Il vicolo cieco imboccato da Salvini

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Il Ministro degli Interni pro tempore, Matteo Salvini, impiegando il suo tempo in dichiarazioni e videoregistrazioni che fanno followers, si è messo in un vicolo cieco.

Si sa, il successo delle stars, a volta dà alla testa e, spesso, fa finire male.

Da un versante, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, chiede agli Stati membri dell’Unione Europea di offrire urgentemente posti di ricollocamento a circa 150 persone soccorse in mare che sono in queste ore scese dalla nave della Guardia costiera italiana (ricordiamo che il pattugliatore “U. Diciotti” è ormeggiata in Italia nel porto siciliano di Catania dal 20 agosto e che la maggior parte delle persone a bordo proviene da paesi generatori di rifugiati), esortando le autorità italiane a consentire lo sbarco immediato di tutti coloro che erano a bordo.

Dall’altro, Salvini e il suo Capo di Gabinetto sono indagati dalla Procura della Repubblica di Agrigento (l’inchiesta che riguarda un Ministro  passa al Tribunale dei Ministri) per reati gravi quali sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio correlati al mancato sbarco degli immigrati che tradivamente si è verificato.

La vicenda ha trovato giusta, ma non celere, soluzione nell’indifferenza prolungata di tanti giorni del Governo italiano che non ha ritenuto di considerare le persone migranti esseri umani in difficoltà mettendo a repentaglio, immoralmente, la loro vita dei rifugiati e dei richiedenti asilo, mentre gli Stati dell’U. E. sono tutt’ora impegnati in un braccio di ferro politico per soluzioni a lungo termine, senza saper accogliere le persone salvate nel Mar Mediterraneo, con evidenti potenziali conseguenze di un continuo approccio “ad hoc” di questo tipo.

Il vicolo cieco Salvini lo ha imboccato sull’onda del consenso elettorale che ricerca affannosamente, ma, secondo le norme, le prassi ispirate al senso dello Stato ed all’etica pubblica e per i comportamenti assunti, dovrebbe dimettersi.

A parte gli elettori della Lega, una esigua minoranza nel Paese, e della coalizione governativa, molti dei quali in disaccordo (collocandosi nel cono d’ombra dell’opinione espressa dal Presidente della Camera, Roberto Fico), i cittadini italiani chiedono – con le dimissioni – un atto di serietà e di rispetto istituzionale.

Sordo ad ogni legittima richiesta di un’interlocuzione pubblica, il Ministro pro tempore Salvini non vuole evitare il suo unilaterale parlare senza contraddittorio e pare incapace di argomentare senza un’evidente ansia propagandistica e di ossessiva ricerca di un consenso che è giunto ai limiti del bottino perché la questione è di natura umanitaria e non di interessi particulari.

Infatti, Salvini dovrebbe sapere che nel 2018, più di 1600 persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere le coste europee, nonostante il numero di coloro che tentano la traversata sia significativamente ridotto rispetto agli anni precedenti e le persone, fino a poche ore fa costrette a restare sul pattugliatore “U. Diciotti”, in evidente stato di necessità, siano bambini, donne stuprate o maschi adulti, non vanno trattate come prigionieri.

Piuttosto che scimmiottare il premier di Budapest Viktor Orbán e orientare l’Italia verso l’orbita  dei Paesi di Visegrad, introducendo di fatto il Paese in quella compagine iper-nazionalista guidata Orbán che non vuole un solo migrante e disprezza lo “stato di diritto”, un Ministro dell’Interno che si rispetti deve immediatamente dimettersi se non si occupa di persone spaventate e provate che potrebbero aver bisogno di protezione internazionale e non dovrebbero essere intrappolate nel vortice della politica.

Queste persone meritano di essere trattate con dignità e Salvini non lo ha fatto. La società civile italiana sollecita lo sviluppo di un approccio che abbia come priorità il salvataggio di vite in mare e saper affrontare le cause profonde che guidano le migrazione forzate. Un approccio che Salvini “non ha intravisto”; per questo deve dimettersi.

Giovanni Dursi

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