Il Sassicaia compie mezzo secolo. Impressioni.

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Ha avuto il merito di aver aperto la strada verso l’enologia mondiale al movimento del vino italiano. Ha avuto un risultato ancora più importante, quello di aver avvicinato alla cultura del vino una nuova generazione di adepti che sono rimasti, assaggiandolo nella loro prima volta, affascinati, entusiasmati, stupiti. Da ciò nasceva immediata l’esigenza di avere conoscenze tecniche per una corretta degustazione ed il consequenziale successo dei corsi che ne diffondevano le competenze. Ancora oggi questa spinta propulsiva non risulta interrotta.

Ne avevamo già parlato nel febbraio 2016, quando Giacomo Tachis, il mescola vini che lo aveva creato, aveva lasciato questa terra. Allora avevamo promesso, attraverso la lettura del suo Sapere di Vino, di completare le conoscenze sulla sua persona. Purtroppo quel volume è scomparso da qualsiasi scaffale di libreria. Siamo costretti ancora a rimandare nella speranza che la pubblicazione torni presto in commercio.

Questa storia di successi, ormai lunga mezzo secolo e destinata a prolungarsi ancora per molto, nacque per passione, capacità, conoscenze e cultura. Gli ingredienti insomma che quasi sempre condiscono i successi. Erano propri di un nobile appassionato di bordolesi e di Toscana, Mario Incisa della Rocchetta, ed un giovane enologo che fu prestato dagli Antinori, presso cui lavorava, per la realizzazione del progetto vinicolo di maggior successo che la nostra penisola abbia conosciuto: Giacomo Tachis. Le caratteristiche dei terreni che crescevano i Cabernet Franc ed i Cabernet Sauvignon erano simili: il Graves dei bordeaux e le terre denominate Sassicaia, lì dove Carducci descriveva nella sua poetica ”.. I cipressi che a Bolgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filar…” .

Tachis utilizzò per la prima commercializzazione nel 1972 della sua prima annata, vendemmia del 1968, vini provenienti anche da anni diversi, sui quali si era intervenuti in vigna con potature esagerate, per quei tempi; allora una bassa resa era comunque una sconfitta.
Un tempo si prediligeva la quantità che doveva essere consumata entro l’anno successivo al massimo. Questo fu anche un altro caposaldo valicato dal prodotto Sassicaia: la scoperta che il prodotto avuto, seguendo questi nuovi criteri, poteva migliorare nel tempo perseguendo una qualità di partenza migliore…il vino lo si fa in vigna. Si operò anche successivamente un presunto miglioramento del prodotto attraverso un dimezzamento della composizione in Cabernet Franc dal 30 al 15%, probabilmente nel tentativo di addomesticare una beva che risultasse più facile. Del resto Giacomo Tachis paragonava l’attività del mescola vini, oppure wine maker che dir si voglia, a quella di un accordatore di organi, non di strumenti a corda o di un pianoforte, ma di uno strumento composto da centinaia di canne e registri, uno strumento il cui suono armonico è la risultante di innumerevoli variabili possibili. Furono anche usate barriques di legno pregiato ottenute da maestri tostatori di comprovata abilità e si fece ricorso alla fermentazione malolattica.

Organo a canne Santuario di Canneto. Foto Fabbrica Artigiana Bevilacqua

Da queste intuizioni vincenti nacque il prodotto che segnò la strada al mercato, ad altri professionisti del vino, ad una enorme popolazione di appassionati in Italia e nel mondo. Oltre gli indubbi successi economici ve ne sono stati di altro tipo. Il Sassicaia diventò presto uno status symbol sulle tavole che potevano permettersi quella scelta, dette notorietà ulteriore a chi ne ostentava la predilezione nel mondo dello spettacolo o dello sport, è grazie alla degustazione di un suo “ballon” che sono state aperte anche pagine sentimentali.

Offrire un calice di quel rosso voleva significare riservare la miglior attenzione possibile per la compagna che ne era stata omaggiata. Al pari del regalo di un prezioso o di un ricco fascio di rose avrà contribuito alla nascita di numerose relazioni affettive. Parimenti fu anche utilizzato come strumento per riguardi importanti finalizzati a facilitare il raggiungimento di un accordo commerciale oppure la conclusione di una trattativa ambiziosa. Possibile anche che, in numerosi di questi approcci al miglior rosso d’Italia, si possa anche aver avuto un atteggiamento colpevolmente distratto, meccanico, non attento o meditato, superficiale. Se accaduto avrebbe significato sicuramente una scarsa sensibilità del nostro che avrebbe fatto sicuramente meglio a sottrarsi ad un gesto assimilabile sicuramente allo spreco.

In questi cinquanta anni è stato davvero difficile, per chi ha potuto, sottrarsi al piacere gustativo del Sassicaia. Innumerevoli eventi sono stati organizzati. Sono state vivisezionate le caratteristiche delle varie annate in commercio attraverso numerose verticali. Ne è scaturita una descrizione che, a seconda delle preferenze individuali, ha espresso maggior attenzione verso una bottiglia piuttosto che l’altra.

È normale nella diversità di un prodotto che si mostra vivo anche a distanza di molti anni, concetto molto caro ad un altro grande dell’enologia Francesco Paolo Valentini di Loreto Aprutino. E’ proprio questa caratteristica di vitalità che garantisce diversità ed interesse nel tempo, bottiglie con maggior sentori speziati rispetto ad altri, profumi e persistenze di diverso livello che influiscono sull’armonia e sull’austerità finale. È quel colore rubino intenso con tonalità mattone, il sentore di muschio, cuoio e legna bagnata, le note raffinate e delicate di caffè, che consentono di distinguere un prodotto dalla nobiltà intrinseca che ha il pregio di avere fruizione popolare.

È come se le degustazioni inducano a sensazioni organolettiche simili a quelle musicali di… Impressioni di Settembre della Premiata Forneria Marconi ( musiche Franco Mussida, testo Mogol, Mauro Pagani ) con le sue gocce di rugiada …che bagnano legna e muschio. Un brano diventato emblema e memoria del periodo concomitante, proprio come i sentori evocati dalla degustazione di Sassicaia richiamano ad eccellenze di uguale livello. Non è difficile, a mente libera, abbinare il profumo di fieno, muschio, erba, il richiamo al bosco umido settembrino, ai virtuosismi del grande della chitarra Franco Mussida e allo scandire dei ritmi del mio compaesano Franz Di Cioccio. E come per il Sassicaia non fu un caso che la PFM era la band Italiana più nota fuori dallo stivale.

Insomma il mezzo secolo del Sassicaia ed il parallelo periodo della PFM e del rock progressivo italiano (che vide anche i New Trolls di Vittorio De Scalzi e Domenico Di Palo, gli Area di Demetrio Stratos, Le Orme, i Goblin, il Banco del Mutuo Soccorso), sono due eccellenze in campi analoghi e paralleli. Questi percorsi temporali però, a differenza dell’impossibilità delle rette parallele, possono anche fondersi in una analoga eccellente riproposizione di effetti piacevoli su chi ne vuole fruire all’ascolto ed alla beva. Meglio se simultaneamente.

Emidio Maria Di Loreto

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