In ombra le elezioni regionali in Basilicata

manifesto per ambiente e lavoro in Basilicata

Chi si ricorda quando ci saranno le elezioni in Basilicata? È vero, passato l’interesse per le votazioni regionali in Sardegna e in Abruzzo poi – un primo circoscritto test di verifica della tenuta politica del centrodestra e del “campo largo” nel centrosinistra – si è chiuso il sipario sulla competizione elettorale ormai alle porte che, forse, si riaprirà a giugno con quelle di Regioni indubbiamente più importanti se viste esclusivamente sotto la lente della competitività economica.

Quindi avvolti dalla penombra dell’informazione, quasi 500 mila cittadini della Basilicata saranno chiamati il 21 e il 22 aprile ad eleggere il nuovo presidente di Regione unitamente al rinnovo del Consiglio regionale. I candidati sono tre e cioè; Vito Bardi, presidente uscente di Forza Italia, appoggiato dal suo partito, da Fratelli d’Italia, Lega e Udc. Seguono poi a supporto, come fanteria leggera, Azione di Carlo Calenda, le liste civiche La vera Basilicata e Orgoglio lucano, quest’ultima composta prevalentemente da esponenti di Italia Viva.

A contrastarlo ci sarà Piero Marrese, presidente della Provincia di Matera del Pd, scelto in extremis dopo le tante indecisioni dello spaesato oculista candidato PD, Domenico Lacerenza. Marrrese avrà dalla sua il suo partito, il Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra, supportati dalle liste civiche Basilicata unita e Basilicata casa comune. Quest’ultima lista raccoglie le istanze del movimento civico cattolico ed è guidata da quell’Angelo Chiorazzo prima sostenuto dai dem e poi costretto al passo indietro dagli alleati penta stellati e sostituito in corsa da Domenico Lacerenza che, a sua volta, ha comunicato il gran rifiuto tre giorni dopo la designazione.

Infine, tra gli sfidanti c’è il giornalista Eustachio Follia, leader del partito progressista Volt. Con l’adozione dello Statuto nel 2016, la Regione Basilicata ha stabilito il numero di componenti degli organi regionali, i principi cui deve ispirarsi la legge elettorale, nonché l’attribuzione di un premio di maggioranza alla coalizione di cui è espressione il candidato eletto Presidente. Le elezioni si svolgeranno su un turno unico senza la possibilità di ballottaggio. Verrà quindi eletto il candidato presidente che ha preso più voti, mentre il secondo arrivato entrerà a far parte del Consiglio regionale che ha in tutto 20 seggi.

«Alla lista o coalizione collegata al Presidente eletto, viene attribuito un premio di maggioranza variabile, dal 60 al 50 per cento dei 20 seggi del Consiglio in relazione alla cifra elettorale ottenuta dalla lista o coalizione collegata: se ha ottenuto almeno il 40 per cento dei voti validi regionali, sono attribuiti 12 seggi; se ha ottenuto una percentuale di voti validi regionali compresa tra il 30 e il 40 per cento, sono attribuiti 11 seggi; se ha ottenuto meno del 30 per cento dei voti validi regionali, sono attribuiti 10 seggi. I restanti seggi sono distribuiti tra le altre coalizioni e liste non collegate al Presidente eletto» [1].

Saranno 13 i consiglieri eletti nella circoscrizione di Potenza e 7 in quella di Matera. Non si può, poi, effettuare il voto disgiunto e qualora fossero espresse due preferenze sono valide solo per persone di sesso diverso.

È importante evidenziare che il sistema adoperato per le operazioni di ripartizione dei seggi è quello previsto dal metodo inventato nel 1878 dal belga  d’Hondt e utilizzato ancora in molti Paesi europei. In verità, questo strumento contabile adoperato nei sistemi elettorali che adottano una forma proporzionale, nasconde un «vizio» di origine e cioè punta a privilegiare le liste con le cifre elettorali più alte. Se ne apprende il suo funzionamento e finalità in un asciutto documento della Corte Costituzionale che sintetizza in questo modo il sistema di conteggio: «il metodo d’Hondt, o metodo del divisore, in virtù del quale il numero di voti totali di ogni lista viene diviso per unità successive, sino al numero di seggi da assegnare. I seggi sono assegnati alle cifre più elevate che risultano dalle operazioni di divisione. Questo metodo favorisce, in effetti, le formazioni più votate (ed in particolare la prima), penalizzando quelle minori. Il suo effetto è quindi quello di ridurre la frammentazione politica» [2].

