In Grecia povertà di massa e oligarchie al potere intoccabili

Grecia Atene
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Per ottenere altri 130 miliardi di prestiti il Parlamento greco, nella notte tra il 6 e il 7 dicembre scorso, ha approvato il bilancio 2012.
Tra le proteste di piazza la coalizione di governo (socialisti, destra, estrema destra) guidata da Lucas Papademos ha preparato un altro pacchetto di ulteriori aumenti di imposte, riduzioni di lavoratori dipendenti nel settore pubblico e di salari dei funzionari con l’obbiettivo di arrivare ad un surplus primario dell’1,1% nel 2012 e conseguente riduzione del debito pubblico dal 9% previsto per il 2011 al 5,4% del prossimo. Così sperano, ma è difficile immaginare che ciò avvenga. E la crisi si allunga.

Grecia. Atene. Agosto 2005. Foto Maurizio Stanziano

Le manovre che non generano sviluppo e crescita economica aggravano i deficit e i debiti. Lo stesso governo greco ha previsto l’ennesima contrazione del Pil del 2,8%. La Grecia e gli altri paesi andrebbero aiutati nella ripresa delle attività produttive che, oltremodo, migliorerebbe il clima per gli investimenti in particolare e la fiducia dei cittadini in geerale.

La crisi è un conto pesante che continua ad essere pagato da un numero crescente di greci. La disoccupazione è oltre il 20% e quasi il 13% delle famiglie è senza reddito. E la situazione, come si diceva è destinata a peggiorare con il settore pubblico che nei prossimi dodici mesi manderà a casa circa trentamila persone.
Le condizioni imposte sono durissime. In alcuni casi non resta che la resistenza, la disobbedienza contro per esempio la legge che consente di tagliare l’energia elettrica a chi non paga la supertassa sulla casa. <<La decisione dei sindacalisti di Genop-Deh (l’Enel greca) di scioperare e occupare la sede della compagnia dove vengono stampate le bollette e gli ordini di tagliare la luce alle persone che non pagano la super tassa, ha mandato in tilt per giorni i centri di Deh e ha rafforzato il grande movimento di rifiuto di pagare le tasse>> [1].
Non sono pochi i giornali che provano a spiegare come vivere con pochi euro o a suggerire ricette per spendere meno. È evidente che la normalità del vissuto quotidiano è stata stravolta.

Grecia.Lepanto. Agosto 2005. Foto Maurizio Stanziano

Papadimos e il suo ministro delle finanze Venizelos continuano a spiegare che i finanziamenti servono per pagare gli stipendi, mentre l’opposizione di sinistra e i sindacati spiegano che servono solo a restituire il debito finanziato a tassi usurai. Il rischio del fallimento è sempre altissimo.

Nelle manovre non compare invece quello che l’ex-premier Papandreou aveva provato ad avviare e cioè una lotta seria alla corruzione, all’evasione e alla criminalità. Attaccare in profondità la crisi significa affrontare <<la rete privata di oligarchi che nel paese controlla gran parte degli affari, del settore finanziario, dei media e, senza dubbio, della classe politica>> [2]. In un suo discorso aveva fatto riferimento ad attività sospette di alcune banche greche e a notizie su attività di contrabbando di carburante che costerebbero alla Grecia tre miliardi di euro all’anno.

Grecia. Atene, Acropoli. Agosto 2005. Foto Maurizio Stanziano

Secondo quanto ha scritto Misha Glenny sul Financial Times l’oligarchia al potere ha risposto con la fuga di denari e con un attacco mediatico all’ex primo ministro e sappiamo come è finita. L’obbiettivo ultimo è quello di accaparrarsi beni e aziende che saranno privatizzate a valori infimi dopo i vari crolli con scarsi proventi per lo stato ma che potrebbe rilevarsi una fortuna nel futuro per i compratori. Senza parlare di quanti giocano sull’uscita dall’euro per poter usare i miliardi di euro depositati all’estero per acquistare ai prezzi di una dracma svalutata. E continua l’autore senza dimenticare che aziende Siemens e Ferrostaal hanno speso ingenti cifre <<per corrompere i loro interlocutori greci>> ottenendo contratti vantaggiosi ma superiori a quelli di mercato e che sono stati scaricati sui greci [3].

Grecia. Zante, spiaggia Navajo. Agosto 2005. Foto Maurizio Stanziano

Se è vero che in Grecia molti hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità va anche detto che chi ora è primo ministro (e non solo in Grecia) era governatore della banca centrale greca tra il 1994 e il 2002 e con l’aiuto di Goldman Sachs <<ha svolto un ruolo poco chiaro nel mascheramento dei conti pubblici>> [4].
Pasquale Esposito

[1] Argiris Panagopoulos, “Sciopero generale contro la manovra Disobbedienza civile contro le tasse”, Il Manifesto, 2 dicembre 2011, pag. 4
[2] Misha Glenny, “Agli oligarchi la crisi piace”, www.presseurope.eu, 9 novembre 2011
[3] Misha Glenny, ibidem
[4] È quanto scrive Marc Roche su Le Monde. in “Tutti gli uomini di Goldman Sachs”, www.presseurope.eu, 16 novembre 2011

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