Il valore delle donne

murales e donne di valore
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Parlare del valore delle donne senza cadere nel banale o nell’apologetico è molto difficile; proviamo ad addentrarci in questo ginepraio prendendo spunto dai vincitori dei Premi Nobel 2020.

Non è un mistero che la donna, da sempre, sia stata costretta ad assumere un ruolo subalterno rispetto all’uomo in quegli ambiti in cui le qualità fisiche erano l’aspetto fondamentale, come la caccia, la guerra, il potere: forse per conformazione fisica? O per essere deputate alla gravidanza, e quindi ad essere più indifese in parte del tempo della vita? Fatto sta che quando i primi ominidi decisero di scendere dagli alberi si organizzarono in maniera che gli uomini si occupassero del cibo e della difesa e le donne della famiglia e delle abitazioni.

Le differenze tra uomini e donne sono sempre state evidenti: ma perché le differenze hanno portato a considerare le donne inferiori rispetto agli uomini? La narrazione della Storia secondo le testimonianze che sono arrivate fino a noi afferma questa subalternità, ma è vero che sono sempre gli uomini a lasciare queste testimonianze, per cui è evidente che ci sia un bias cognitivo che altera la realtà.

Questo bias cognitivo ha portato il pensiero occidentale a considerare la donna come sottomessa all’uomo, destinandole un ruolo relativo alla gestione dei figli, della casa, insomma dei bisogni degli uomini, senza tener conto di quanto le donne fossero in grado di dare autonomamente il loro contributo alla società.
Da quando esistono testimonianze scritte queste sono state, per la maggior parte delle volte, scritte da uomini che celebravano altri uomini: nella Storia della Filosofia il numero delle donne protagoniste di eventi è sempre stata di gran lunga inferiore rispetto a quello degli uomini, e anche gli autori sono uomini nella stragrande maggioranza.

Le pochissime donne che nell’antichità si sono distinte nelle Scienze e nella Politica hanno trovato sovente ad attenderle un terribile destino; basti guardare alla storia di Ipazia, donna greca che raggiunse grande prestigio e considerazione in Matematica, in Astronomia e Filosofia e che fu, dopo essere stata calunniata, barbaramente assassinata.
Vale la pena ricordare quel momento attraverso le parole di Socrate Scolastico: “un gruppo di cristiani dall’animo surriscaldato, guidati da un predicatore di nome Pietro, si misero d’accordo e si appostarono per sorprendere la donna mentre faceva ritorno a casa. Tiratala giù dal carro, la trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario; qui, strappatale la veste, la uccisero usando dei cocci.
Dopo che l’ebbero fatta a pezzi membro a membro, trasportati i brandelli del suo corpo nel cosiddetto Cinerone, cancellarono ogni traccia bruciandoli“.
I resti di Ipazia vengono distrutti perché nulla di una donna così unica e straordinaria rimanesse a sua memoria.

Nella Letteratura vale lo stesso principio: le grandi scrittrici o poetesse sono in numero inferiore rispetto a quello degli scrittori e dei poeti. Eppure le loro opere non sono meno belle!

Marie Curie 1920
foto Wikipedia

Nella Scienza e in tutti i suoi ambiti il numero delle donne direttamente coinvolte è molto inferiore rispetto a quello degli uomini. Pensiamo, ad esempio, a Marie Curie, che è nota solo attraverso il cognome di suo marito e non col suo, Maria Sklodowska; emblematica la vicenda dell’attribuzione proprio a lei del primo Nobel ad una donna: correva l’autunno del 1903 quando quattro scienziati scrivono al comitato del premio Nobel a Stoccolma per proporre Henri Becquerel e Pierre Curie come co-vincitori del Nobel per la Fisica. Marie viene ignorata, sebbene l’intera comunità scientifica sa che si deve a lei aver isolato il radio, ma il merito delle sue ricerche non deve essere divulgato all’esterno della comunità scientifica, eppure la ribellione di un uomo a questa che è una palese ingiustizia cambierà il corso della storia del premio Nobel: Pierre Curie è deciso a rifiutare il Nobel se sua moglie Marie non verrà premiata insieme a lui. Quello per la Fisica sarà il primo Nobel assegnato ad una donna e uno dei due che verrà assegnato a Marie Curie.

Non dimentichiamo l’umiliazione in cui incorse Sophie Germain, che fu costretta a firmare i suoi articoli scientifici con uno pseudonimo maschile (perché era inconcepibile che le donne potessero capire qualcosa di matematica!).
Pensiamo ad Emmy Noether, che per quattro anni dovette tenere le sue lezioni fingendo di essere l’assistente di David Hilbert, prima di emigrare negli Stati Uniti ed assumere la piena responsabilità e il pieno merito delle sue scoperte.

Emmanuelle Charpentier e Jennifer A. Doudna
© Nobel Media. Ill. Niklas Elmehed

Nelle società occidentali il differenziale degli stipendi per attività simili è dell’ordine del 15-25%: cioè, se un uomo viene pagato 100.000$ per un lavoro, una donna per lo stesso lavoro guadagnerà 75.000$-85.000$, e questo senza alcun motivo razionale.

Andrea Ghez
© Nobel Media. Ill. Niklas Elmehed.

Il massimo riconoscimento mondiale per le persone o le istituzioni “che nell’anno precedente si sono distinte per aver fatto scoperte o capito cose che hanno dato i maggiori benefici al genere umano” (come si legge nel testamento di Alfred Nobel, il fondatore), il Premio Nobel, viene in genere assegnato ad un numero molto più alto di uomini che di donne: finora sono ci stati in totale più di 950 premi, di cui solo 58 donne. Di queste solo 4 hanno avuto il Nobel per la Fisica, 7 per la Chimica, 12 per la Medicina, 16 per la Letteratura, 17 per la Pace, 2 per l’Economia.

È quindi veramente sorprendente notare come quest’anno una donna abbia vinto il Nobel per la Fisica, due per la Chimica e una per la Letteratura!
Chissà se la giuria delle varie accademie svedesi che decide di assegnare i Premi Nobel (tutti tranne quello per la Pace che viene assegnato da un comitato scelto dal Parlamento norvegese), abbia deciso di assegnare quest’anno molti Nobel a donne come una sorta di risarcimento, anche se non possiamo non registrare l’atteggiamento sminuente del valore di queste donne della stampa italiana; basti leggere il titolo del Corriere della Sera che definisce le due scienziate vincitrici del Nobel per la Chimica le “Thelma e Louise del DNA” associandole ai due personaggi di casalinghe con vite mediocri disposte a fare qualunque cosa pur di sfuggire dalla loro misera esistenza e non possiamo non chiederci nel caso fossero stati due uomini se fosse saltato mai in mente a qualche giornale di menzionarli come il Gianni e Pinotto della Chimica.

Louise Glück
© Nobel Media. Ill. Niklas Elmehed

 

 

Ecco per cui ci piace terminare questa disamina ricordando i loro nomi: professoressa Jennifer Doudna e professoressa Emanuelle Charpentier, per aver inventato il CRISPR, il metodo usato per modificare il genoma del DNA: onore a Voi!
E ricordiamo anche i nomi della professoressa Andrea Ghez, Premio Nobel per la Fisica, per aver scoperto, al centro della Via Lattea, un oggetto compatto supermassivo (un buco nero); e quello di Louise Glück, Premio Nobel per la Letteratura, poetessa che “con la sua inconfondibile poetica ha reso con austera bellezza l’esistenza individuale, trasformandola in universale“.

Adelaide Cacace e Enrico Cirillo

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