Impulso e anima. La ricerca di un linguaggio con l’altro da sé: arte.

arte scultura Una donna Anzio Barbaccia
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Legno, vita, passione: figure scolpite che emergono dalla materia. Un incontro con l’arte e la storia di una vita. Anzio Barbaccia e le sue opere.

È più frequente leggere argomenti di critica d’arte e di estetica piuttosto che indagini su quali siano le origini e gli impulsi che spingono un artista a mettere in forma la propria opera, la propria creazione. Interrogarsi e ricercare filosoficamente su come avviene l’impulso alla messa in forma, è stato appannaggio solo di pochi studiosi, appassionati certamente di arte e artisti a loro volta, ma anche ineressati all’anima, alla psiche, intesa come terreno profondo entro cui si sedimenta un bisogno. Terreno da cui, ad un certo punto della vita di un adulto, germoglia, cresce e sboccia una creazione. Questo bisogno è stato ad esempio definito Gestaltung da Hans Prinzhorn (1886-1933) dapprima studioso di estetica e più tardi di psichiatria.
La Gestaltung sarebbe un impulso alla messa in forma, in cui l’attività plastica, legata in qualche modo alle pulsioni e al desiderio immediato di espressione, non ha altra finalità se non la messa in forma plastica stessa. Essa, secondo Prinzhorn, sarebbe alimentata da impulsi che rappresentano il bisogno d’espressione della psiche che si manifesta in alcune circostanze, pur essendo comune a tutti gli uomini: la pulsione al gioco; la tendenza ad abbellire nello spazio; la tendenza ad ordinare in base ad un ritmo. Non a caso, Prinzhorn rintraccia analogie evidenti nella Gestaltung di popolazioni che vivono ancora allo stato primitivo, bambini, persone con malattie psichiatriche in cura presso strutture e gli adulti che iniziano a produrre a tarda età e senza nessun genere di scuola. Queste sue ricerche sono importanti per chi cerca sostegno alla tesi secondo cui esiste davvero un terreno, un humus che ci accomuna tutti nel bisogno d’espressione e che, in qualche modo, viene stimolato o reso esplicito attraverso la Gestaltung, la messa in forma. A testimonianza di una ricerca di comunicazione con l’altro da sé, attraverso l’espressione di una bellezza che siede nell’anima ed è spesso latente.

Non poche persone che hanno iniziato una produzione artistica a tarda età, dopo aver svolto attività completamente diverse nella vita, possono essersi rese conto di avere questo fondamento basilare nella propria psiche. Fondamento che non risiede affatto in altro luogo che nell’anima e proprio sottoforma di bisogno. Ed anche se oggi l’assumersi la responsabilità di avere un bisogno sembra quasi un lasciare a nudo una debolezza, nel caso di questi artisti, si è invece rivelato un vero e proprio punto di forza. Se non per loro stessi, certamente per il piacere di chi guarda le loro produzioni affascinanti e sorprendenti. Interessanti.

Una Donna Anzio Barbaccia
Una Donna di Anzio Barbaccia

Raccolte di opere non proprio celebri possono talvolta sorprendere con la loro bellezza e dare spunto di riflessione. Una è sicuramente quella di Anzio Barbaccia, che ha iniziato a scolpire a ridosso del pensionamento dopo una carriera da camionista in giro per l’Europa. La sua esistenza ha oscillato tra il ruolo di buon padre di famiglia, svolto con affetto, presenza e attenzione, e quello di lavoratore, legato al viaggio e a tutto ciò che il viaggio stesso comporta: le amicizie, le nuove conoscenze, il sapersi adattare, il cercare contatto umano, la solitudine, l’attenzione verso i propri pensieri e quelli degli altri. Il caos della strada, il silenzio della notte nella cabina, qualche situazione comica.

Nudo di donna di Anzio Barbaccia
Nudo di donna di Anzio Barbaccia

Ha iniziato a scolpire in seguito ad una sorta di visione, a un impulso che si è manifestato quando, come ha raccontato egli stesso in vita, stando a caccia e puntando il fucile, in un momento di stanchezza, si è lasciato rapire lo sguardo da un ramo di leccio che aveva le sembianze di un crocifisso dall’espressione burbera. Gli sembrava fosse lì per esortarlo ad abbassare il fucile. Sedotto da quanto percepito, con una roncola ha tirato fuori dalla materia lignea, la figura intravista.

nonno e nipote Anzio Barbaccia
Nonno e nipote di Anzio Barbaccia

Questa è stata la sua prima opera. In seguito, con mazzetta, scalpello e carta vetrata, ha portato avanti una feconda produzione, in casa, seguendo, come scuola, solo il proprio impulso a mettere in forma, la propria esigenza plastica, gettandosi con velocità e frenesia sulla materia che lo richiamava alla scelta e poi alla sua lavorazione. Ritmica, scandita dai colpetti all’inizio, poi accarezzata nelle sinuosità con la carta vetrata fino al tocco finale di impregnante a protezione. Il tutto, in un arco di tempo abbastanza breve. L’inizio e la fine dell’opera contenevano per l’autore una ciclicità di fasi, il cui inizio veniva da qualcosa di inconscio e meraviglioso, quasi misterioso, ma la cui fine era chiaramente determinata e, con certezza, decisa dall’autore.
La specificità dell’impulso a metter in forma, a plasmare materia, si è espresso in Anzio Barbaccia attraverso la volontà di contenere in ciascuna opera, un po’ di vita, dalla scelta del materiale, all’esito plastico. Infatti la materia è vita, che sia compatta, come certi legni; che sia granulosa e leggera come la sabbia che vola poi via col vento o si dissolve nel mare; che sia porosa e difficile, come certe pietre. I soggetti scolpiti lo sono altrettanto: donne, mamme, sirene, uomini al lavoro, nonni e nipoti, Cristo, santi il cui legame forte con l’esistenza terrena e con le relazioni umane è stato il tratto caratteristico.

Madre irachena di Anzio Barbaccia
Madre irachena di Anzio Barbaccia

Il vissuto dell’artista, anche se implicitamente, è contenuto ed emerge dalla sua opera. Un vissuto che non può non aver influito, anche in forma inconscia, sull’impulso inaspettato che ha avuto, tutto sommato, a tarda età. Un impulso dell’anima che si è soprattutto espresso plasticamente, attraverso la scultura, ma che ha anche avuto qualche elemento di scrittura. In un suo racconto ha regalato le proprie emozioni profonde provate accompagnando in un ospedale psichiatrico sua madre, bisognosa di cure in seguito ad un meningite. La vista, il contatto con gli internati, la voglia di cercare con loro una comunicazione, un filo, un legame, permeano tutto il racconto. Comunicazione difficile, quasi impossibile. Lingue diverse possono entrare in relazione? La vita le contiene tutte, e tutte contengono la vita. Linguaggi, altro da sé, materia: come è possibile entrarvi in relazione?
Non a caso l’artista ha scritto anche una piccola raccolta di racconti, intitolata “Se il legno parlasse”, in cui lascia parlare i suoi lavori. È  come se l’impulso a tirar fuori dalla materia ciò che essa stessa voleva dire, cercasse anche delle parole, cercasse un linguaggio ancor più comprensibile dell’immagine, della sinuosità, delle linee. Più completo, esplicativo, totalizzante. Un canale comunicativo tra sé e la vita, in tutte le sue manifestazioni. Forse una richiesta di accesso proprio a quell’humus comune nascosto nell’anima.
Adelaide Roscini

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