Impronta ecologica: politica e stile di vita da cambiare

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A Torino è in pieno svolgimento il Climate Social Camp dei Fridays for Future al quale Greta Thunberg non parteciperà di persona per motivi logistici

In contemporanea sappiamo che sono ancora tanti, troppi coloro che non hanno una “una coscienza climatica”. Latita nelle menti e nei cuori dei super ricchi per esempio quando utilizzano voli privati di brevissima durata per i loro spostamenti cagionando un danno all’ambiente in termini di emissioni inquinanti. Di questi giorni il caso di Kylie Jenner, ma la pratica sembra diffusa tra i super ricchi. La giovane donna americana, imprenditrice, ma soprattutto membro della notissima famiglia dei Kardashian avrebbe utilizzato un aereo per un volo di soli 17 minuti rilasciando nell’atmosfera con questo solo volo una tonnellata di anidride carbonica [1]. Di positivo possiamo però registrare che il suo comportamento ha suscitato una valanga di critiche da parte di persone sempre più attente e sempre più inclini a considerare questi comportamenti egocentrici veri e propri reati ambientali.
A partire dai paesi più ricchi bisognerebbe stabilire che voli al di sotto di un certo minutaggio non dovrebbero essere più consentiti, obbligando le persone ad utilizzare mezzi di trasporto, come i treni, meno inquinanti.

Quanto pesano le nostre vite e le nostre abitudini di occidentali sulle risorse del pianeta? L’impronta ecologica (Global foot print network) affronta il cambiamento del clima correlando le emissioni di carbonio con tutte le altre necessità umane. L’impronta di carbonio è una parte importante dell’impronta ecologica. Le emissioni di carbonio derivanti dall’utilizzo di combustibili fossili si accumulano nell’atmosfera se non c’è abbastanza biocapacità per assorbirle. Al pari di un uomo che si è ubriacato e si ritrova con un fegato sovraccaricato che ha bisogno di tempo per smaltire la sbronza così il nostro pianeta rischia di non riuscire a smaltire tutti il carbonio che i nostri comportamenti immettono nell’atmosfera.

La crisi climatica manderà il nostro pianeta in coma etilico o lo farà ritrovare nel peggiore del casi nella necessità di un trapianto di fegato. Il problema è che un altro pianeta che possa donarci un pezzo del suo fegato non lo abbiamo. L’allarme climatico si inserisce nel più ampio contesto degli allarmi ambientali che dobbiamo affrontare: la deforestazione, il pascolo eccessivo, il collasso della pesca, le estinzioni. Stiamo stressando la Terra su tanti fronti, ma l’impronta di carbonio costituisce essa sola il 60% dell’impronta ecologica complessiva dell’umanità ed è la parte che sta crescendo di più, essa è aumentata di 11 volte  partire dal 1961. L’impronta di carbonio è il nostro alcool e dobbiamo assolutamente smettere di bere se vogliamo sopravvivere. La mancata considerazione dei limiti del nostro pianeta conduce ad ondate di calore che stanno aumentando soprattutto in Europa in termini di frequenza ed intensità ad un ritmo più veloce qualsiasi altra parte del pianeta compresi gli Stati Uniti [2].

Ad oggi le temperature sono in media circa 1,1 Celsius più alte di quanto non lo fossero alla fine del XIX secolo, una situazione che nel caso dell’Europa è addirittura peggiorata dal riscaldamento nell’Artico e dalla concomitanza di altri fattori climatici. L’ultimo rapporto IPCC afferma che l’aumento della temperatura media mondiale deve essere assolutamente contenuta in un grado e mezzo Celsius rispetto all’era preindustriale, per raggiungere questo obiettivo dobbiamo dimezzare le emissioni globali di CO₂ entro il 2030 e azzerarle entro il 2050, il compito che ci aspetta è enorme. “La battaglia climatica è la regina di tutte le lotte ed è propedeutica ad ogni altra lotta seppure legittima, ma se questa verrà persa nessun’altra lotta potrà essere condotta” ( appello pubblico di Scienziati e uomini di cultura- le Monde agosto 2018). Mentre da un lato rimane fondamentale la consapevolezza di quanto i nostri comportamenti e stili di vita incidono sul clima dall’altra parte è essenziale che la politica a livello planetario si prenda in carico la questione climatica legiferando e agendo affinché si smetta di danneggiare il pianeta. Non possiamo non chiederci in questa torrida estate nella quale i media “vomitano” a ritmo serrato gossip su coppie dello spettacolo che si tradiscono e separano ed una campagna elettorale iniziata all’insegna della tradizione della sceneggiata italica tra madonne e crocifissi quanto peserà la questione climatica sui programmi elettorali ed in ultima analisi quanto questa sarà determinate per le scelte di noi elettori. 

Adelaide Cacace

[1] Oliver Milman,  A 17-minute flight? The super-rich who have ‘absolute disregard for the planet’, 21 luglio 2022
[2] Henry Fountain, Why Europe Is Becoming a Heat Wave Hot Spot, 18 luglio 2022

 

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