Il suicidio di Robin Williams – “Il mondo ha perso un grande attore”

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cinema

Come un fulmine a ciel sereno in un’estate pigra e finalmente soleggiata, rimbalzando tra i social network, occupando le prime pagine dei quotidiani ed i servizi di apertura dei telegiornali del mattino, la notizia della morte di Robin Williams ci ha colto all’improvviso, impreparati, scuotendoci dal torpore di una routine vacanziera a bassa intensità.
Robin Williams, l’istrionico, imprevedibile, incontenibile interprete di Good Morning Vietnam e de L’attimo fuggente, de La leggenda del re pescatore e L’uomo bicentenario, di Will Hunting – Genio ribelle e Patch Adams, pare vittima di una forte crisi depressiva, sicuramente tormentato da gravi difficoltà economiche (cui non erano estranei i costi degli alimenti dovuti a causa dei suoi due divorzi) ha deciso di chiudere anzitempo i propri conti col mondo e di farlo nel chiuso della sua villa californiana di Tiburon, usando una cinghia e, sembra, tagliandosi i polsi con un coltello.

È davvero difficile realizzare quanto è successo. Pensare a tanta forza d’animo, vitalità, entusiasmo generosamente profusi sullo schermo (e sul palcoscenico – Robin Williams era attore di formazione teatrale ed al teatro era di recente tornato) ed immaginarsi una fine così in antitesi col torrente in piena che eravamo abituati a vedere al cinema o nelle interviste televisive, col sorriso aperto e sincero che ricordiamo dipinto sul volto dei personaggi che interpretava, con l’espressione serena, spigliata e a volte, d’improvviso, un po’ sorniona che sapeva modellare da un istante all’altro prendendosi gioco del suo interlocutore.
Molti di noi lo ricorderanno, oltre che per le sue eccezionali interpretazioni, anche per la sua umanità – attestata, tra l’altro, dalla sua vicinanza (e cospicua assistenza economica) all’amico Christopher Reeve, che nel 1995 divenne tetraplegico per una caduta da cavallo.

Parlare di questo straordinario attore e ricordarne la filmografia appare superfluo e pleonastico. Chi di noi non conosceva i suoi film? Chi non ha riso a crepapelle andando a vedere Mrs. Doubtfire o non si è commosso guardando Risvegli? Non possiamo però non rimarcarne lo spessore artistico ricordando come Robin Williams abbia lavorato con i maggiori registi di Hollywood, con quasi tutti i mostri sacri del cinema americano (e non solo) degli ultimi tempi, da Altman a Coppola, da Spielberg a Peter Weir, da Terry Gilliam a Woody Allen. Ed ancora a Christopher Nolan e Gus Van Sant, col quale ultimo aveva vinto nel 1998 l’unico oscar della sua carriera sulle quattro nomination ricevute.
Da poco era stato cancellato un suo show televisivo, professionalmente era stato costretto ad accettare ruoli ritenuti non appaganti per le sue notevoli doti di interprete ed aveva messo in vendita la sua villa californiana (Villa sorriso – purtroppo senza esito) pur di mettere insieme un po’ di liquidità.
Un pezzo dell’infanzia di molti di noi che erano cresciuti con le irresistibili gag della serie televisiva Mork & Mindy, dell’adolescenza di chi aveva sognato con le parole di Walt Whitman scandite da John Keating, l’indimenticabile professore de L’attimo fuggente, è oramai perduto per sempre. “Il mondo ha perso un grande attore”, ha scritto Susan Schneider, la sua terza moglie, ora bisogna “ricordare Robin per la sua brillante carriera e per il suo sorriso, non per il modo in cui è morto”.
Gianfranco Raffaeli

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