfondisce, non tenta di sviluppare una riflessione sul rapporto fra i sentiment del fotografo e della ricaduta sulla sua estetica personale.
Come è noto, in un suo importante saggio del 1977: “Sulla FotografiaSusan Sontag, affronta la questione dell'etica delle immagini. Ella sviluppa una serrata critica alla fotografia, definendola come uno strumento che banalizza la realtà. “La nostra è un'epoca nostalgica e i fotografi sono promotori attivi della nostalgia. La fotografia è un'arte elegiaca, un'arte crepuscolare. Quasi tutti i suoi soggetti, per il solo fatto di essere fotografati, sono tinti di pathos.” Secondo la Sontag, il fotografo è un turista dei sentimenti. Mostra il dolore del mondo, ma permette a chi guarda di rimanere dall'altra parte, di potersi allontanare dal fatto in qualsiasi momento. L'esposizione prolungata alle immagini, creerà alla lunga, uno svuotamento della realtà e della sua reale capacità di interagire con questa. La visione abituale dell'orrore anestetizza e crea una patina di indifferenza nei confronti del reale. In sintesi, a parere della Sontag, le fotografie non sono in grado di provocare una risposta individuale di reazione e di scandalo, ma al massimo di consolidare le idee di chi è già sensibile alla tematica.
In questo film, purtroppo, è carente una riflessione sul ruolo sociale dei bellissimi lavori di Salgado. Wenders si limita a mostrarci le foto, come se si stesse ad una mostra. Ma per andare ad una mostra di fotografie non c'è bisogno di Wenders, basta comprare un biglietto per un museo.

Le tragiche foto scattate nelle a cielo aperto brasiliane, hanno la stessa importanza delle bellissime foto degli animali degli ultimi lavori del grande fotografo? A mio parere no, e qui si cade in un altro difetto del film: l'. Guardare le foto con un occhio estetizzante significa metterle tutte sullo stesso piano, interessarsi alla bellezza della foto, ma non a ciò che essa vuole raccontare. Quindi, in finale, di favorire un senso di straniamento nei confronti dei lavori del fotografo.
Più interessante la parte terminale del lavoro, dove Salgado mostra il suo ritorno alle radici. Ha riforestato la tenuta familiare di , nello stato di Minas Gerais, i cui alberi erano stati tutti abbattuti. È forse questa la parte più vera e intensa del lavoro, che si apre alla speranza e al futuro.
Alla fine di questo comunque interessante documentario, si rimane con la sensazione di un occasione perduta. Un volo un po' troppo superficiale sull'estetica e sul senso del lavoro di Salgado, che lascia lo spettatore con un senso di incompiutezza, anche se va riconosciuto che il film ha incontrato un pubblico sensibile e interessato, poiché nell'arco di due mesi circa di proiezione ha incassato circa 1,5 milioni di euro.
Francesco Castracane

SCHEDA DEL FILM:

Titolo in italiano:
Titolo originale: THE SALT OF THE HEARTH / O SAL DE TERRA / LE SEL DE LA TERRE
Lingua originale: FRANCESE, PORTOGHESE, INGLESE
Paese di produzione: BRASILE, ITALIA, FRANCIA
Anno di produzione: 2014
Durata: 110′
Colore: COLORE, B/N
Audio: sonoro, Dolby Digital
Genere: documentario
Regia: Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado
Soggetto: Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado, David Rosier, Camille Delafon
Produttore:  David Rosier, Andrea Gambetta, Lélia Wanick Salgado, Julia De Abreu, Fakhry, Christine Ponelle
Produttore esecutivo: Wim Wenders
Casa di produzione: DECIA FILMS, AMAZONAS IMAGES, DIGIMAGE, SOLARES FONDAZIONE DELLE ARTI
Distribuzione italiana: OFFICINE UBU
Musiche: Laurent Petitgand

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