Dentro questo perimetro normativo, i tre candidati proveranno il confronto elettorale. Secondo le ultime proiezioni, per quanto possano valere, il Governatore uscente Vito Bardi del centro destra è in vantaggio per le preferenze, ma scorrendo il contenuto delle interviste rilasciate circa il programma che intende mettere in campo, si rimane sinceramente delusi per la pochezza del progetto – per di più ammantato dalla solita retorica di rito dove spicca sempre il riferimento alla «lucanità», come parola magica che dovrebbe ipnotizzare l’elettorato – che sostanzialmente converge solo su ciuffi di idee mai comunque esplicitate nel dettaglio. Ne riporto in estratto alcuni esempi:« Il nostro principale obiettivo è quello di rendere la Basilicata attrattiva, soprattutto per i giovani. La lotta allo spopolamento, che non riguarda solo noi ma è un problema di tutti i piccoli centri in ogni parte d’Italia, richiede strategie coraggiose[…]. Il lavoro è in primo piano nel programma che sto portando avanti con la mia coalizione. Ci focalizzeremo poi sulle infrastrutture, problema atavico per la Basilicata, e sul welfare[…]
Lavoreremo uniti sulla sanità, sui servizi e soprattutto sulla valorizzazione delle tante ricchezze della Basilicata per rendere più conveniente e appetibile la permanenza nella nostra regione»
[3]. Come si tradurranno concretamente questi progetti a tutt’oggi non è dato sapere.

Ma d’altronde anche nel campo del centro sinistra si veleggia avvolti dalla nebbia. Il candidato Piero Marrese, incassata la fiducia dalla segretaria Pd Elly Schlein, da Giuseppe Conte, da Angelo Bonelli e da Nicola Fratoianni, sfoggia sicurezza e un piglio molto combattivo come rappresentante di quel “campo largo” che oltre a fissare paletti perimetrici, dovrebbe anche essere stivato di proposte ed idee sì ad ampio respiro ma anche praticabili che però ancora non si sono conosciute. In un suo ultimo comunicato si apprende che: «Sì a un piano straordinario di assunzioni in Regione Basilicata. Il rilancio della nostra terra, così come la lotta allo spopolamento, passa soprattutto da un rilancio dell’offerta lavorativa. Consapevoli di questo aspetto e nel recepire le legittime istanze del “Comitato Idonei Regione Basilicata” mi impegno a predisporre un piano straordinario di assunzioni per rafforzare, da un lato, la macchina amministrativa della Regione, e, dall’altro, per non mortificare le aspirazioni di coloro che sono risultati idonei all’esito delle recenti prove concorsuali bandite proprio dalla Regione Basilicata. Lavoriamo per trattenere i nostri giovani, motivandoli a rimanere in un ambito territoriale ricco e affascinante, che deve tornare ad avere anche appeal lavorativo» [4].

Infine, c’è il programma presentato dal candidato presidente Eustachio Follia del partito paneuropeo Volt, che con lo slogan «Lucania come scrigno di tesori da custodire e preservare» tocca varie tematiche, addossando alle forze politiche tradizionali l’attuale stato di degrado nel quale versa la Regione: «si tratta di un programma ambizioso per la Lucania del futuro, in cui progetti concreti per la gestione delle infrastrutture e l’innovazione, per creare una sanità equa e inclusiva, incentivare uno sviluppo economico sostenibile e valorizzare i giovani lucani, troppo spesso costretti ad andare via, diventano gli strumenti per combattere la politica lucana che, negli ultimi anni, ha solamente inasprito le differenze, territoriali e sociali» [5].

