Il Tour di Pogačar. Anche un promessa di nuovo esaltante ciclismo

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Ero rimasto alquanto deluso del Giro d’Italia 2022, per tanti motivi, soprattutto per l’involuzione della mentalità sportiva pura, sostituta da un tatticismo esasperato che mortifica le persone, per un successo traslato verso un “sistema” estraneo, che non poggia più sulla generosità umana. Tatticismi condotti sul un film ossessivo, del “gruppo dei corridoi di classifica”, a velocità turistica (8 è più minuti di ritardo), lasciando ai volenterosi, spesso anonimi, che si contengono la vittoria di tappa. I cosiddetti “Grandi” impegnati tra loro solo nei finali, cercando di mantenere i famosi 3 minuti.

Una volta le considerazioni del dopo tappa (processo alla tappa) analizzavano il fenomeno sportivo in chiave umana. Ora il processo alla tappa è di poche parole e sembra incentrato sulla tecnologia e sulla strategia di un sport, che è ormai sfuggito di mano e vaga per altri lidi.
Come il calcio, che ormai non è più lo sport della passione (illusione che si trasforma in una forma di tifo traslato). Il calcio delle multinazionali, delle proprietà straniere, addirittura asiatiche. Il calcio della triade calcistica (Juve, Inter, Milan) che tra non molto parteciperanno a campionati globali. Il Calcio quello delle Squadre totalmente affollate da giocatori stranieri, impoverendo la Nazionale italiana. E così via.

È solo per dare uno scenario analogo del ciclismo dell’ultima ora, anche se il calcio è il “Padre” di ogni emancipazione deviata. Il ciclismo sta anch’esso scivolando in un “globalismo” imperante che tutto macina ed omologa.

Lo sport puro esiste solo al livello amatoriale.
Esiste ormai una divaricazione insanabile. Gli appassionati che affollano i bordi delle strade, dopo ore di attesa, sotto il sole cocente, per vedere e sentire un fruscio velocissimo di corridoi in pochi secondi : una passione ancora viscerale; poi dall’altra parte i corridori, che hanno trasformato la loro parallela passione sportiva in “professione”’ dedicando tutta la loro vita ad estenuanti allenamenti, prove, periodi solitari in altura, ed ogni altra tortura.

Gli appassionati rimangono comunque nella loro passione. Corrono a vedere dal vivo le corse lungo strada. Anche se non distinguono nessuno nei istantanei passaggi, tranne i colori delle maglie: giallo, rosa, verde, a pois, poi tutto sparisce in un folgorio di maglie pluricolore, pieni di pubblicità, che è quello che più conta.

Semmai possono vedere più attentamente i giovani che si buttano nelle fughe folli, con anticipi di manciate di minuti. Ma sono per lo più sconosciuti. Ricordo di Mario Cipollini, che in modo abbastanza ribelle, si azzardava a mettere maglie e tute da crono originalissime. Tipo sottile sopra-pelle anatomica. Caro Cipollini! Sei, forse, uno degli ultimi appassionati, ed oggi sei il nostro Grillo parlante.

Anche nel ciclismo, come nel calcio si stanno snaturando le squadre, che a rotazione partecipano a tutti i giri, tour e gare in linea. Una strategia e presenza strategica insomma. Squadre essenzialmente straniere, nelle quali si è fatta una buona distribuzione dispersiva di corridori italiani, pochi e quasi tutti gregari. Muli per tirare, tirare. Forse squadre tipicamente italiane non esistono più. Non esistono più i fuoriclasse, come l’ultimo Nibali. Nel ciclismo italiano, come nel nostro calcio, non hanno più posto i Campioni italiani, anche qui smembrati e dispersi.

Pogačar
La forza di Pogačar è nei capelli che escono dal casco?
Disegno Eustacchio Franco Antonucci, 2022

Nel Tour de France 2022, gli Italiani non hanno conquistato, non tanto una vittoria, ma perlomeno posizioni di vero rilievo e visibilità. Pur dando il massimo con onore (gregari eccezionali, forse più degli altri. Buon sangue non mente!). Nessun italiano è, comunque, capitano di squadra.

Anche se l’intera consistenza dei partecipanti al tour de France 2022, non è un verso un assortimento completo di fuoriclasse, come un tempo. E quando si diceva che il Giro/Tour, data la fiorita gamma di corridori, era aperto a più soluzioni, anche se, in verità, si delineava già nella prima settimana il più probabile candidato.

Anche oggi il Tour, pur se con grande probabilità indirizzato alla vittoria finale di Tadej Pogačar, si dichiara ancora aperto. “ Parigi è ancora lontana”, dicono. Forse per non togliere l’interesse per il Tour fin da subito. Anche se le gesta di qualche Superman sono comunque spettacolo. Pogačar, Van Aert, Van der Pol. Poi? Ordinaria amministrazione negli altri partecipanti, più degli altri anni. Discorso a parte per Pogačar, che è nettamente al di sopra degli altri. Anzi, potremmo anche affermare che può senz’altro essere confrontato con alcuni campionissimi del passato, che sembrava non potessero essere più raggiunti da nessun altro. Coppi e Merckx, due marziani che vincevano tutto. Velocisti, passisti, cronomen, soprattutto scalatori. Che altro?
Anche Pogačar velocista, passista, cronoman, soprattutto scalatore. Un fenomeno di altri tempi, ovvero, per non essere preso da “passatista”, di altro futuro, quasi virtuale.

