In Montenegro i soliti vincitori con i soliti problemi da risolvere: crisi economica, criminalità e corruzione.

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In cabina di comando resta l’ex premier e presidente montenegrino Milo Đukanović. In Montenegro le elezioni legislative di domenica 14 ottobre hanno decretato l’ennesima vittoria di Đukanović  leader dell’attuale coalizione di governo Montenegro europeo (composta da Partito democratico dei socialisti-DPS, Partito socialdemocratico di Ranko Krivokapić – SDP e Alleanza liberale – LS) che ha ottenuto il 45,6% di consensi [1].


Montenegro. Monastero di Ostrog. Agosto 2012. Foto Bianca Tor

Questo potere potrebbe allentarsi perché i vincitori per governare dovranno chiedere l’appoggio ai partiti minori  visto che, dopo undici anni, non detengono più la maggioranza assoluta.
Un’altra novità formale sarà l’arrivo in Parlamento degli eletti del Partito Montenegro positivo, una formazione che sfruttando le delusioni dei cittadini per i governi precedenti è riuscita in pochi mesi ad avere un peso di tutto rispetto grazie al 9% circa dei voti raccolti.
Al principale partito di opposizione al “regime” di Đukanović  il Fronte democratico con a capo il docente all’Università Luiss di Roma Miodrag Lekić è andato il 23.7%, mentre al Partito socialista popolare (SNP) sono andati un misero 10.6% dei consensi relegandolo a terzo partito con un forte arretramento. Tra i partiti più piccoli il Partito bosgnacco ottiene il 4.4% dei voti.

A parte l’accusa a Lekić di essere una sorta di straniero in patria per la sua lunga permanenza all’estero causa la sua carica di ambasciatore, Ministro degli Esteri, rappresentante della Jugoslavia di Milosevic durante il conflitto del Kosovo [2], il vero scontro della campagna elettorale si è consumato sull’indipendenza del paese ancora troppo recente (2006) per ritenersi consolidata. Đukanović ha spesso sostenuto che la vittoria dell’opposizione, troppo filo-serba, avrebbe potuto far vacillare la sovranità del Montenegro.
<<Miodrag Lekić e il Fronte democratico sono una proiezione serba in terra montenegrina, hanno detto Djukanovic e i suoi collaboratori. Esagerato. Lekić non è filo-serbo, ma non è neanche anti-serbo. Ritiene che Podgorica non possa non dialogare, commerciare e fare accordi con Belgrado. Come ritiene che il rapporto speciale tra il Montenegro e la Serbia debba allargarsi a tutta l’area balcanica.
Lekić, a suo tempo uno jugoslavista convinto (si legga In morte della Jugoslavia, Limes 6/03), pensa che il tessuto di rapporti familiari, linguistici, culturali, economici e commerciali creato dall’esperienza jugoslava abbia lasciato in eredità una dote e che sia compito delle leadership della regione coglierla e valorizzarla, dopo una lunga parentesi segnata da piccole autarchie>> [3].


Confine con la Serbia. Agosto 2012. Foto Bianca Tor

L’altro  tema, collegato al precedente, su cui ha poggiato la campagna la coalizione al potere e che aveva determinato lo scioglimento anticipato del Parlamento è stato l’adesione all’Unione europea. Il nuovo governo avrebbe dovuto avere un forte mandato per affrontare i negoziati con Bruxelles che potrebbero durare anni e che secondo il governo Lekić e la sua organizzazione politica non sarebbero stati in  grado di reggere il confronto.
Un argomento che non regge perché i leader dell’opposizione hanno incontrato sia il Commissario europeo per l’allargamento che alti funzionari. Inoltre secondo l’opposizione la fine anticipata della legislatura avrebbe sottratto tempo, come sta accadendo, per l’approvazione delle modifiche costituzionali in tema di giustizia (p.e. la garanzia dell’indipendenza della magistratura) necessarie al superamento dello stallo dei negoziati sui capitoli 23 e 24 che si riferiscono allo stato di diritto e alla lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata.
Argomenti che il governo evita di affrontare e risolvere con la dovuta durezza.  Al contrario di quanti lo chiedono nelle manifestazioni che si susseguono da mesi e che sono collegate MANS (Rete montenegrina per l’affermazione del settore delle ONG) e che ad esempio sostiene che la Prva Banka sia la causa della maggior parte della corruzione nel paese, essendo l’istituto finanziario a cui arrivano tutti gli investimenti che arrivano da tutto il mondo per  il Montenegro da ogni parte del mondo. Sempre secondo MANS sarebbe l’ex premier Milo Djukanović, senza ricoprire cariche pubbliche, a controllare la Prva Bank e ad avere <<pesanti responsabilità sull’imperversare della corruzione nel paese>> [4].


Montenegro. Sveti Stefan. Agosto 2012. Foto Bianca Tor

La corruzione blocca anche lo sviluppo economico  e sociale del paese che dopo un triennio (2006-2009) di crescita spettacolare, complice lo sgonfiarsi della bolla immobiliare su cui si era sostenuta, l’economia si è fermata con una disoccupazione oltre il 20%, una popolazione che per metà è sulla soglia della povertà, un deficit commerciale spaventoso (il  turismo e le costruzioni sono gli unici settori produttivi)  e un debito pubblico che cresce vertiginosamente.
E ora come  succede in Grecia, Portogallo e altri paesi sotto il controllo della Troika a  Podgorica si privatizza o meglio si (s)vendono i beni pubblici. Una gara d’appalto è stata avviata per lo sfruttamento del petrolio (se e quanto ce ne sia va tutto confermato), un’altra per la privatizzazione dell’area portuale di Bar, il più importante porto montenegrino a cui sono interessati Cina, USA e Serbia soprattutto perché riavrebbe il suo sbocco sul mare. Un altro capitolo è il tentativo di privatizzare la compagnia aerea di bandiera Montenegro Airlines che il governo mise in vendita per l’ingente mole di debiti accumulati [5].
Senza una leadership capace e integra un piccolo paese con meno di settecentomila abitanti come il Montenegro la battaglia dell’indipendenza, quella economica e dalla criminalità, non potrà essere vinta.

Pasquale  Esposito

[1] Il dato si riferisce al 95% delle schede scrutinate
[2] Ambasciatore in Mozambico, Lesotho e Swaziland, dal 1992 al 1995 ministro degli Esteri, inviato a Roma per rappresentare la Jugoslavia di Milosevic durante la guerra con il Kosovo e dopo la un periodo di allontanamento rappresentante diplomatico a Roma da Vojislav Kostunica. Attualmente insegna alla Luiss di Roma.
Va detto che anche da Roma il pensiero e le attività per il Montenegro sono state una costante dell’impegno di Lekić che non ha mai abbandonato l’interesse per il suo paese.
[3] Matteo Tacconi, “La sfida DI MIODRAG”, Il manifesto, 13 ottobre 2012, pag. 16
[4] “Montenegro: il sì dell’Europa e i no del MANS”, www.edicolabalcanica.org, 30 luglio 2012. Altri articoli che riportano gli intrecci tra politica e criminalità organizzata si possono leggere ad esempio su www.narcomafie.it
[5] Emanuele Cassano, “MONTENEGRO: Il Paese si svende per risanare il bilancio”, www.eastjournal.net, 3 ottobre 2012

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