Tre candidati, tre schieramenti politici diversi, ma in nessuno dei programmi elettorali si intravedono tracce o semplici accenni alla lotta alla criminalità e al malaffare, e non solo quello perpetrato quasi alla luce del sole dalle cosche criminali che fanno affari nelle c. d. terre del petrolio, ma anche quello generato dall’assenza di trasparenza ad esempio nelle gare di appalto. Non solo, ma si ignorano con sprezzante sufficienza  le indicazioni fornite dalla Commissione Antimafia che ha individuato 5 candidati c.d. «impresentabili» in lista per le elezioni. Nel centro destra i nomi indicati dalla Commissione sono tre: Angelo Antenori (Orgoglio lucano), Vincenzo Clemente (Udc-Dc con Rotondi – Popolari uniti) e Francesco Piro (Forza Italia) tra l’altro consigliere regionale uscente.

E proprio quest’ultimo si è reso protagonista di un attacco alla Commissione Antimafia – presieduta tra l’altro dalla meloniana Chiara Colosimo – rea ai suoi occhi, di lesa maestà nei suoi confronti per averlo segnalato fra gli impresentabili. A tenere bordone al candidato iracondo, c’era niente meno che la ministra Casellati, che forse in quegli attimi si è dimenticata di essere lei stessa un membro del governo, la quale non solo non ha preso le distanze dagli attacchi ma ha pure applaudito lo spumeggiante intervento del candidato Piro.

Veniamo ora allo schieramento del centro sinistra dove sono due gli impresentabili: Lucio Libonati e Livio Valvano entrambi candidati nella lista che unisce Alleanza Verdi e Sinistra con Partito socialista italiano.

«Sia Antenori che Clemente, indica l’Antimafia, sono a processo a Potenza per corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, mentre Piro è a giudizio a Lagonegro (Potenza), il suo paese d’origine, per autoriciclaggio. Anche i due “impresentabili” di centrosinistra, Libonati e Valvano, sono imputati a Potenza in procedimenti giunti alla fase del dibattimento: il primo deve rispondere di concorso in accesso abusivo a sistema informatico o telematico, il secondo – in due giudizi diversi – di concorso in induzione indebita a dare o promettere utilità e in turbativa d’asta»[6].

Ricordiamo ancora una volta che, in base al codice di autoregolamentazione, i partiti dovrebbero evitare di candidare, in assoluto, personaggi rinviati a giudizio o già condannati per di più per reati di mafia o contro la Pubblica amministrazione.

In definitiva, quello che stupisce di più nelle posizioni assunte dai partiti locali è quello di far finta di non capire che proprio corruzione e malaffare sono tra le principali cause dell’arretratezza dell’economia locale, del mancato sviluppo, dello sbriciolamento delle relazioni sociali e della conseguente fuga dei giovani dal territorio regionale. Come possono essere questi i capisaldi dei programmi dei tre candidati presidenti quando non si vogliono affrontarne la cause che li determinano? Da tempo la società civile chiede risposte alla politica che proprio in questa tornata elettorale dovrebbe dare in maniera chiara, spogliandosi di quella abitudine che la porta ormai troppo spesso solo all’autocelebrazione. Anche i giornali a tiratura regionale e siti on line chiedono maggiore chiarezza e non risparmiano critiche. «Sarebbe importante evitare che opportunismi e ruberie distruggano le speranze di riscatto di questa terra. Questo è il campo criminale che chiama in causa la politica, i candidati, i partiti. Ma nessuno ne parla e dunque non sappiamo che cosa abbiano in testa i protagonisti della campagna elettorale. Magari nulla, hanno in testa nulla» [7].

