In Lettonia ribaltato il governo di destra

Lettonia, Riga

In è stata ribaltata la maggioranza di destra con una di centrosinistra che avrà come nuova premier Evika Siliņa, 48 anni e ministra del Welfare del governo uscente. Dal 1991, anno di indipendenza da Mosca, nessun  partito progressista si era mai ritrovato nella stanza dei bottoni.
Tutte e tre le repubbliche baltiche hanno ora, a capo dell'Esecutivo, una donna: Ingrida Šimonytė (Lituania) e Kaja Kallas (Estonia).

La sua nomina è arrivata lo scorso 15 settembre con la votazione della fiducia del Parlamento lettone (Saeima) dove ha ottenuto 53 voti su 100; 52 dalla nuova coalizione più un voto del deputato indipendente Oļegs Burovs. La coalizione che la sorregge è composta dal suo partito di centro destra Nuova Unità (JV), dall' Unione dei Verdi e degli Agricoltori (ZZS) e dai socialdemocratici europeisti Progressisti (P), maggioranza che lo scorso 31 maggio aveva eletto  come Presidente della Repubblica Edgars Rinkēvičs. Va precisato che ZZS è un partito conservatore e che nonostante il nome non ha più al suo interno i Verdi che sono nei Progressisti, partito che alle ultime elezioni aveva più che raddoppiato il consenso ed eletto dieci deputati.

La caduta del premier uscente Krišjānis Kariņš e della sua rottura con la maggioranza di centro destra è iniziata proprio in occasione dell'elezione di Edgars Rinkēvičs con una maggioranza diversa da quella dell'esecutivo.  Al ottobre 2022 Kariņš con il suo partito JV aveva vinto le elezioni con il 19% e aveva formato un governo di destra Lista Unita e Alleanza Nazionale di estrema destra. A nulla sono valsi i tentativi di rivitalizzare la maggioranza e ad agosto, Kariņš si è dimesso dopo che il suo governo si sciolto a causa di un previsto rimpasto di governo e dei tentativi di ampliare la coalizione.
Il premier uscente è stato nominato ministro degli Esteri nel nuovo governo.

Evika Siliņa nel suo discorso durante l'investitura ha avuto modo di rassicurare che «non ci sarà alcun cambiamento nella rotta euro-atlantica e nella politica estera della Lettonia e che continuerà anche il massimo sostegno all'Ucraina. Ha promesso di lavorare per “una Lettonia dove tutti possano realizzare il proprio potenziale e realizzare i propri sogni” e ha detto che “i ministri seduti al tavolo del gabinetto devono mettere da parte le priorità del loro partito e lavorare per il bene della Lettonia”» [1]. Inoltre si è impegnata a portare, entro il 2027, al 3% del PIL la spesa militare nonché a terminare la costruzione di una barriera lungo i circa 173 km sul confine con la Bielorussia come fatto dalla Polonia e che dovrebbe impedire l'accesso al paese. Un paese che entro il 2050 perderà secondo stime ONU oltre il 20% della popolazione [2].

Tra i punti del programma, su richiesta dei Progressisti, c'è la ratifica della Convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne e la legalizzazione delle unioni omosessuali [3].

Un sondaggio d'opinione condotto – nel periodo dal 6 all'8 settembre, quindi prima della nomina del nuovo governo – intervistando un campione di 1.005 residenti lettoni mostra che «il 19% degli intervistati ritiene che la nuova coalizione di governo sarà migliore della coalizione uscente Nuova Unità, Lista Unita e Alleanza Nazionale. Il 16% degli intervistati ritiene che la coalizione uscente sia un modello migliore, mentre il 41% ritiene che una coalizione di altre forze politiche sarebbe migliore. La valutazione del miglior modello di coalizione sembra avere una certa correlazione con la lingua degli intervistati: il 25% che parlano lettone in casa ritiene che l'attuale composizione della coalizione sia migliore, […]. L'opinione opposta è invece espressa dagli intervistati che parlano russo in famiglia: il 24% degli intervistati di questo gruppo ritiene migliore il nuovo modello di coalizione, mentre solo il 2% preferisce la coalizione uscente» [4].

La questione linguistica è un altro tema dibattuto e che lascia ombre su una coalizione che potrebbe dare uno slancio all'affermazione dei diritti di cui si parlava prima. Infatti la premier «si è impegnata affinché tutta l'istruzione pubblica passi alla lingua lettone entro il 2025 – in un paese in cui fino a un quarto della popolazione è di madrelingua russa» [5].

La nuova maggioranza è numericamente più debole della precedente e poi si porta dietro lo ZZS, un partito conservatore e che ha come leader Aivars Lembergs, ex sindaco della di Ventspils, che è nella lista delle sanzioni statunitensi per presunta corruzione in 2019.
Pasquale Esposito

[1] Latvia gets a new government, 15 settembre 2023
[2] Jon Henley, ‘Without enough Latvians, we won't be Latvia': eastern Europe's shrinking population,16 novembre 2022
[3] Andrea Zambelli, Evika Silina è la nuova premier,  18 Settembre 2023
[4] Latvian public gives lukewarm reaction to new coalition, 13 settembre 2023
[5] Andrea Zambelli, ibidem

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