In Irlanda non basta qualche segnale di ottimismo per non emigrare

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Nonostante qualche timido segnale che ha spinto qualche giornale a parlare di ripresa e uscita dalla recessione l’Irlanda continua ad annaspare in una crisi economica iniziata tra il 2007 e il 2008. Una crisi che è figlia del precedente ventennio di crescita, disordinata e dirompente, tale da rendere quell’arco di tempo il periodo d’oro dell’economia  irlandese.

Irlanda. Dublino, la sede del Primo Ministro. Agosto 2011. Foto Ciro Ardiglionesepara_didascalia.gif

Brevemente, una crisi nata da una parte dall’enorme espansione economica e soprattutto finanziaria, all’interno di quella mondiale e statunitense in particolare, e dall’altra dall’esplosione della speculazione immobiliare frutto anche della prima.

L’Irlanda è sotto tutela della Troika perché per potersi salvare dal fallimento ha accettato aiuti per un totale di 67,5 miliardi di euro, di cui 45 miliardi finanziati dalla Ue e 22,5 dal Fondo Monetario Internazionale. La contropartita è stata la tagliente politica di austerità che ha messo in ginocchio le attività produttive e soprattutto le famiglie  irlandesi.
Segnali positivi. Fin da marzo scorso l’Agenzia del debito di Dublino, per la prima volta dopo il 2010, collocava sul mercato con successo 5 miliardi di bond e il ministro delle Finanze Michael Noonan ha parlato del miglior segnale per uscire dalla procedura di salvataggio. A maggio la Troika promuoveva tutti gli interventi di politica economica del Paese e dava il via libera ad un’altra rata di aiuti per circa 2,4 miliardi di euro. E la stima della crescita era collocata all’1% del Pil.
Ma ancora a luglio il capo del Meccanismo di stabilità europeo (Mse), il fondo di salvataggio dell’eurozona, avvertiva il governo irlandese che, come promesso, doveva procedere al taglio di 3,1 miliardi dal prossimo bilancio per portare il deficit al 5,1 per cento del pil ed uscire dalla cerchia delle imposizioni esterne.

La realtà è parecchio più complessa anche a voler considerare quello 0,4% di Pil in crescita nel secondo trimestre perché la Banca centrale irlandese ha tagliato le previsioni di crescita per il 2013 da un più 1,9% ad uno striminzito 0,5%. L’austerità come in altri paesi non produce crescita.
Se è pur vero che nelle zone migliori di Dublino e di qualche altra grande città il mercato immobiliare presenta qualche segno positivo rispetto al passato, nelle periferie e nelle aree rurali i prezzi sono fermi o addirittura  continuano a scendere.

Irlanda. Lo Shannon river a Clonmacnoise. Agosto 2011. Foto Ciro Ardiglionesepara_didascalia.gif

Lo stesso discorso vale per gli investimenti e di conseguenza per il mercato del lavoro. A Dublino e a Cork si sono avviati tre quarti dei progetti di investimento, in particolare nel settore delle tecnologie. Nella capitale il tasso di disoccupazione è di circa il 12% mentre nel Donegal, contea rurale del nordovest, è più del doppio. Ad agosto il tasso nel paese era del 13,8%, in crescita rispetto al 13,7% del mese precedente. Secondo la Banca centrale irlandese continua ad aumentare il numero degli irlandesi che sono in ritardo di oltre novanta giorni col pagamento della rata del mutuo.
«Ogni sei minuti dall’Irlanda emigra una persona: si tratta del ritmo più alto raggiunto dall’inizio degli anni ottanta, che sta spopolando le zone rurali in particolare nella fascia di età dei lavoratori attivi, quella dai 18 ai 65 anni». [1]
Pasquale Esposito

[1] Jamie Smyth, “Irlanda: La ripresa non va in campagna”, www.presseurop.eu, 10 ottobre 2013. Traduzione dal Financial Times

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