In Spagna il Pil cresce. La crisi sociale e politica resta pesante

Spagna Valencia
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È dalla scorsa estate che la Troika (in particolare il Fondo Monetario Internazionale) e il premier Mariano Rajoy davano la Spagna in grande rimonta. Forse già prevedevano quanto sarebbe accaduto in Grecia con la vittoria di Tsipras con il suo carico di politica contro l’austerità.

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Spagna, La Coruna. Foto Pasquale Esposito 2010
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Nel 2014 il Pil dovrebbe essere cresciuto dell’1,4% e la previsione per il 2015 è un ottimo +2, 5%. L’anno appena trascorso registra 250.000 disoccupati in meno con un calo del 5,39%, inoltre per la prima volta dal 2007 la previdenza sociale ha dichiarato un aumento di oltre quattrocentomila iscritti.
Ma l’opposizione avanza nonostante questi risultati. Il 31 gennaio scorso a Madrid sono scesi in piazza decine di migliaia di manifestanti per la “Marcia per il cambiamento” promossa da Podemos, il partito anti-austerità spagnolo che da vari sondaggi è ritenuto il primo partito e in prima fila per le elezioni del 2015.

I numeri diffusi vanno analizzati in profondità altrimenti non si riesce a far luce su quanto accade e quali sono i provvedimenti da adottare. La scorsa estate il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al rialzo le stime del PIL spagnolo per il 2014 passandole dal dallo 0,9% del trimestre precedente all’1,2% e così ha finito con il sostenere che il programma di austerity, con le riforme annesse, ha messo il vento in poppa alla Spagna. Le cosiddette riforme riguardano l’aumento della flessibilità del lavoro rendendo più economico il licenziamento, il sistema pensionistico più rigido, i tagli sugli investimenti i tagli al settore della pubblica amministrazione, gli aumenti di tasse sui servizi. Tutto in cambio prestiti per un allungamento dei tempi di rientro dal deficit.

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Spagna, Bilbao. Al lavoro in un ristorante. Foto Pasquale Esposito, 2010.
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Ma a vedere questo quadro con una lente di ingrandimento si scopre una realtà drammaticamente diversa. Roberto Centeno, professore d’Economia alla Complutense di Madrid, in occasione degli ottimistici annunci del FMI della scorsa estate, ha sottolineato che resta una vergogna il tasso di disoccupazione, punto in più punto in meno, e che i conti sono con il trucco perché il metodo utilizzato «considera che si crea un nuovo posto di lavoro se si perde un posto di lavoro di 40 ore e se ne creano due di 10 ore. E allora dicono che la situazione è migliorata, quando è esattamente l’opposto». E così gli allora 402.400 posti di lavoro sono nella realtà 61.000. A questo va aggiunto che le ore di lavoro sono diminuite di circa 4 milioni «cosa che, insieme alla precarietà e ai salari da miseria, sta portando la Spagna verso il Terzo Mondo, verso una società duale: una élite sempre più ricca, una burocrazia gigantesca di raccomandati dipendenti del regime e la maggior parte della popolazione impoverita e indebitata», persone che non hanno più un futuro, «sono i paria di questo regime oligarchico, che spreca decine di migliaia di milioni nel salvare inetti e corrotti e taglia le borse di studio e le mense, condannando alla fame e alla denutrizione centinaia di migliaia di ragazzi. Porta alla povertà il 30% dei bambini e getta letteralmente per la strada 2,5 milioni di persone» [1].

La crisi spagnola svolge, da tempo, i suoi effetti in un maleodorante e contestato ambiente di corruzione che caratterizza la leadership spagnola: «sono quasi 2.000 le inchieste giudiziarie in corso, a carico di almeno cinquecento funzionari, con un costo per lo Stato di 40 miliardi di euro all’anno» [2]. Nonostante il Primo ministro Rajoy continui a ripetere che «la Spagna non è un Paese corrotto» ha dovuto annunciare misure che possano arrestare il fenomeno. Del resto lo scorso novembre si è dimessa una fedelissima del premier, la ministro della Sanità Ana Mato, coinvolta sia pur indirettamente nello scandalo Gurtel sui fondi neri del Partito popolare. «Secondo i magistrati – che hanno chiuso l’inchiesta chiedendo il rinvio a giudizio di 43 tra esponenti politici e imprenditori – l’ormai ex ministro della Sanità è coinvolta nei reati di cui è accusato l’ex marito, Jesus Sepulveda, dirigente di lungo corso del Partito popolare al centro di “un’organizzazione che versava tangenti ad alti funzionari comunali e regionali in cambio di appalti pubblici” [3].
In questi anni nemmeno la corona è rimasta fuori da scandali a vari livelli. Il 22 dicembre scorso è stata rinviata a giudizio l’Infanta spagnola Cristina di Borbone insieme al marito Iñaki Urdangarin, presidente  della Fondazione Noos. Secondo la magistratura, la Fondazione avrebbe organizzato diversi eventi legati al mondo dello sport per il governo della Comunità Autonoma delle isole Baleari, giustificando con fatture false i soldi pubblici (6 milioni di euro) incassati dal governo regionale (2003-2007) guidato dal Partido Popular, quello del premier.

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Spagna, Laxe. Foto Pasquale Esposito, 2010.
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E così l’aumento del Pil non basta a fermare Podemos e il suo giovane leader Pablo Iglesias. Un recente sondaggio elettorale della Cadena Ser, radio del più venduto quotidiano di Spagna, il filo-socialista El País, vede Podemos superare con il 27,5% dei voti i popolari fermi al 24,6 % e il Partito socialista (Psoe) al 19%.
Le elezioni del 2015 potrebbe portare un altro e più potente politico anti-austerità in Europa. Già da adesso questa previsione rischia di dare un aiuto alla Grecia.
Pasquale Esposito

[1] Roberto Pellegrino, “Se Roma piange, Madrid non ride”, http://espresso.repubblica.it, 7 agosto 2014
[2] la cifra è in un comunicato dell’Università Las Palmas del 2013 riportato in Renaud Lambert, “Podemos, il partito che scuote la Spagna”, Le Monde diplomatique il manifesto, pag. 20, gennaio 2015
[3] Luca Veronese, “Spagna, lo scandalo corruzione investe il Pp. E Rajoy si aggrappa all’economia”, www.ilsole24ore.com, 28 novembre 2014

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