In Islanda arrivano i Pirati e i partiti dell’opposizione all’UE

Islanda bandiera
history 5 minuti di lettura

A Reykjavik le nuove elezioni legislative hanno decretato la vittoria del centro-destra antieuropeista,  riportando al potere il Partito dell’Indipendenza e il Partito Progressista, ritenuti da vari analisti come i principali responsabili politici delle pratiche finanziarie nel settore bancario che hanno portato ad una lacerante recessione dal 2008.
1512 candidati di 15 partiti si sono confrontati in campagna elettorale per eleggere all’Althing, il parlamento islandese, per eleggere 63 deputati.

Il risultato del 27 aprile ha visto uscire pesantemente sconfitti l’Alleanza socialdemocratica del premier uscente Jóhanna Sigurðardóttir e il Movimento di sinistra-Verdi che hanno perso la metà dei parlamentari. Il Partito dell’indipendenza di Bjarni Benediktsson e il Partito del progresso di Sigmundur Davíð Gunnlaugsson si ritrovano 19 seggi a testa che se messi insieme consentono il governo del Paese.
Un ottimo risultato è stato raggiunto dal filoeuropeista movimento centrista Futuro Luminoso che ha potuto contare sull’ 8,2% dei consensi.
La vera novità delle elezioni è l’entrata in Parlamento del Partito pirata (5,1% dei voti) con 3 seggi, un vero e proprio record nella storia delle assemblee legislative nazionali (nel Senato della Repubblica Ceca ne siede uno soltanto, in altri paesi siedono nelle Assemblee regionali) . Sono bastati pochi mesi dalla sua nascita in Islanda (in Svezia nel 2006) dei “pirati” per portare sugli scranni dell’Assemblea Jon Thor Olafsson, studente universitario, Helgi Hrfn Gunnarsson, programmatore e Birgitta Jónsdóttir, artista digitale, figlia di una delle più note cantanti folk islandesi, oggetto delle attenzioni degli USA per il caso Wikileaks.
Intervista da Mastrolonardo per Wired, Birgitta Jónsdóttir conferma l’impegno dei “pirati” per i diritti digitali e la trasparenza e aggiunge che «cercheremo di promuovere democrazia partecipativa e trasparenza. Pensiamo sia quello che i cittadini vogliono. Abbiamo contatti con sviluppatori e gente del mondo It e dunque svilupperemo tool a disposizione dei cittadini. Uno di questi è Better Iceland, nato sull’esempio di Better Raykjavik per raccogliere proposte dal basso. Noi parlamentari ci impegniamo a spingere in parlamento le proposte che verranno fuori da questa piattaforma» [1].

Dalle prime analisi una buona parte del consenso sembra provenire dagli elettori dei due partiti di sinistra delusi dai risultati del governo in carica anche se come vedremo sono di gran lunga migliori di quelli ottenuti in Grecia, Spagna, Italia, Portogallo, Cipro perché i costi sono stati fatti pagare anche alle istituzioni finanziarie e bancarie.

La crisi non è stata debellata e soprattutto una famiglia su dieci ha problemi nel rispettare le scadenze delle rate dei mutui sugli immobili. I mutui valgono 11 miliardi di dollari e l’intero Pil islandese ne vale 13. Secondo i cittadini c’è anche la mancata conclusione della revisione della Costituzione che avviene parzialmente, con un processo unico, on line.
Ma il fattore che ha influito di più sulla sconfitta è stata la politica rivolta ad un’adesione all’Unione Europea i cui negoziati sono ancora in corso e che la nuova coalizione probabilmente bloccherà. Se poi ci mettiamo che il leader del Partito progressista Sigmundur Gunnlaugsson promette in campagna elettorale uno “sconto” del 20% su tutti i mutui casa il cui costo se lo dovranno accollare i creditori stranieri il quadro delle ragioni della sconfitta si fa più chiaro.

Eppure se si osserva l’andamento degli ultimi anni di due indicatori come il Pil e la disoccupazione le risposte date dal governo di Jóhanna Sigurðardóttir non sono state così devastanti se si pensa a quanto accaduto negli altri paesi colpiti dalla crisi e soprattutto dall’austerità e dalle condizioni capestro imposte da Unione Europea, Banca centrale europea e Fondo Monetario Internazionale. Il Pil è positivo da due anni e la disoccupazione è scasa al 4,7% nel 2012.

Islanda grafico pil disoccupazione
2005-2012: Pil e disoccupazione in Islanda

 

Dal settembre 2008 la crisi invade in maniera virulenta l’isola. Le tre principali banche falliscono con debito alle stelle, crollo del pil crolla negli anni successivi e disoccupazione mai registrata prima. Nel 2009  a furor di popolo viene costretto alle dimissioni quando prova ad imporre le solite misure volute dal Fondo Monetario Internazionale.
Mentre la Corte Suprema mette fuorilegge i prestiti in valuta per le famiglie, la premier nazionalizza le banche, impone al settore creditizio la cancellazione dei mutui a tasso variabile superiori al 110% del valore dell’immobile, avvia controlli sulle transazioni di capitali e per perseguire speculatori, finanzieri, banchieri viene nominato Olafur Hauksson [2], un semplice commissario di polizia, procuratore speciale che procederà ad arrestare alcuni dei responsabili tra cui l’ex primo ministro Geir Haarde.
Come in tutti i paesi colpiti dalla recessione vennero adottati criteri rigidi per i conti pubblici e ci furono tagli significativi alla spesa, ma le famiglie più povere hanno potuto usufruire di benefici fiscali e furono condonati 1,5 miliardi di dollari di debiti [3].
Due referendum nel 2010 e 2011 hanno bocciato a larghissima maggioranza la proposta di ripagare, in 15 anni,  3,5 miliardi di euro a una banca straniera fallita provocando un duro scontro con Gran Bretagna e Olanda che avevano già rimborsato i loro cittadini in gran parte proprietari.

Gunnlaugsson (Partito del progresso) ha ricevuto il mandato dal Presidente Ólafur Ragnar Grímsson e ha iniziato i colloqui per formare la coalizione tra i due partiti vincitori delle elezioni del 27 aprile. Spetta a loro dare nuova linfa al futuro dell’isola anche se hanno responsabilità su quanto accaduto.
Pasquale Esposito

[1] Raffaele Mastrolonardo, “Islanda, chi sono i Pirati in Parlamento”, www.wired.it, 3 maggio 2013
[2] Per altri dettagli cfr., “L’Islanda dà la caccia ai banchieri”,  www.presseurop.eu, 12 luglio 2012
[3] Maria Grazia Bruzzone, “Caso Islanda: modello o incubo grillino?”, www.lastampa.it

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article