Il vaccino: ultimo miglio per la sconfitta della malaria

malaria zanzara
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Difficile sapere se gli effetti degli sforzi anti-pandemici abbiano aiutato ad ottenere anche questo risultato. Il fatto è che l’annuncio del 6 Ottobre, definito storico dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che ha autorizzato il vaccino antimalarico RTS,S /AS01, chiamato anche Mosquirix, ha enfasi ed entusiasmo tutti pertinenti. Lo è anche perché l’azienda che ha ottenuto per prima il successo, la GlaxoSmithKline, ha interrotto di fatto un lungo percorso che si stava consumando sulla pelle di troppi bimbi africani deceduti per malaria, circa 400.000 all’anno su un totale di 230 milioni di casi. Il numero indicato di decessi è ancora più crudo se si considera che il 70% di essi hanno meno di 5 anni come sottolinea la fondazione Veronesi nel dare l’annuncio [1].

Gli effetti della malaria si definiscono all’incirca a partire da fine ‘800 prendendo come data quella in cui il Plasmodium Falciparum fu indicato come responsabile della malattia. Una storia di sofferenze lunga almeno 130 anni ma sicuramente molti di più se rispondono a verità le informazioni contenute nelle biografie di tanti personaggi famosi. Secondo queste la malaria causò la morte di Dante Alighieri, Anita Garibaldi, David Livingston, Fausto Coppi ad esempio e di conseguenza nel tempo non risparmiò tantissima gente.

Da questo inizio di ottobre però, oltre che le zanzariere, le bonifiche dei terreni, gli insetticida, i vecchi farmaci antimalarici e le innovative tecniche genetiche a disposizione, che hanno aiutato ma non a sufficienza a tenere lontane le zanzare, con questo vaccino si avrà un importante strumento molto ma molto più efficace.

La malaria assume i connotati di un vero flagello in Africa, nei paesi più poveri di quel continente: la Nigeria che conta i numeri più alti, Mozambico, Niger, Burkina Faso, Congo e Tanzania. Si genera per la diffusione del Plasmodium Falciparum, un protozoo unicellulare veicolato dalle femmine delle zanzare del genere Anopheles che attraverso le loro punture generano le infezioni malariche. Si era tentato anche con la tecnica chiamata gene drive, che faceva uso di Crispr, endonucleasi utilizzate per tagliare e reintrodurre sequenze nucleotidiche nei geni obiettivo della sostituzione che, modificando pezzi di genoma delle popolazioni di zanzare, tentavano di tenere sotto controllo la loro diffusione attraverso la loro soppressione indotta dalla modifica apportata.

Anche sul fronte della farmacologia ormai non si contavano significativi passi in avanti cosa che invece si è ottenuta per l’intervento congiunto di più associazioni. Alleanza Gavi e fondo globale per la lotta all’AIDS, Tubercolosi e Malaria, con Unitad, un’altra associazione per sostegno ed assistenza, hanno aiutato a raggiungere l’ambizioso traguardo. Le sperimentazioni del vaccino della britannica GlaxoSmithKline, utilizzato in prove su oltre 800.000 bambini, hanno convinto l’OMS per aver ridotto del 30% la letalità della malaria.

Il Mosquirix ha anche effetto protettivo contro l’Epatite B ed appartiene ai cosiddetti prodotti ricombinanti che fanno uso di adiuvanti tipo saponine. Viene somministrato per via intramuscolo di 0,5 ml nella coscia o nel deltoide dei bimbi dalle sei settimane ai 17 mesi. Le intramuscolo sono 4 di cui le prime 3 a distanza di un mese mentre la quarta dopo 18 mesi. La sostanza inoculata è una piccola porzione di una proteina di superficie del Plasmodium Falciparum legata ad un’altra porzione presente sulla parete del virus dell’Epatite B. L’aggiunta della proteina virale garantisce una risposta anticorpale maggiore. Il sistema immunitario riconosce la proteina inoculata come un antigene e produce anticorpi contro di essa in modo da proteggere i bimbi quando saranno esposti al contagio. L’azione anticorpale quindi si attiverà durante il trasferimento con il circolo sanguigno dei protozoi al fegato, o nel fegato stesso, dove sarà impedita o limitata la loro maturazione ed il loro ciclo riproduttivo. L’efficacia del vaccino si ottiene però nei 12 mesi successivi alla terza somministrazione ed essa si espleta anche verso il virus dell’epatite B in eguale attività. Gli effetti indesiderati più gravi riscontrati sono febbre e convulsioni, controllabili con i normali antipiretico, oltre le più banali reazioni dolorose al sito dell’iniezione [2].

