Inauditorium!, il teatro a Orbetello

locandina Inauditorium
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Ipotizzando che ci venga richiesto, saremmo in grado di dare un giudizio severo ma giusto alla nuova stagione di spettacoli “Inauditorium!” dopo averne visto solo il primo?
Sarebbe possibile farlo, qualora non si sappia definire in modo universale e certo, cosa significhi il termine “giusto”? E, soprattutto, nel contesto della finzione teatrale?
È sicuramente sempre possibile, almeno, attivare riflessioni come questa, entrando in un teatro. Meglio se in una città che ancora non ne possiede uno vero e proprio. E, a maggior ragione, se la prima proposta si intitola “Il Generale”, è un testo di Emanuele Aldrovandi ed è egregiamente diretta e recitata da Ciro Masella.
Per non incappare dunque in giudizi giusti, severi, approssimativi o esaustivi di sorta, ma con un consapevole sentimento di soddisfazione per la prima serata di venerdì 10 febbraio, percepiamo utile la stagione di spettacoli di Orbetello che, organizzata dall’associazione Oratorà, si attiva ogni anno dal 2012 sotto la direzione artistica di Claudio Angelini e la direzione organizzativa di Francesco Quatraro. Non dovendo svelare i particolari possiamo, però, raccontare quanto di bello ci ha lasciato già e quanto di buono lascia presagire per i prossimi appuntamenti in rassegna.
In una sala affollata e con l’introduzione concretamente sognante – affatto utopica – di Francesco Quatraro, la prima serata di Inauditorium! ha avuto il pregio di increspare la calma lunaria della laguna di Orbetello con degli spari, in scena, con una lettera a posteriori che non avrà senso né luogo, con l’uccisione dei desideri di sopraffazione non solo tra popoli, gruppi, ma decisamente soprattutto tra individui. Insomma, primo spettacolo da paradosso, tra il rosa shocking (come il telefono del generale) e il verde militare (come i costumi di tutti e tre i personaggi).
L’atmosfera inscenata da Ciro Masella, Giulia Eugeni e Eugenio Nocciolini, pone in uno stato di concentrazione inevitabile, alleggerito dal sottile sarcasmo e dalle azioni tristemente goffe dei personaggi ben studiati. Suggestivo l’uso delle luci, astuto quello della musica.

Di questo spettacolo restano in mente, dialogando tra loro, le frasi sui poveri non tenuti a pensare, pronunciate dal generale al colonnello, suo zelante, stucchevole sottoposto: “L’esercito vive sull’ambizione dei poveri”, “I poveri non dovrebbero studiare”. Risuonano in testa perché ancora molto più attuali di quanto si possa credere. Riecheggiano le battute sul tema ricorrente della fiducia, usato abilmente per soggiogare, il loro tono affettuoso e comprensivo, finalizzato a confortare, sì, ma per uccidere sul nascere un terreno di sana critica.
Ci si rivela, evidenziata di rosa shocking, la pericolosità di una qualsiasi ideologia, anche pacifistica, come in questo caso, se strumentalizzata in modo egomaniacale. Constatiamo, insieme al tremendo generale, la consapevolezza che il sentirsi soli sia, dapprima, frutto di delusione nei confronti del senso comune, ma anche come diventi, in un soffio, esasperandosi, pretesto di insulsa violenza.
Lo squillo del telefono, a un certo punto, ridesta sul fatto che, per quanto al vertice ci si possa sentire, c’è sempre un vertice più alto del nostro. Dunque che il complessivo, il generale appunto, non esista senza l’osservazione del contingente, e, soprattutto, senza l’esperienza di esso.
Ecco che ci pare forse svelato l’immediato collegamento del testo al terrorismo, come figlio di generalizzazioni, universalizzazioni e vaghezze: armi spietate su individualità e contingenze purtroppo invisibili, non udibili, impercettibili senza la faticosa attenzione all’altro da sé.

La cura del teatro e di un progetto come Inauditorium! allora, è ben diversa da quella meticolosa e efficacemente effimera che il generale – che ha aperto la rassegna – offre solo alle sue orchidee. È infatti una cura che rende ancora possibile crescita attiva a chi partecipa in quanto spettatore e a chi lavora sul palco.

I prossimi appuntamenti tra marzo e maggio comprendono nomi come Andrea Cosentino, Alessandro Benvenuti, I Sacchi di Sabbia, SPN Teatro e, infine, la compagnia-laboratorio locale de I MattAttori.
Un programma che integra, nel rispetto delle peculiarità, impegno e leggerezza, riflessione e divertimento, nomi più o meno altisonanti, associazioni e istituzioni, all’interno di tutti quei benefici che solo il teatro, anche in un piccolo auditorium, può sorprendentemente ispirare.
Adelaide Roscini

Auditorium Comunale Piazza della Repubblica, 1
Orbetello
Posto unico: 6 euro
Ingresso gratuito fino a 18 anni

Per approfondire: facebook.com/inauditorium

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