In Indonesia la strada per le riforme è sempre più in salita

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Dal 22 luglio l’Indonesia ha un nuovo presidente: Joko Widodo. Il verdetto, oltre che dal 53% dei voti a favore, è stato sancito dalla Corte Costituzionale indonesiana in seguito alla denuncia di brogli avanzata dal leader del partito avversario.
Prabowo Subianto, ex generale ed ex cognato del dittatore Suharto (il cui regime fu al potere dal 1967 al 1998), appoggiato dall’elettorato conservatore e islamista, aveva contestato i risultati finali dichiarandoli giuridicamente non validi, ma dopo due settimane ha dovuto accettare il verdetto della Corte.
Con l’elezione di Widodo, ex commerciante e governatore uscente della capitale Jakarta, il paese ha espresso una chiara rottura con la vecchia élite politica.

Nato in uno slum sula riva del fiume, il nuovo presidente è riuscito a convincere i ceti più umili con un programma di riforme che comprendono la lotta alla corruzione, il miglioramento del sistema sanitario pubblico, dell’istruzione e una più equa distribuzione delle risorse. Quasi metà della popolazione vive con meno di due dollari al giorno nonostante l’immensa ricchezza di giacimenti di materie prime presenti nel paese.
I giovani imprenditori locali e i grandi investitori internazionali sperano invece che Widodo riesca a semplificare la lenta burocrazia che ad oggi limita gli investimenti .

Le grandi aspettative che circondano il nuovo Presidente rischiano però di essere disattese. Infatti, l’ambizioso programma di governo dovrà fare i conti con una coalizione che è in minoranza e con un’opposizione in contrasto con molte delle riforme presentate.
Anche la nomina alla presidenza del Parlamento di un esponente del partito d’opposizione renderà più difficile l’impresa di Widodo che, cosciente delle difficoltà che l’aspettano, ha già cominciato a mettere le mani avanti.
La prima parziale retromarcia è stato l’annuncio che poco più della metà del suo gabinetto sarà formato da tecnici mentre il resto sarà riservato ai politici. In campagna elettorale le percentuali dovevano essere 80% e 20%.
Come se non bastasse, una legge approvata negli ultimi giorni di legislatura del Parlamento indonesiano uscente rende ancora più probabile l’ingovernabilità. Questa prevede l’abolizione dell’elezione diretta dei governatori e dei sindaci alle amministrative.
Widodo ha espresso tutto il suo scontento per la nuova legge che egli stesso definisce “un grande passo indietro”  perché  gli amministratori eletti hanno “un obbligo morale” con gli elettori in quanto scelti direttamente da loro.
La nuova legge non è piaciuta neanche ai cittadini e agli esponenti politici che fuori dall’aula hanno dato vita a proteste e manifestazioni.
A quanto pare la strada delle riforme del nuovo Presidente rischia di diventare sempre più in salita.
Laura Di Maggio

Fonti:
Il Post,”Che aria tira in Indonesia“, Il  Post 01/10/2014
Internazionale, “Joko “Jokowi” Widodo ha vinto le elezioni in Indonesia“, Internazionale 22/07/2014
Internazionale, “Indonesia. Il riformista Widodo vince le presidenziali”, Internazionale 22/07/2014
Diego Grazioli, “Indonesia: il risveglio del gigante”, www.italiani.net, 24/09/2014

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