Prima del Tour qualche suo tecnico ha affermato che i watt di Pogačar sono nettamente superiori alla media generale. Viene da chiedersi sì ci fossero stati gli odierni sistemi di rilevazione sofisticata della potenza dei ciclisti di un tempo, gli stessi Coppi e Merckx avrebbero potuto registrare watt superiori. Una cosa è certa, che al fisico apparentemente normale di Merckx, quello dico era veramente fuori della norma. Anzi sembrava quasi il fisico di una persona abnorme, con una cassa toracica esagerata, gambe lunghe e potenti, con ginocchia e caviglie sottilissime. Pogačar non ha il fisico di Coppi, ma le gambe e muscoli lunghi, dicono tutti.
La sua forza sta comunque nella ‘progressione”. Marco Pantani solo scalatore e discesista, aveva le gambe del grillo è un modo di roteare il piede in salita assolutamente inimitabile. Soprattutto Pantano non amava la progressione, soprattutto quella degli ultimi chilometri. Pantani era un “Pirata” sul serio. Alle prime rampe di qualsiasi salita via la bandana e Marco zompava come una lepre, e in pochi secondi il Gruppo era lontano.
Pogačar è più tattico. Mentre la potenza di Pantani nella salita si vedeva benissimo, anche per la posizione a mani basse e muscoli che si gonfiavano, anche quelli del sedere, Pogačar non sembra affatto che stia salendo con una marcia in più rispetto agli altri. Forse è legato, incastrato nel sistema delle squadre, dei treni, delle tattiche. Viene da pensare che se lo lasciassero fare, potrebbe anche lui esplodere quando vuole ed in modo diverso. Via il tatticismo del nuovo ciclismo, almeno per qualche tappa!

Però a una espressione facciale del ragazzo pacifico, educato, quasi timido, che deve comportarsi in questo modo, con risultati eclatanti, e che, allora, così sia. Un esempio lui abbiamo avuto nella sesta tappa del Tour. Wout Van Aert, Maglia gialla, prima della tappa del pavé, aveva chiesto di poter essere libero di fare la sua corsa da maglia gialla, mentre la sua squadra, che non lo vedeva come uomo di classifica, aveva già deciso che lui ritornasse, fin da subito, nella sua funzione di gregario. come era successo anche a Filippo Ganna. Su questo c’è stata quasi una sollevazione di massa, una vera e propria manifestazioni di “Van Aert libero”. È sembrato, in un certo momento, che questo potesse essere accettato, ma la sfortuna ha voluto che non Van Aert cadesse nella gara sul Pavé, e, quindi, la sua voglia di poter correre a modo suo è in un certo senso svanita, pur avendo combattuto allo spasimo per mantenere la sua maglia gialla, come in effetti è stato.
Il giorno dopo, alla sesta tappa, Van Aert ha dato fuoco a tutto il suo orgoglio, e, alla faccia di ogni tatticismo, è andato in fuga, rimanendo solo agli ultimi 30 sbarra 20 km, con un ritmo pazzesco, ovviamente da cronometrista. Però, oltre che confermare la sua statura di Superman, anche messo a nudo la sua preziosa umanità, e acceduto sul finale. Una disobbedienza ed una irrazionalità tattica che potrebbe essere certamente rimproverata. Però vivaddio! Van Aert ha dimostrano che c’è ancora spazio per la dignità, rimanendo persone oltre che corridori. Uno spunto alla Bartali, il grande uomo. Gesti che potrebbero o dovrebbero comunque ripetersi, non per riportare un ciclismo alle sue favole storiche (purtroppo impossibile), ma affermare che lo sport è ancora un impegno da uomini e non da macchine-robot.

Pogačar alla sesta e settima tappa ha vinto con potenza, e alla ottava è arrivato terzo, dopo una caduta lungo la prima parte della gara. Molti paventano un certo timore che possa accumulare stanchezza, anche se questi successi non avvengono con distacchi. Come dire che a che gli altri si stancano. Alla settima tappa ha dato una prova di forza indicibile, quando ha superato Jonas Vingegaard su una strada bianca alla pendenza del 24%. Vingegaard dopo un metro dalla linea di traguardo ha dovuto “buttare” giù la gamba a terra perché era distrutto; invece, a correre Pogačarn era là, per baciare la fidanzata. Il premio più bello!

Pogačar il nuovo “cannibale”? No. Assolutamente no! Non ha il viso da cannibale, ma quello di un ragazzino buono. No Merckx. No il “Pirata”. Pogačar il ragazzo birichino, che te la fa quando meno te lo aspetti. Pogačar , quando vieni al Giro d’Italia? Magari per fare doppietta – come Pantani del viso felice e sorpreso del 1998 – tra Giro e Tour.
Certo non posso omettere che tu, Pogačar saresti molto bello in tuta tutta rosa! Troverai che, più del livello agonistico stratosferico, al Giro d’Italia troveresti la “grande bellezza”, il folklore impareggiabile, il paesaggio, la storia, l’Arte, eccetera.
C’è una distribuzione in atto tra Giro e Tour, e si aggiungono altri giri in ascesa non meno caratteristici, come Vuelta, e, – perché no? – come il nuovissimo Giro della Grecia e tanto altro. Il ciclismo sta diventando “globale” (termine equivoco, per significa in crescente allargamento al mondo, ma, anche, appartenente ad un socio-politico omologante). Si ha bisogno di nuovi, grandi Campioni, capaci di scendere dal podio dei Superman e tornare ad essere “uomini”.

Eustacchio Franco Antonucci

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