Eppure i segnali non certo incoraggianti dello scenario lucano erano stati già posti in evidenza con largo anticipo sui tempi, specialmente con particolare riguardo al settore estrattivo del petrolio, con una indagine effettuata già nel 2021 dall’associazione ReCommon, che si batte contro il saccheggio di territorio per creare spazi di trasformazione nella società, dove poneva in risalto l’inquinamento delle falde acquifere, la maggiore incidenza di tumori e malattie respiratorie specialmente nella zona della Val d’Agri. I costi sono davvero giustificati dai benefici? Questa era la domanda che si poneva l’associazione nei confronti del giacimento su terraferma più ricco d’Europa – e per questo, guarda caso, chiamato il “Texas d’Italia” – in una tra le zone più povere e con i più alti tassi di disoccupazione del Paese.
Per non parlare poi dell’altro importante sito di Tempa Rossa gestito dalla Total, che Luca Manes all’epoca direttore generale di ReCommon, definì «un buco nero. Tempa Rossa sarebbe la riprova che fare un impianto a mille metri di altezza sventrando una montagna è una follia» [8].

Ebbene non c’è traccia di questi argomenti in nessuna delle proposte elettorali avanzate dai candidati presidenti, che in piena campagna elettorale hanno forse ignorato anche la conferenza promossa da Legambiente Basilicata, insieme ai sindacati e alla Rete degli Studenti Medi a cui ha partecipato anche il vice presidente del Kyoto Club – organizzazione no profit impegnata nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra sottoscritti appunto con l’accordo di Kyoto – Francesco Ferrante, dal titolo «Basilicata 2030: ambiente e lavoro oltre il petrolio». In sostanza il punto focale del documento verte intorno al tema della riconversione industriale del settore estrattivo per dare spazio alla transizione ecologica facendo perno sulla creazione di distretti energetici rinnovabili. Ha osservato il Presidente di Legambiente Basilicata Antonio Lanorte:« Una transizione che ha bisogno di essere governata con equità e solidarietà, con attenzione alle persone che rischiano di perdere il lavoro e ai territori che subiscono inquinamento e impoverimento[…]Alla luce di tutto ciò  appare evidente come in assenza di una strategia regionale, condivisa con tutti gli attori economici e sociali coinvolti, che ponga al centro la definizione di investimenti in chiave sostenibile ma che sia, anche e soprattutto, accompagnata da un piano straordinario che affronti, il tema della transizione occupazionale, gli obiettivi di decarbonizzazione e transizione energetica diventano difficilmente raggiungibili»[9].

L’invito alle forze politiche che reggeranno le sorti della Regione sembrano riassumersi in una sola parola: fare in fretta. Ma se tutto ciò non è stato sentito come la vera sfida alla quale dovranno dare risposta sia Vito Bardi che Piero Marrese nonché Eustachio Follia c’è da chiedersi: ma allora per cosa andranno a votare i cittadini della Basilicata?

Stefano Ferrarese

[1] https://temi.camera.it/leg19/dossier/OCD18-19768/la-legge-elettorale-della-regione-basilicata.html, 12 aprile 2024
[2]https://www.cortecostituzionale.it/documenti/convegni_seminari/CC_SS_Premi_112013.pdf, 12 aprile 2024
[3]Francesca Mancosu, https://www.gioconews.it/news/politica/basilicata-sfida-a-tre-parla-vito-bardi-candidato-del-centro-destra.aspx, 6 aprile 2024
[4] https://www.materanews.net/marrese-si-a-un-piano-straordinario-di-assunzioni-in-regione-basilicata-i-dettagli/, 10 aprile 2024
[5] https://www.materanews.net/elezioni-in-basilicata-volt-presenta-il-suo-programma-i-dettagli/, 13 aprile 2024
[6] https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/04/11/regionali-basilicata-lantimafia-indica-cinque-candidati-impresentabili-sono-a-processo-per-corruzione-autoriciclaggio-e-turbativa/7509765/, 11 aprile 2024
[7] Michele Finizio, https://www.basilicata24.it/2024/04/basilicata-elezioni-nei-programmi-elettorali-sono-scomparsi-criminalita-e-mafia-136398/, 13 aprile 2024
[8] Marianna Usuelli, https://altreconomia.it/linganno-per-chi-vale-il-petrolio-in-basilicata-il-webdoc-di-recommon/, 2 luglio 2021
[9] https://www.basilicata24.it/2024/03/basilicata-2030-ambiente-e-lavoro-oltre-il-petrolio-136112/, 13 aprile 2023

 

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