In Giappone alle elezioni vince Abe: sempre liberismo e centrali nucleari

Giappone tempio a Nikko
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Vittoria schiacciante”, “Valanga”, “Abe stravince” e via titolando. A leggere i primi lanci di agenzia e i primi articoli a caldo sui risultati delle elezioni legislative che si sono chiuse oggi sembra che il consenso al premier  Shinzo Abe e al suo partito sia larghissimo. Ma come sempre accade, da un po’ di anni, le democrazie capitalistiche vedono i consensi per il loro legislatori e governanti ridursi adampie minoranze. E il dato del Giappone non è diverso, con meno del 53% dei votanti (il peggior risultato dal dopoguerra) il premier potrà contare, insieme ai suoi alleati del Nuovo Komeito, su una maggioranza dei due terzi alla Camera bassa (325 seggi su 475 secondo le prime analisi).

Giappone grattacielo Asahi e Tokyo Sky TreeGiappone grattacielo Asahi e Tokyo Sky Tree. Foto Gianfranco Vaccaro

Come anticipava da tempo Marco  Zappa «chi a inizio anni 2000 sperava che il Giappone potesse rivoluzionare il proprio sistema politico e introdurre il tanto apprezzato “sistema bipartitico” come negli Stati Uniti o in Gran Bretagna si sbagliava di grosso» [1]. Anche io avevo concesso un’apertura alla possibilità di un processo di cambiamento quando, nel 2009, venne eletto premier  Yukio Hatoyama, leader del Minshuto (Partito democratico giapponese, Pdj) dopo l’ennesima crisi tra scandali e lotte intestine nel Partito liberal-democratico (Pld) mentre il Paese era allo sbando [2].
Quindi continua a non cambiare nulla sul fronte del ricambio politico e si rafforza la linea politica ed in particolare quella economica del premier, la cosiddetta Abenomics, motivo principale per cui si è votato con due anni di anticipo rispetto alla scadenza naturale. Di fatto la volontà di portare a termine la politica ultra-liberista da una parte e dall’altra rafforzare il potere personale e del suo partito in Giappone, mettendo da parte qualsiasi opposizione.
Il punto è che il premier non ha affatto risolto i problemi del paese dall’enorme debito pubblico, all’inflazione che si vorrebbe più alta per stimolare l’economia che è entrata in recessione, nonostante la grande immissione di moneta sul mercato da parte della Banca centrale, in parte anche per l’aumento dell’imposta sui consumi dal 5% all’8% e con un impegno nei prossimi anni al 10%.
Abe ha promesso di riunire leader di coalizione e delle aziende per arrivare ad una strategia che, partendo dall’aumento dei salari, si attivi una  reazione a catena che faccia riprendere il volo all’economia.
Alla politica economica del   premier sembrano crederci nemmeno gli esperti del Fondo Monetario Internazionale (FMI) che lo avrebbero scritto anche in un documento riservato [3].

Parte integrante del pensiero strategico è la politica energetica. Per Abe le decine di reattori nucleari, fermi per manutenzione, devono riprendere a funzionare subito, senza andare troppo per il sottile e con buona pace della tragedia umana e ambientale di Fukushima. A inizio novembre di quest’anno, è arrivato il primo ok alla riattivazione di un impianto nel sud del Paese.

Le convinzioni sono altrettanto forti in politica estera che  sempre più sarà aggressiva e armata visto l’abbandono del pacifismo voluto dalla Costituzione giapponese. Un modo per riaffermare il proprio ruolo in Asia e dare una mano all’alleato americano a fronteggiare l’espansionismo cinese nell’area.

E per chi provasse ad opporsi Abe, «ha tenacemente messo i mezzi di comunicazione sotto pressione e gruppi di opposizione e studenti di sinistra sono stati attenzionati ed arrestati dalla polizia. Proprio nell’ultima settimana le forze dell’ordine hanno fatto irruzione nell’università della capitale ed hanno arrestato tre ragazzi del sindacato nazionale studentesco, la Zengaku-ren, per “interferenze a un funzionario dello Stato nell’esercizio delle sue funzioni”» [4].

Pasquale Esposito

[1] Marco Zappa, “Giappone, alle urne per (non) decidere”, www.eastonline.eu, 10 Dicembre 2014
[2] Pasquale Esposito, “Giappone. La nuova leadership di fronte alla storia”, www.mentinfuga.com, 19 ottobre 2009
[3] Lo scrive Silvio Piersanti in “E dopo Abe è pronto Abe”, Il Venerdì, 12 dicembre 2014, pag. 40
[4] Mario Lucio Genghini, “Elezioni Giappone 2014: vittoria a valanga di Abe secondo gli exit poll”, www.polisblog.it, 14 dicembre 2014

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