In Europa il ritorno del maledetto nucleare

centrale nucleare
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Dopo la decisione della Commissione europea di considerare gas e nucleare energia pulita, i fautori del nucleare fanno pressione e aumentano di numero. A parte la forza delle lobby a spingere sono state la crisi per i prezzi e poi l’invasione russa dell’Ucraina che sta accelerando i tempi per fare passi indietro verso il maledetto nucleare. Anche se le ragioni strutturali vanno ricondotte all’inazione – per molti anni – delle leadership che non hanno favorito la transizione verso le fonti rinnovabili.

Il Regno Unito intende produrre una quota maggiore di elettricità dall’energia nucleare. Il premier Boris Johnson ha annunciato di voler portare al 25% (ora al 16%) l’elettricità prodotta dall’energia nucleare. Lo scorso lunedì lo ha detto nel corso di una riunione con le aziende del nucleare e di altre società tecnologiche tra cui Rolls-Royce del Regno Unito, EDF della Francia e Westinghouse e Bechtel degli Stati Uniti con l’intento di velocizzare lo sviluppo di nuove centrali nucleari. Alla riunione, proprio per reperire gli ingenti capitali che occorrono per lo sviluppo e poi per la costruzione delle centrali nucleari sono state chiamate “anche una serie di grandi fondi pensione e assicurazioni, tra cui Aviva, Legal & General e Rothesay Life, insieme a importanti investitori stranieri tra cui l’australiana Macquarie e il Canada Pension Plan Investment Board. I ministri [del Regno Unito, ndr] hanno combattuto per anni per attirare capitali privati per investire nel nucleare, ma le aziende si sono rifiutate di mettere a rischio pensioni e assicurazioni” [1].

La Francia è il paese con la quota più alta al mondo di nucleare (70%) per produrre energia elettrica. Lo scorso 9 marzo il governo “ha lanciato un bando per progetti con 500 milioni di euro per finanziare la ricerca sul nucleare del futuro, nell’ambito del suo piano Francia 2030. Un mese prima, il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, aveva annunciato l’imminente costruzione di sei nuovi reattori di tipo EPR [European Pressurized Reactor o Evolutionary Power Reactor, reattore nucleare europeo ad acqua pressurizzata, ndr] con una possibile estensione ad altri otto. Nessuna di queste due decisioni, sulla ricerca e sui reattori, risponderà alla crisi attuale, dal momento che il primo dei sei nuovi EPR non sarà operativo prima del 2035” [2]

In Germania se non c’è stata una vera marcia indietro, si assiste al dibattito sulla chiusura ritardata delle centrali nucleari. Dopo il disastro di Fukushima del 2011, la Germania aveva decretato l’abbandono del nucleare, ma adesso complice la guerra in Ucraina e la necessità di non dipendere dalle forniture della Russia (55% per il gas, 50% carbone e il 35% petrolio) nel governo rosso-verde di Scholz stanno decidendo se allungare la vita delle ultime tre centrali nucleari ancora in attività e la cui chiusura era stata fissata al 31 dicembre 2022.

In Belgio, il governodel premier liberale Alexander De Croo, nato lo scorso dicembre,  è andato oltre. Nonostante l’accordo della coalizione di governo prevedesse la rinuncia al nucleare entro il 2025, due reattori che avrebbero dovuto essere definitivamente chiusi a luglio e settembre 2025 resteranno in funzione fino al 2035.

Il nucleare resta una tecnologia pericolosa perché non esiste la possibilità di escludere disastri come Cernobyl o Fukushima e perché non è stato risolto nemmeno lontanamente il problema dello smaltimento definitivo delle scorie; le centrali rilasciano radioattività nell’ambiente durante il loro normale funzionamento; forte concorrenza con altri usi dell’acqua (agricoltura, acqua potabile, altre industrie), usi minacciati dall’inquinamento radioattivo e chimico specifico dell’industria nucleare; hanno dei costi esorbitanti e non creano lavoro rispetto ai soldi investiti.

La guerra in Ucraina che ha accentuato i problemi dell’indipendenza energetica, senza qui poter affrontare il tema delle centrali nucleari ucraine avrebbe dovuto spingerci ad investire ancor più risorse nel risparmio energetico, nell’efficienza energetica e nel rinnovabile. In Italia, alla Conferenza Stampa di Elettricità Futura si è chiesto al Governo e alle Regioni di autorizzare entro giugno 60 GW di nuovi impianti rinnovabili, pari a solo un terzo delle domande di allaccio già presentate a Terna. Il presidente di Elettricità Futura (associazione di 518 imprese che operano nel settore elettrico italiano), Agostino Re Rebaudengo ha spiegato che “60 GW di nuovi impianti rinnovabili faranno risparmiare 15 miliardi di metri cubi di gas ogni anno, ovvero il 20% del gas importato. O, in altri termini, oltre 7 volte rispetto a quanto il Governo stima di ottenere con l’aumento dell’estrazione di gas nazionale” [3].

Non si deve dimenticare che tutto il modello di produzione e consumo deve essere rivisto per consumare meno energia e per le risorse rivolgersi agli incentivi al fossile, agli enormi profitti delle multinazionali e ai paradisi fiscali.

Pasquale Esposito
[1] Jasper Jolly e Rob Davies, Johnson announces aim for UK to get 25% of electricity from nuclear power,21 marzo 2022
[2] Philippe Escande, Crise énergétique: «Le paradoxe inconfortable du nucléaire français», 10 marzo 2022
[3] https://www.elettricitafutura.it/News-/Comunicati-Stampa/Risolviamo-la-grave-crisi-energetica-con-60-GW-di-rinnovabili-autorizzate-entro-giugno-2022_4120.html

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