Lavoro precario e salari ridotti

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L’ Istituto per l’analisi sulle politiche pubbliche (INAPP) ha pubblicato ieri il Rapporto 2021. Tra le tante informazioni nel Rapporto si legge che “la bassa produttività oraria del lavoro (produttività ‘grezza’ definita a livello aggregato) costituisce un problema complesso ed endemico del sistema produttivo italiano, ma a nulla giova, per mantenere competitivo il sistema, tentare di compensarla allungando gli orari di lavoro o schiacciando corrispondentemente il salario”. Si precisa anche che “contestualmente al rallentamento della dinamica della produttività, in Italia tra il 2006 e il 2020 anche le retribuzioni salariali hanno registrato una marcata contrazione, […]. Tale contrazione evidenzia un cronico ricorso a strategie competitive basate esclusivamente sul contenimento dei costi unitari del lavoro, assecondate e incoraggiate dalle politiche di cosiddetta flessibilizzazione del mercato del lavoro […]”.
A proposito del lavoro precario, a termine si legge che nel 2019, “i contratti a tempo determinato risultano aumentati di oltre 800mila unità dal 2008 al 2019 (+36,3%), a fronte di una variazione dell’occupazione complessiva pari all’1,4%. L’incidenza del lavoro a termine sull’occupazione dipendente è passata dal 13,2% del 2008 al 16,9% del 2019”.

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