Immagini per la memoria. L’esperienza della Consulta Giovanile del Comune di Narni in viaggio ad Auschwitz-Birkenau

campo di sterminio olocausto
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L’impegno della Memoria, mi riferisco alla memoria della Shoah, passa attraverso iniziative e progetti che consentano un ideale passaggio di testimone fra le generazioni.
La memoria storica condivisa e coltivata è anche la premessa per una coesione sociale non apparente.

In occasione della giornata della Memoria, ho già scritto qui un intervento che ricostruiva appunto l’esperienza di un progetto della memoria.
In una frase – “La memoria è il grande lusso dei vivi e costituisce la premessa per ogni speranza” – ho condensato quella che mi sembravano le premesse per una solidarietà umana che vince il tempo e la distanza.

In tema di speranza, sempre rivolta alle giovani generazioni, per un bellissimo gioco del destino, in quelli stessi giorni, ho incontrato le fotografie che vi presentiamo.
Le fotografie sono legate all’esperienza che i giovani della Consulta Giovanile del Comune di Narni hanno fatto, visitando il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau.

La memoria è collettiva

Per le singole fotografie, non troverete il nome di un autore. Quando ho chiesto a Valentina Purgatorio – una delle ragazze coinvolte nel progetto, che qui ringrazio per la collaborazione e la condivisione di un tema così complesso – chi fosse l’autore delle fotografie, non ho ricevuto una risposta.
Valentina mi ha fatto capire che non contava l’occhio di un singolo; quelle fotografie erano il frutto di un’esperienza di gruppo, vissuta insieme per coltivare e trattenere un’emozione, un ricordo, uno stare nello stesso luogo della storia.
Mi è sembrata la didascalia più vera, più sensata e più dolce al tempo stesso.

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Impronte

Ricordo una fotografia con alcune impronte nella neve: sono segni di un passaggio, freddo, faticoso e mortale. Sono segno di una fatica che dobbiamo compiere.
A ogni primavera quelle orme passeranno e andranno via; eppure bisogna ritornare a lasciarle, a rinnovare il ricordo e la memoria.
Sembra quasi una riflessione perversa, eppure, per evitare di trovarci sulle stesse strade della storia, dobbiamo camminare sui passi di chi ci ha preceduto.
Ogni volta, ogni volta, ci vorranno donne e uomini di buona volontà per rinnovare il solco, per mantenere intatto il sentiero che serve a distinguere i colpevoli dagli innocenti, i carnefici dalle vittime.
Questa è la fatica che dobbiamo assumere su di noi; questo il senso profondo dei progetti, iniziative e attività legate al “giorno della memoria”. Per ricordare quel giorno, abbiamo bisogno ogni giorno di un lavoro capillare.

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Citazione 1

“I delitti che si descrivono in questo libro non furono accidentali, questo deve essere di per sé evidente, per la loro stessa enormità. La riduzione a schiavitù di milioni di uomini, l’uccisione e le sevizie di prigionieri di guerra, l’esecuzione in massa di civili, la fucilazione per rappresaglia di ostaggi e di prigionieri e la “soluzione finale” della questione ebraica, tutto questo fu il risultato di un piano a lunga scadenza. Vi son prove tali da eliminare ogni dubbio e i tedeschi stessi le han fornite, incontestabilmente, coi loro registri, le ricevute, gli inventari, gli ordini ed altri documenti, tutti conservati con la massima cura, caduti in mano alleata, dopo la resa delle truppe tedesche in Europa”.

Lord Russel di Liverpool, Il flagello della svastica

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 Citazione 2

“Shoah: E’ questa la parola ebraica che definisce lo sterminio di sei milioni di ebrei ad opera dei nazisti per mezzo dei campi di concentramento, degli eccidi di massa, della reclusione nei ghetti, delle deportazioni. Questo termine che significa “catastrofe”, “distruzione”, è preferito al più comune “Olocausto”; quest’ultimo infatti evoca il sacrificio che si compiva sull’altare del Tempio di Gerusalemme (“olocausto” era una delle varie categorie di offerte al Signore, che prevedeva la consumazione totale della vittima per mezzo del fuoco) e assegna a quest’immane tragedia un significato teologico, un ruolo all’interno del progetto divino, che gli sono invece estranei e offendono la memoria delle vittime”.

Elena Loewenthal, Gli ebrei questi sconosciuti

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Citazione 3

In questo contesto si impone la domanda: che cosa ha aggiunto Auschwitz a ciò che da sempre siamo in grado di sapere sulle proporzioni delle cose spaventose e terribili che gli uomini sono capaci di commettere verso i loro simili? A ciò che da sempre hanno commesso? E che cosa in particolare, che noi ebrei non abbiamo conosciuto in una storia millenaria di sofferenze e di dolori, patrimonio essenziale della nostra memoria collettiva? La domanda di Giobbe è da sempre il problema fondamentale della teodicea – in senso generale in quanto si riferisce all’esistenza del male nel mondo, per l’ebraismo in particolare in quanto rende più aspro e difficile da comprendere l’enigma dell’elezione, dell’alleanza stipulata fra Dio e Israele”.

