Impronte digitali: il “tintinnio delle manette”.

history 2 minuti di lettura

In questi ultimi giorni, più che in altri, sono stato interessato al prossimo regolamento di verifica degli accessi al lavoro dei dipendenti pubblici (cui appartengo nel settore della Giustizia) e prevenzione dell’assenteismo. Sul tema o meglio sul problema, vecchio ma non stantio, la voce del Ministro della Pubblica Amministrazione si è udita per ogni dove e tanta attenzione ha catturato anche perché, poco prima o poco dopo, altri “pubblici furbetti del cartellino” si sono affacciati, loro malgrado, alle cronache giudiziarie.

Confesso che una delle particolarità contenute nel regolamento e illustrata, questa più delle altre dal Ministro, ha destato particolarmente il mio interesse. Mi riferisco al riconoscimento delle Impronte digitali che, quali controlli biometrici contribuiranno a garantire come la parola d’ordine destinata ai pubblici dipendenti: “È finita l’epoca delle truffe.”, certamente condivisibile e giusta nella finalità, sia pienamente soddisfatta.

Confesso però che non appena le magiche parole sono state pronunciate ho udito un motivetto che, oggi più di ieri sembra interessare la stragrande maggioranza, cui non appartengo, del popolo cui appartengo con entusiasmo: il “tintinnio delle manette”. Il tintinnio che tra l’altro appare, a mio avviso, ogni qualvolta l’approccio al problema della presenza sul luogo di lavoro e, aggiungo, dell’efficienza del lavoratore pubblico è affrontato partendo dal presupposto del “tutti ladri! Manette, carcere e chiavi gettate a fiume!” quasi la qualità morale di un popolo si misuri esclusivamente nel maggior numero dei posti letto, anzi branda, all’interno delle case di reclusione e non viceversa.

E allora ecco le impronte digitali  strumento utilissimo, mi risulta fin dal 1913, ed efficace ai fini della lotta alla criminalità. Quella criminalità, esistente purtroppo nel pubblico impiego e da perseguire ma che è assolutamente falso definire o far apparire maggioranza in mezzo ai lavoratori pubblici.

Al contrario la maggioranza schiacciante dei miei colleghi è gente onesta che lavora nel bel mezzo di un mare di difficoltà e problemi, che sarebbero utili conoscere ma impossibili da snocciolare in questa pagina, che si riverberano sul lavoro pubblico e ancor più, sull’utenza che chiede risposte pronte, certe e immediate, di solito impossibili da fornire. Risposte che i pubblici dipendenti vorrebbero dare, che vorremmo dare, questo sì, senza che i nostri polpastrelli siano macchiati dal nero dell’inchiostro usato per imprimere le nostre impronte digitali quali possibili, probabili, potenziali truffatori.
Guido Peparaio

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piacuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: