Il seme della violenza.The Laramie Project

The Laramie Project di Moisés Kaufman
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Portare sul palco il testo di Moisés Kaufman “The Laramie Project” vuol dire fare una scelta politica e prendere una chiara è netta posizione nei confronti della omofobia accendendo un faro sui comportamenti dai quali scaturisce l’odio per tutti coloro che in qualche aspetto della loro esistenza non si conformano all’idea dominante.
Per questo spettacolo risulta particolarmente importante comprendere la genesi che ha portato alla sua realizzazione; Moisés Kaufman è stato lui stesso in primis membro di minoranze: come latino immigrato in USA prima, poi come ebreo quindi come omosessuale, si comprende se si ascolta questo scrittore drammaturgo quanto ci sia di vocazionale nel suo lavoro a servizio di tutti coloro che in qualche aspetto della loro sono discriminati.

Dopo aver assistito un anno fa il suo “Atti osceni. I tre processi di Oscar Wilde” finalmente dopo mesi di attesa possiamo godere a Milano della sua più famosa drammaturgia nata in seguito ad un fatto di cronaca del1992 quando nello Stato del Wyoming fu assassinato il giovane Matthew Shepard a causa della sua omosessualità. In seguito a tale orrendo fatto di cronaca Moisés Kaufman si è recato da New York insieme ai membri della Tectonic Theater Project proprio nella piccola cittadina di Laramie nel profondo West dei grandi spazi per incontrare ed intervistare gli abitanti e raccogliere la loro testimonianza in merito all’omicidio e alle cause che lo avevano determinato.

The Laramie Project è stato creato utilizzando queste testimonianze , esso è una orazione in memoria di Matthew per custodire il ricordo del suo breve passaggio in questo mondo, la trama ricostruisce gli eventi snocciolando uno dopo l’altro i fatti attraverso le voci dei testimoni ; chi era nel bar, chi ha visto, chi ha sentito, cosa si diceva degli omosessuali a Laramie, cosa pensa il prete, chi ha visto quel piccolo corpo legato alla staccionata, chi lo ha trovato, chi lo ha colpito, quante volte.
La cronaca documentarista attraverso le testimonianze raccolte evidenzia in maniera chiara non solo i fatti ma anche le profonde cause dalle quali nasce l’odio. Otto attori sul palco interpretano oltre 60 personaggi che esprimono al contempo indignazione per un fatto tanto grave occorso nella loro città, irritazione che la tranquilla cittadina sia associata ad un così orrendo delitto e la malcelata intolleranza verso chi vive la propria sessualità liberamente. L’odio abita dove c’è ignoranza nei confronti di chi è coerente con se stesso, di chi non si conforma, il seme dell’odio è già insito nel linguaggio, la scelta delle parole non è mai casuale, ma le parole condizionano quello che pensiamo il pensiero determina l’azione e alla fine l’azione rivelerà senza ombra di dubbio chi siamo.
Quanto grave può essere l’ignavia di chi non prende in maniera attiva e militante una posizione, ma che apparentemente tollera a patto che non ci sia scandalo, quanto è connivente colui che si astiene dall’alzare la voce con forza nei confronti dell’omofobia, bisognerebbe invece essere “intollerante con gli intolleranti” come avrebbe detto Karl Popper.
Protagonisti invisibili della rappresentazione sono la vittima Matthew Shepard e la profonda bianca provincia americana dei trumpisti.
La scenografia è tutta ambientata nella palestra di una scuola di Laramie che vede la contrapposizione tra chi viene dalla metropoli ed ha un atteggiamento nei confronti del tema “open minded” e coloro che rappresentano le retrovie sub culturali americane.
Una morte ingiusta che riesce a trovare un senso solo nella capacità di catalizzare le energie positive delle persone al fine di unirli nella piazza di Laramie in nome di Matthew e del suo diritto ad essere autentico.

Il Matthew Shepard Act è stato adottato nel 2009 dal presidente Obama esso espande l’applicazione della legge sui crimini d’odio ai crimini motivati da gender, orientamento sessuale, identità di genere o disabilità
lo scrittore e drammaturgo Moses Kaufman nel 2016 è stato insignito dal Presidente Obama della National Medal of Arts
Adelaide Cacace

Teatro Elfo Puccini 
fino al 2 luglio

Il seme della violenza. The Laramie Project
di Moisés Kaufman e dei membri del Tectonic Theater Project
regia Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
traduzione Emanuele Aldrovandi
con Ferdinando Bruni, Margherita Di Rauso, Giuseppe Lanino, Umberto Petranca, Marta Pizzigallo, Luciano Scarpa, Marcela Serli, Francesca Turrini
voce solista e maestro del coro Matteo De Mojana
luci Michele Ceglia/Giacomo Marettelli Priorelli, suono Giuseppe Marzoli
produzione Teatro dell’Elfo e Fondazione Campania dei Festival
in collaborazione con Festival dei Due Mondi di Spoleto

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