Hans Jonas, Il concetto di Dio dopo Auschwitz

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Citazione 4

Nell’ultimo anno del regime nazista raccolsi in un articolo alcune riflessioni sulla sorte dell’individuo nell’epoca del terrore. Il moderno sistema del terrore mi sembrava dimostrare la perfetta riuscita dell’atomizzazione dell’individuo. La disumanizzazione messa in atto dal terrore consiste anzitutto nell’integrare completamente la popolazione in collettivi che paralizzano qualsiasi comunicazione tra gli esseri umani, nonostante, o meglio, proprio a causa dell’enorme apparato di comunicazione del quale sono in balia. Adesso aggiungerei che in questo processo psicologico di massa un meccanismo importante deve essere stato il rogo dei libri. In una situazione di terrore il singolo è sempre solo e non è mai solo”.

Leo Löwenthal, I roghi dei libri

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Citazione 5

I tre condannati salirono insieme sulle loro seggiole. I tre colli vennero introdotti contemporaneamente nei nodi scorsoi.
Viva la libertà! – gridarono i due adulti.
Il piccolo, lui, taceva.
–    Dov’è il Buon Dio? Dov’è? – domandò qualcuno dietro di me.
A un cenno del capo del campo le tre seggiole vennero tolte.
Silenzio assoluto. All’orizzonte il sole tramontava.
–    Scopritevi! – urlò il capo del campo. La sua voce era rauca. Quanto a noi piangevamo.
–    Copritevi!
Poi cominciò la sfilata. I due adulti non vivevano più. La lingua pendula, ingrossata, bluastra. Ma la terza corda non era immobile: anche se lievemente il bambino viveva ancora…
Più di una mezz’ora restò così, a lottare fra la vita e la morte, agonizzando sotto i nostri occhi. E noi dovevamo guardarlo bene in faccia. Era ancora vivo quando gli passai davanti. La lingua era ancora rossa, gli occhi non ancora spenti.
Dietro di me udii il solito uomo domandare:
–    Dov’è dunque Dio?
E io sentivo in me una voce che gli rispondeva:
–    Dov’è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca…..

Eli Wiesel, La notte

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Le parole dei giovani della Consulta

La Consulta giovanile del Comune di Narni, ha compiuto un viaggio nel campo di sterminio Auschwitz-Birkenau nel mese di Dicembre 2012. Lo scopo di tale esperienza può essere riassunta in tre parole  “Per non dimenticare”.
Questa espressione può sembrare ormai banale, ma la sua straordinaria semplicità nasconde una verità inconfutabile.
La storia dello sterminio degli ebrei e l’esperienza dei cambi di concentramento sono una pagina nera che tutti conosciamo. Ma il campo di Auschwitz-Birkenau ci racconta la storia di chi è passato di lì, di ogni uomo, donna o bambino che si è fermato davanti alla scritta “Arbeit macht frei”, “Il lavoro rende liberi”, per poi entrare nelle mani dell’incoscienza umana. Ci mostra i loro volti, urla i loro nomi, ormai destinati a rimanere impressi su un foglio distrattamente battuto dai loro carnefici. Auschwitz ha lo straziante potere: di riprodurre i suoni degli zoccoli che strisciano stanchi nel suolo fangoso; di raccontare la storia di ognuno di quegli uomini che speravano un giorno di poter rivedere la propria moglie, i figli, le proprie case; di farti ascoltare un uomo che grida “verme” ad un altro uomo. Racconta la menzogna con la quale erano ingannate quelle genti, la speranza di un lavoro redditizio, l’incoscienza di tutto il resto.  Racconta la fame, la malattia, gli occhi cavi, la magrezza, la paura di non sapere quanto rimane da vivere, l’umiliazione, la voglia di calore umano.
Auschwitz e gli altri campi distruggono la storia dei sei milioni di persone e ne raccontano una nuova, mai esplorata: quella dell’uomo, di ogni singolo essere umano passato da lì. Non ci sono più soltanto dei numeri stampati al polso; ci sono nomi e cognomi, c’è l’identità, necessaria alla dignità dell’essere umano.
Ed è proprio ascoltando i loro silenziosi racconti che acquista valore la nostra espressione “Per non dimenticare”. Il ricordo di questa storia, e di tutti gli episodi che sfociano nella mancanza di democrazia e violazione dei diritti umani, deve essere un dovere di tutti noi. Il compito di tramandare questo valore, è un peso che dobbiamo sentire dentro perché, solo raccontando, potremo restituire la dignità a tutti gli uomini che abbiamo incontrato ad Auschwitz, e solo così potremo evitare che altri uomini la perdano.
Chi affoga nel silenzio, diventa anche cieco.
Le fotografie qui presentate vogliono testimoniare l’esperienza della Consulta giovanile del Comune di Narni.

Antonio Fresa

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