La decisione dell’OMS significa che subito i governi e le organizzazioni deputate all’aiuto dei popoli che ne necessitano saranno abilitati a decidere come utilizzare il primo vaccino antiparassitario mai autorizzato. Inoltre adesso stanziare somme per raggiungere questo traguardo, considerato ambizioso finora, sarà esercizio consentito che potrà essere portato a termine con precisione e senza insidie di variabili sconosciute. Parallelamente sarà necessario migliorarne l’efficacia, comunque ancora moderata perché protegge solo il 30% nella forma grave. Anche gli effetti collaterali andrebbero meglio approfonditi come è indispensabile malgrado la “fame” di soluzioni per tenere sotto controllo la malaria sia costantemente elevatissima. Lo si evince anche dalle dichiarazioni del direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus in una conferenza stampa.

Durante gli studi condotti nei lunghi programmi che hanno portato a prendere la decisione di autorizzare il vaccino, si è anche notato che la somministrazione congiunta di vaccino e farmaci antimalarici portava ad un rischio inferiore del 60% verso la malaria clinica e del 70% nel caso della malaria grave.
Circa le somme necessarie per le operazioni di vaccinazione, si parte dalla considerazione che il costo, apparentemente basso se rapportato ai paesi ricchi, non è sostenibile dai popoli che ne necessitano. Questo seppur l’azienda produttrice dichiari di voler applicare solo un piccolo ricarico ai costi per garantire copertura finanziaria alle ricerche successive. La stima che si prevede di 5$ per dose nella realtà africana, dove i parametri di considerazione cambiano in modo sostanziale, potrebbe essere insostenibile. Considerando questo valore per dose le ipotesi sulle spese da sostenere comprensive di quelle per la distribuzione, ammonterebbero, si ipotizza, ad oltre 325 milioni annui [3].

Circa inoltre il quesito iniziale relativo alle interconnessioni tra vaccini anticovid e l’antimalarico, si evidenzia il comune utilizzo di saponina nella produzione di entrambi. Questo adiuvante è prezioso nella composizione di vaccini a nano particelle ricombinanti per potenziarne l’induzione della risposta immunitaria come nel caso dell’ NVX-CoV 2373 in corso di approvazione, un vaccino anti Sars CoV-2, l’anti influenzale Nanoflù, un altro preparato contro l’Herpes Zoster e l’ RTS,S /AS01 antimalarico. Questo uso è un vantaggio non di poco conto poiché consente un utilizzo di minime sostanze attive con evidenti vantaggi sia per la produzione che per i minori effetti collaterali. La necessità di approvvigionamento di questa sostanza, che si estrae dalla corteccia di piante di Quillay (Quillaia saponaria) con almeno 10 anni di vita, provengono dalle piantagioni in Cile. Qui sono garantite le produzioni più significative in qualità e quantità ma emergono carenze di prodotto probabilmente responsabili dei ritardi produttivi del vaccino anticovid, della sua mancata, per il momento, autorizzazione, e che potrebbero interferire anche nella produzione delle quantità necessarie dell’antimalarico [4].
Resta comunque la convinzione che si possa parlare di inizio nella battaglia finale per la sconfitta delle morti da malaria.
Emidio Maria Di Loreto

[1]https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/pediatria/loms-raccomanda-il-primo-vaccino-per-la-malaria
[2] https://www.ema.europa.eu/en/opinion-medicine-use-outside-EU/human/mosquirix
[3] https://www.science.org/content/article/landmark-decision-who-greenlights-rollout-africa-first-malaria-vaccine
[4] https://www.reuters.com/business/healthcare-pharmaceuticals/chilean-tree-holds-hope-new-vaccines-if-supplies-last-2021-10-06/

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