In crescita la vendita di armi. USA, EU e Russia i primi mercanti di morte

aereo da combattimento armi
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In Italia dall’associazionismo alle chiese a semplici cittadini è stato più volte chiesto la fine dell’export all’Arabia Saudita, paese in guerra nello Yemen dove dal 2015 ad oggi ci sono stati 175.000 morti e una parte di queste addebitabili direttamente ai bombardamenti sauditi. Il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano (M5s) si è difeso nel corso del convegno “Produzione e commercio di armamenti: le nostre responsabilità”, minimizzando il valore dell’export verso i sauditi: «Erano 427 milioni nel 2016, 52 nel 2017, ma solo 13 nel 2018. E poi – dice – anche se l’Italia azzerasse le esportazioni, arriverebbero Francia e Gran Bretagna» [1].
Il senatore Cinque Stelle, Gianluca Ferrara ha presentato un disegno di legge (1049) con il quale si intende variare, in senso restrittivo, la legge 185 per evitare raggiri della legge stessa come quando si invoca il principio dell’auto difesa utilizzato dall’Arabia Saudita per lo Yemen secondo quanto riferisce lo stesso senatore [2]. Ma ci riesce difficile pensare che cambi qualcosa essendoci un’onda leghista favorevole al partito delle armi.

Quindi? Nulla da fare nonostante la Legge 185/90 che vieta esportazioni militari verso Paesi in guerra o che violano i diritti umani. Evidentemente spesso aggirata dagli esportatori. E questo è ancora più grave visto che l’Italia è al nono posto della graduatoria dei maggiori paesi esportatori di armi al mondo. Dopo la bufera internazionale sull’omicidio Khashoggi nazioni come Danimarca, Finlandia, Olanda, Germania e Belgio hanno deciso di fermare, temporaneamente, l’export verso l’Arabia Saudita.
La questione dello stop all’export, sia pur limitato nel temo, dimostra quanto siano complicate le cose per il peso specifico che le armi hanno nell’industria e nell’economia. Infatti Gianandrea Gaiani spiega chiaramente come nel caso di progetti di armamenti comuni le controparti della Germania hanno sbraitato per la decisione tedesca di prolungare il blocco in attesa di sviluppi nello Yemen, «la Gran Bretagna sta combattendo per preservare una vendita a Ryadh di 48 ulteriori cacciabombardieri Typhoon (contratto del valore stimato in 10 miliardi di sterline) prodotti dal consorzio anglo-tedesco-spagnolo-italiano Eurofighter che il boicottaggio tedesco potrebbe compromettere con gravi danni d’immagine e finanziari per il colosso britannico BAE Systems ma anche per diverse aziende italiane prima tra tutte Leonardo. La Francia ha anche minacciato di annullare gli accordi con Berlino per lo sviluppo congiunto di nuovi armamenti (caccia europeo di 6a generazione e nuovi modelli di carri, veicoli blindati e artiglieria) […] il colosso franco-tedesco-spagnolo Airbus ha deciso di ridisegnare l’aereo da trasporto militare C295 che viene costruito in Spagna per rimuovere i componenti tedeschi e renderlo quindi esportabile in Arabia Saudita» [3].

Leggendo il rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), pubblicato lo scorso 11 marzo, si può avere un’idea dei volumi e dei valori economici della vendita di armi nel mondo. Il 75% della vendita di armi è concentrata nelle mani dei primi cinque paesi: USA, Russia, Francia, Germania e Cina che da qualche anno oltre ad essere un grande importatore è diventato un grande esportatore.

La prima risultanza generale è che il volume dei trasferimenti internazionali per l’import di armi nel periodo 2014-18 è cresciuto del 7,8% rispetto al periodo 2009-13 e del 23% rispetto al precedente 2004-2008, cioè prima della crisi economica. Nella sostanza, come scrive, Luca Liverani «ciò significa che per uscire dalla più grande crisi economica dopo il 1929 i Paesi occidentali, in testa Stati Uniti e alleati europei, hanno preferito favorire il riarmo anziché sviluppare piani di riconversione per l’adeguamento ai cambiamenti climatici nel rispetto dell’accordo internazionale della Cop21 di Parigi, del 30 novembre 2015, firmato da 195 nazioni, dal quale il presidente Donald Trump si è sottratto nel giugno 2017» [4].

Maggiori importatori di armi per quote fonte Rapporto SIPRI arms transfers database marzo 2019

Gli Stati Uniti da soli rappresentano il 36% delle transazioni in aumento rispetto al 30% del periodo precedente e con oltre il 50% delle armi destinate al Medio Oriente. Il divario tra Gli USA e la Russia è accresciuto per la diminuzione delle vendite di quest’ultima all’India (il suo primo cliente) e al Venezuela. L’India ha fatto passi indietro nell’importazioni ma questo è dovuto ai ritardi di consegne di caccia comprati dalla Russia e di sommergibili ordinati alla Francia. In Africa è l’Algeria ad essere di gran lunga il maggiore importatore di armi mentre il suo popolo continua a chiedere maggiori investimenti contro la disoccupazione e per il welfare. Una polveriera se non si troverà una strada accettabile per chi è fuori dalle grandi ricchezze e in questi giorni protesta.

L’Asia e l’Oceania rimangono i luoghi dove vengono vendute più armi: l 40% delle importazioni globali di armi nel 2014-18 anche se c’è stato un calo del 6,7% rispetto al quinquennio precedente. L’Australia è diventata il quarto importatore di armi al mondo nel 2014-18.
Le esportazioni delle nazioni appartenenti all’UE sono il 27% del totale; tra di esse spiccano la Francia che ha accresciuto del 43% le esportazioni e la Germania che le ha aumentate del 13% nel confronto tra il 2009-13 e il 2014-18.

Maggiori esportatori di armi per quote fonte Rapporto SIPRI arms transfers database marzo 2019

Nel mentre il clima internazionale peggiora per una nuova Guerra fredda che avanza e i campi dello scontro si allargano all’intelligenza artificiale, alle comunicazioni su internet e allo spazio dove si investe non solo per nuove conquiste ma anche per modelli di armamento futuribili.
Nel mentre continuano morte e distruzioni a causa di guerre e conflitti e nel mentre il clima, quello meteorologico, sta diventando sempre più un fattore di disastri immani.
Pasquale Esposito

[1] Luca Liverani, “Economia della pace. Export armi, la società civile chiede più controlli”, https://www.avvenire.it/attualita/pagine/export-armi, 2 marzo 2019
[2] Mirko Bellis, ““L’Italia non potrà più vendere armi ai Paesi in guerra”: pronta la nuova legge”, https://www.fanpage.it/litalia-non-potra-piu-vendere-armi-ai-paesi-in-guerra-pronta-la-nuova-legge/
[3] Gianandrea Gaiani, “L’export militare ai sauditi fa scricchiolare l’asse franco-tedesco https://www.analisidifesa.it/2019/03/lexport-ai-sauditi-fa-scricchiolare-lasse-franco-tedesco/, 8 marzo 2019
[4] Rachele Gonnelli, “Riarmo al posto del clima per uscire dalla crisi”, http://sbilanciamoci.info/riarmo-al-posto-del-clima-per-uscire-dalla-crisi/, 17 Marzo 2019

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