In Europa la democrazia perde terreno: sul TTIP manca un dibattito in Parlamento

TTIP USA Europa
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Il negoziato per il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP) è stato per lungo tempo segreto.
Ci sono voluti alcuni anni e l’impegno di cittadini, associazioni e partiti a Bruxelles perché qualcosa cambiasse. Qualcosa,  appunto, perché un processo democratico e trasparente continua a latitare. Un trattato che dovrebbe regolare attività che, se raggruppate, rappresentano oltre il 40% del Pil mondiale non doveva e non deve essere fuori da un dibattito esteso e approfondito. Una volta approvato cambierà molti aspetti della vita sociale economica e culturale dei cittadini europei.
Abbiamo già scritto in più di un’occasione della contrarietà ai contenuti di questo trattato e come dice Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli la sua stipula «farebbe cadere le tutele per i lavoratori, per la salute dei cittadini, per l’ambiente e sancirebbe la fine della sovranità giuridica dell’Ue e degli Stati membri, e con ciò la fine del progetto di integrazione europea, riducendo il Vecchio Continente ad una colonia indifesa contro le scorrerie delle multinazionali e della speculazione finanziaria, proprio nel momento in cui, invece, si avverte la necessità di una Europa più unita ed autonoma» [1].

Dal 13 al 17 luglio tra Ue e Usa a Bruxelles ci sarà un’ulteriore tornata di negoziazioni che dovranno tener conto delle raccomandazioni che il Parlamento europeo ha votato (il si del PPE, dei Liberali e dei Socialisti) l’8 Luglio scorso.
Si è persa un’altra occasione di democrazia e trasparenza perché il presidente dell’Europarlamento il socialdemocratico Martin Schulz, con un’iniziativa anomala, ha eliminato l’emendamento 40 al testo che consentiva all’Aula di esprimersi su uno dei temi più controversi e cioè l’arbitrato internazionale (Isds) che dovrebbe redimere le dispute tra Stati e investitori. Di fatto ci sarà, ma cambierà nome e non dovrebbe più essere un organismo privato, così come già funziona ora per molte controversie internazionali, ma un’istituzione composta da “giudici togati, nominati pubblicamente e indipendenti” e con “udienze pubbliche“. Un compromesso poco onorevole e con contenuti generici.

È saltato l’emendamento che metteva le esigenze di mercato in second’ordine rispetto alla tutela dei diritti umani, come non viene accettata la regola per cui poteva definire delle aree sensibili che avrebbero potuto essere escluse dal negoziato, pure è stata bocciata la possibilità di compilare un elenco di servizi pubblici sarebbero stati privatizzati.

Tra le altre raccomandazioni c’è quella per cui bisognerà garantire elevati livelli di protezione per quanto concerne i dati dei consumatori europei, la salute e la sicurezza. Inoltre si chiede che le trattative dovrebbero rimuovere le restrizioni americane sulla proprietà straniera dei servizi di trasporto e delle compagnie aeree e di ottenere una “significativa apertura” del mercato statunitense degli appalti pubblici a qualsiasi livello di governo.

Sono solo raccomandazioni e comunque si tratta di un accordo che pone il mercato e le grandi aziende in posizione di netto favore rispetto a tutto il resto. Un arretramento sostanziale della democrazia in Europa.
Comunque un clima sempre più contrario nell’opinione pubblica, l’aumento delle defezioni tra la maggioranza e con un esempio come quello della Grecia lasciano ancora aperta la possibilità che qualcosa si sfaldi al momento dell’approvazione per l’entrata in vigore da parte del Parlamento europeo e del Consiglio UE.
Pasquale Esposito

[1] “Ttip, l’Europarlamento si impegna a non abbassare gli standard Ue”, www.redattoresociale.it, 8 luglio 2015

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